foto: https://pixabay.com

Racconti, L’UOMO VESTITO DI STRACCI, Gregorio Asero

L’UOMO VESTITO DI STRACCI

L’uomo è nato per conoscere il mondo in cui vive. Tutto il mondo! Per questo dovrebbe viaggiare e non emigrare. Dovrebbe viaggiare, e poi, se vuole, tornare alla propria terra. Al contrario l’emigrante non può tornare, per questo, sebbene abiti in paesi più ricchi del suo, vive come se fosse in una prigione. 

Purtroppo la vita a volte ti mette un vestito addosso con qualche toppa di troppo e allora scopri che vivere qui o li è poi la stessa cosa e alla fine ti innamori anche del paese che ti ha adottato, ma nel primo, dove hai visto il tuo natale, hai imparato a conoscere i colori, i profumi della vita, gli odori della tua gente, e queste cose ti si appiccicano nell’anima e nel corpo e non te ne puoi più liberare, mentre nel secondo, ti accorgi dopo tanto tempo, che ci sono altri colori, altri profumi, altri odori. 

Solo se si riesce a creare un ponte fra questi due luoghi si raggiunge la serenità, ma è un’impresa molto ardua. 

E allora capita di sentire in fondo al proprio animo le sirene che ci cantano nenie dolorose e che ci fanno riflettere sulle genti che partono alla ricerca di un mondo migliore, su quello che si sono lasciati alle spalle e su cosa si troverà; ma resta sempre un uomo vestito di stracci. Tutto questo, è un’atroce tormento.    

Gregorio Asero