Dario Fornaro

Succede spesso che quando ad un feno-meno sociale storicamente recente e “sbi-lenco” (per tempi e modi di manifestazio-ne, protagonisti e localizzazione geo-poli-tica) la cronaca riesce da dare un nome ri-conosciuto, si sia compiuto un passo im-portante nell’interpretazione del fenome- no stesso.

Vero, anche se talora la nuova parola, per il pubblico generalista continua a suonare a vuoto di contenuti affidabili.

Succede quando, come nei giorni scorsi, la cronaca (Buffalo, USA) ci porta drammatici episodi di suprematismo con sparatoria e vittime  fortuite (ma, nel caso, con … mar-chio afro-americano).

L’eco è grande, seppure, da noi, di breve durata: due piene pagine per due giorni in due dei principali quotidiani, poi la vicenda viene archiviata come imprevedibile devianza psichiatrica individuale, pur con rigurgiti di odio sociale di gruppo o etnia.

Questo veloce trascorrere della cronaca non è distrazione o demerito di alcuno, ma è semplicemente dovuto all’”effetto sosti-tuzione” che inevitabilmente gestisce (o subisce) il flusso degli eventi drammatici in perenne moltiplicazione. E figuriamoci quando la guerra-guerreggiata – non lon-tana dai nostri confini e della quale abbia-mo aggiornamenti quotidiani in termini di distruzioni e vittime – polarizza gran parte della nostra attenzione.

Si da il caso tuttavia che cronisti più atten-ti e documentati , nonché gli Organi depu-tati (“intelligence”) a guardare lontano e trascegliere, nello spessore della cronaca, gli elementi  meno ovvi, abbiano da tempo individuato  nel suprematismo tracce di contiguità tra eventi apparentemente scol-legati nel tempo e … nella geografia.

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