Athena, si stiracchia sul sedile della macchina, ferma in un’area di parcheggio, mentre socchiude gli occhi.

– … mi sono addormentata? –

– Sì – risponde il magnate, seduto al posto di guida.

– … quanto ho dormito? –

– Un’ora, o qualcosa in più. La stanchezza ha avuto il sopravvento; sei un essere umano. –

– Grazie per avermelo ricordato. –

– Russavi. –

– Non è vero! –

– Invece sì. –

– Io non russo. –

– Come fai ad esserne sicura? –

– Perché è così. –

– Be’, questa volta non è stato così. Ho registrato tutto, col cellulare. –

– Dimmi che non è vero?! –

– Non è vero, sto scherzando. Ma non sul fatto che russavi. –

– Sarà dovuto alla posizione … –

– Certo. Secondo me dovresti prenderti un periodo di riposo. –

– Sì, può darsi … –

– Tornare a casa e riabbracciare la tua famiglia. –

– Sei molto premuroso nei miei riguardi; mi tratti, nonostante tutto, come se fossi tua figlia. –

– Ehi, vedi che non sono così vecchio. Magari il fratello maggiore …  –    

– Stavi per aggiungere altro? –

– No. –

– Comunque, li ho sognati … – dice Athena.

– Chi? – le chiede l’uomo.

– I miei genitori. –

– È stato un bel sogno? –

– … sì. –