Si recò in cucina per tracannare mezzo bicchiere di vino rosso e per trangugiare un tramezzino col prosciutto. Nella cucina aleggiava il profumo del sugo ai funghi. Dalla finestra spalancata entravano raffiche sferzanti di vento e il rumore del traffico. Ma Antonio teneva sempre aperto perché fumava anche in cucina. Quel giorno aveva il raschio alla gola. Giunse improvviso un colpo di tosse. Guardò in giardino. Era da mesi che sua moglie lo aveva trascurato. Era lei che se ne era sempre occupata. Era la sua passione. Erano un po’ trascurate anche le ortensie. Sua moglie ci teneva in particolar modo alle ortensie. Antonio fissò per qualche istante la varietà dei colori di quei cespugli. Nel giardino ormai cumuli di erbacce sovrastavano il trifoglio. Era una giornata ventilata e soleggiata. Ammirò il sole alto nel cielo e le ombre corte degli alberi. Ritornò in soggiorno. Si sdraiò in poltrona. Prese il telecomando. Si mise a fare un po’ di zapping e poi si mise a guardare una insulsa telepromozione. Cercavano in ogni modo di vendere, vendere, vendere. Pensò che il tempo libero di ciascuno era diventato un continuo consiglio per gli acquisti. Si chiese se l’unica reale libertà di espressione era ormai quella di chi dipingeva murales o riempiva grigi muri di graffiti. Guardò per un istante il soggiorno. Non gli piacevano quei mobili impiallacciati, ma non era lui che decideva sull’arredamento in quella casa. Non aveva nessuna voce in capitolo a riguardo. Si alzò e prese da una mensola un libro che sua moglie aveva acquistato in contrassegno. Stava in attesa. Si erano dati appuntamento. Il loro amico avrebbe dovuto venire a pranzo da loro. Accese una sigaretta per calmarsi un po’. Ogni due secondi picchettava la cicca sull’orlo del posacenere. Ad un tratto udì il suono del campanello. Prima chiese al citofono chi fosse. Quindi capì che era lui. Gli aprì. Sentì i suoi passi sulle scale. L’uomo fece quattro piani a corsa. Era giovane e forte. Arrivò sul pianerottolo che aveva il respiro regolare. Gli disse di entrare. Notò i denti bianchi e splendenti. I suoi al cospetto erano ridicoli: così gialli di nicotina, così pieni di tartaro, carie, otturazioni. Nessuna pulizia dei denti e nessun dentista avrebbero mai potuto far diventare i suoi denti così bianchi. Era così imponente. Così mastodontico. Rasentava i due metri di altezza e aveva le spalle larghe. Era tutto muscoli. Nemmeno un filo di pancia, nemmeno un etto di grasso. Quel giovane uomo non sapeva cosa fossero i trigliceridi e il colesterolo. Era un ingegnere. Faceva il dirigente in una impresa edile. Era poliglotta. Sapeva muoversi con stile in qualsiasi salotto. Aveva delle ottime entrature negli ambienti che contavano. Era amico di politici importanti di sinistra, di centro e di destra. Conosceva molto bene anche alcuni porporati e alcuni alti prelati. Era una persona colta. Conosceva la tecnologia e conosceva approfonditamente anche i classici della letteratura, i filosofi antichi e moderni. Non lo si poteva nemmeno cogliere impreparato riguardo alle scienze umane. Era ricco di famiglia. Nella fanciullezza aveva avuto un precettore privato. Poi era stato mandato a studiare in Italia, dove si era laureato. Dopo la laurea aveva conseguito anche vari master. Gli uomini lo ritenevano simpatico, sulle donne esercitava un fascino incredibile. Antonio e la moglie lo avevano conosciuto a un salotto pieno di gente bene. Erano diventati amici. Avevano iniziato a frequentarsi. Prima lo frequentavano ogni sabato sera, ma gradualmente la frequentazione era diventata sempre più assidua. Su di lui giravano strane voci. Alcuni sostenevano che avesse decine di amanti. Dicevano che frequentassero la sua alcova sia ragazze diciottenni che mogli apparentemente serie ed irreprensibili con prole. Era nominato per le sua dotazione sessuale. Alcune donne raccontavano che fosse instancabile e che il suo sesso misurasse più di trenta centimetri. Quindi queste donne immancabilmente si mettevano a fare paragoni con certi uomini italiani rispettabilissimi, che però soffrivano di cali del desiderio, di ansie da prestazione, di deficit d’erezione oppure addirittura di impotenza. Il risultato finale era che sghignazzavano tutte pensando a quella che loro avevano definito la generazione degli italiani, che a letto fa cilecca. Ma lui non era geloso di sua moglie Maria. Maria era una donna a cui importava poco il sesso. Era una professoressa universitaria. Era nota anche al grande pubblico sia per aver pubblicato saggi di successo riguardanti le sette sataniche che per essere un’opinionista di un noto programma televisivo. Trascorreva la maggior parte del suo tempo a studiare. Nel restante tempo libero andava a fare passeggiate solitarie nei paraggi. Non c’era modo né motivo di preoccuparsi. Fece accomodare Jim in soggiorno. Giunse Maria e lo salutò calorosamente. Si abbracciarono forte. Si guardarono in un modo così intenso che si dimenticarono di lui. Fu un attimo, ma in quell’attimo Jim sfiorò con le sue dita il palmo di sua moglie. Sua moglie la ritrasse repentinamente. Fu un gesto appena accennato, ma a lui per un attimo parve di vedere un attimo il rovescio del mondo, l’intera realtà capovolta. Lui capì o pensò di capire. Ma fu solo un attimo. Poi si disse mentalmente che era uno stupido a pensare a certe cose. La sua compagna era fedele e leale. Sua moglie era una bella donna. Era piacente. Gli uomini si giravano a guardarla mentre camminava in pieno centro. Ma sapeva che era seria. In lei aveva una grande fiducia. Rimase in silenzio a guardarli. Rimase in silenzio a contemplare sua moglie, che gli sorrise.

Maria con tono deciso distrusse quel silenzio e disse:

“Antonio, io e Jim dobbiamo parlarti.”

“E di cosa?”

“Di una cosa molto importante. Vedi io e Jim abbiamo sempre rimandato, non volevamo farti male. Ho sbagliato. Ho sbagliato io. Lui mi piaceva molto. Cercavo di scacciarlo dalla mia mente, ma non ci riuscivo. Credimi, è stata solo colpa mia. Sono stata io che mi sono fatta avanti. Sono stata io che sono stata intraprendente. Non sono riuscita a trattenermi. Lui inizialmente non voleva. Era contrario. Poi si è fatto travolgere anche lui. Jim si è dimostrato un uomo molto sensibile. Mi ha messo al centro del suo mondo. E’ vero: io sono stata una bastarda. Ti ho mentito. Ti mentivo quando ti dicevo che andavo dalle mie amiche. Loro mi hanno retto il gioco. Io dovevo dirtelo. Io non mi sento più di stare con te e di vivere una vita di sotterfugi, di meschinità e di bugie. Scusami per quello che ti ho fatto. Scusami se te l’ho detto solo ora. Scusami per il modo così brusco e così diretto con cui te lo sto dicendo adesso.”

Antonio le rispose dicendo:

“Ho capito Maria. In questi ultimi mesi avevo intuito che qualcosa tra di noi non andava, ma non sapevo a che cosa era dovuto. Eri più fredda, più distaccata. Alle volte eri completamente assente quando ti parlavo. Devo rifletterci, devo cercare di capire. Devo metabolizzare tutto ciò. Per me è un fulmine a ciel sereno. Adesso scusatemi ma vado un attimo in bagno. Ho un bisogno impellente.”

Percorse il corridoio, ma non si recò in bagno. Si fermò alla stanza prima. Entrò nel suo studio. Si mise a sedere e pensò al Simposio di Platone, al mito delle due metà. Pensò che anticamente eravamo degli ermafroditi, così forti e così potenti da avere l’ardire di sfidare gli dei. Ma gli dei ci punirono e ci tagliarono in due. Da quel momento eravamo solo una metà, che cercava la metà complementare. Ogni essere umano aveva dentro di sé il desiderio di ritornare all’antica unità, di essere di nuovo una sola persona. Pensò che lui si era ricongiunto a una metà sbagliata. Pensò che quella metà sbagliata gli avrebbe spillato i pochi soldi e gli avrebbe tolto i due figli. Pensò che anche la casa in cui viveva era intestata alla metà sbagliata. Pensò a tutti i sacrifici che aveva fatto per quella villetta. Non aveva voglia di chiamare amici, cercando nella sua agenda o nella rubrica telefonica. Non avrebbero mai potuto capire. Una volta saputa la notizia molti di loro avrebbero riso alle sue spalle. Non poteva vivere una vita di rimembranze e nostalgie. Pensò anche che non poteva vivere la vecchiaia in ristrettezze economiche. Pensò che forse avrebbe potuto sopportare una moglie adultera e bugiarda per ragioni prettamente economiche. Però pensò anche che quelli tra Maria e Jim non erano semplici esercizi ginnici. Pensò che Jim non era un banale diversivo, ma era diventato il titolare a tutti gli effetti. Quindi smise di pensare. Estrasse dal cassetto la pistola. Quando sua moglie e Jim lo trovarono non c’era più niente da fare. Anche gli altri amici nascosti in mansarda si precipitarono per capire a che cosa era dovuto quello sparo. Ci volle molto tempo a tutti quanti per convincere gli inquirenti, che quel suicidio era dovuto ad uno scherzo al festeggiato. Quello era il giorno del suo compleanno. Nel cimitero del paese Antonio era l’unico, la cui data di nascita e la cui data di morte erano uguali. Nato e morto nello stesso giorno. Una cosa alquanto singolare per un signore dalla vita così banale. Adesso, che sono passati vent’anni da quel fatto tragicomico e nessuno ne parla più, chi nota le date sulla sua tomba pensa che si tratti di una bizzarra coincidenza.