Era di maggio e s’affacciava fiorita l’estate

dai mille odori colori e canti

nella Sicilia dai mille sguardi di case

e di occhi che non temono il buio.

Ritornavano le rondini ai tetti;

anche  un uomo tornava al suo nido

con l’inverno nel cuore di chi sa

che perdono non c’è per chi

 ama la verità, che c’è fuoco sotto

le braci e che la vita è frazione

d’una voce che diventa destino.

Tutto il rosso dei papaveri in fiore

forse s’inchinò quel giorno a coprire

la vergogna del martirio d’un giusto

accompagnato dalle anime belle

che con lui volarono nella luce a

dire il pianto di chi voleva vento

nuovo a spegnere falò di morte.

il giudice Giovanni Falcone