Hanno un bel dire alcune femministe che va femminilizzato l’uomo occidentale.  Come se la sensibilità fosse una prerogativa e una qualità totalmente femminile. Come se fosse facile riuscire nell’intento. E se alcune donne volessero a tutti i costi i maschi? E se continuassero per una pulsione atavica a fare figli con maschi della peggiore specie? È forse vero che i bravi ragazzi non piacciono e che diverse donne sono a caccia dell’uomo bastardo? Essere maschi poi significa contenere una certa dose di forza e quindi di violenza? Forse la vera educazione sarebbe saper mantenere la forza negli uomini e fare in modo che non sfoci nella violenza?  E se la psicologia degli uomini fosse troppo fragile e giungesse a un conflitto interno ancor più deleterio? E se aumentassero i femminicidi? E se aumentassero vertiginosamente i suicidi maschili? E se così facendo avvenisse un’islamizzazzione totale dell’Occidente? Non per mia paura degli immigrati islamici perché io non lascerò figli e sono vecchio, ma sarebbero garantiti davvero i diritti femminili se prevalesse la teocrazia islamica? È un’ipotesi non probabile, ma niente si può scartare a priori. Non è che si andrebbe di male in peggio? Ma forse alcune odiano gli uomini occidentali e l’Occidente stesso. Bisognerebbe dire piuttosto: vanno civilizzati tutti gli uomini del mondo. E la civiltà insegna Freud significa repressione degli istinti e rispetto dell’altro. Siamo sicuri che per giungere a una maggiore civiltà bisogni femminilizzare per forza l’uomo occidentale? Alcune  donne al contrario  dicono che non esistono gli uomini di una volta. Ma lo sanno come erano gli uomini una volta? Lo sanno che solo nel 1981 hanno tolto il delitto d’onore, legalmente parlando? Lo sanno quanta violenza c’era negli uomini di una volta?  Non  è  giusta la società patriarcale e un suo antico retaggio, ovvero pensare di poter distinguere e identificare sempre il maschile dal femminile. Non è giusto  dare più importanza al maschile rispetto al femminile. Non è giusto  soggiogare, reprimere, controllare il femminile.  Un altro problema è che alcune donne hanno interiorizzato il maschilismo, senza per questo affermare che le peggiori nemiche delle donne sono le donne stesse (i peggiori nemici delle donne sono i maschi che le ammazzano). Bisognerebbe non nasconderci dietro a un dito e mostrare le carte in tavola: il corpo e il sesso sono questioni prettamente politiche e non solo naturali. Ma è sempre difficile saper tracciare una linea di demarcazione tra politico e natura, tra natura e cultura.  Anzi spesso le due cose vengono confuse.

Come scriveva Malinowski in “Sesso e repressione tra i selvaggi”: “Paragonando brevemente i due sistemi di atteggiamento familiare, vediamo che nella società patriarcale le rivalità infantili e le successive funzioni sociali introducono nell’atteggiamento del padre e del figlio, oltre a un muto attaccamento, anche un certo risentimento e dell’antipatia. Fra madre e figlio, d’altra parte, la separazione prematura nell’infanzia lascia un profondo e ardente desiderio insoddisfatto, che, in seguito, quando si introduce l’interesse sessuale, si mischia nella  memoria con le  nuove attrazioni fisiche e assume spesso un carattere erotico che emerge in sogni ed altre fantasie. Nelle Trobriand non c’è frizione tra padre e figlio, e tutto l’ardente desiderio infantile per la madre viene lasciato consumarsi in modo spontaneo e graduale. L’atteggiamento ambivalente di venerazione e antipatia può essere sentito da un uomo per il fratello della madre, mentre l’atteggiamento sessuale represso di tentazione incestuosa si può formare solo verso le sorelle. Applicando a entrambe le società una chiara ma alquanto grossolana formulazione, possiamo dire che nel complesso di Edipo c’è il desiderio represso di sopprimere il padre e sposare la  madre, mentre nella società matrilineare delle Trobriand il desiderio è di sposare la sorella e uccidere lo zio materno”. (Bronislaw MalinowskiSesso e repressione sessuale tra i selvaggi, Einaudi, 1950, p. 96). Il complesso di Edipo come lo intendeva Freud perciò non è valido in tutte le società non occidentali. Bisogna tenere conto quindi che certi cambiamenti politici causano variazioni nello sviluppo psicosessuale.

Altrettanto sbagliato è strumentalizzare politicamente il corpo e la sessualità,  ma è altrettanto difficile non farlo. La politica dovrebbe stabilire la cultura che dovrebbe determinare gli esseri umani, ma il fatto è che anche la politica è cultura in senso lato. E talvolta la politica viene influenzata da vecchi retaggi culturali o sottoculturali. Il concetto stesso di libertà sessuale è politico. La libertà sessuale è qualcosa di più, almeno in teoria: dovrebbe essere uno dei valori fondanti dell’Occidente. Ma la libertà non è un fatto naturale, è una conquista. In fondo forse uno sviluppo psicosessuale autonomo e totalmente libero non può esistere. Qualsiasi educazione sentimentale può comportare ingiustizie, complessi, frustrazioni, anomalie, disturbi. Lo stesso romanzo di Flaubert sull’educazione sentimentale in realtà ha un titolo ironico perché narra di tutto quel libro tranne che di educazione sentimentale. Sviluppo psicosessuale e morale sono strettamente connessi. I detentori della morale determinano le regole i canoni, i modelli dello sviluppo psicosessuale.  Gli esperti psicologi che hanno in cura i disturbi dello sviluppo psicosessuale fanno la morale ai detentori della morale. L’effetto pratico di questo teatrino è l’ipocrisia sociale massima: nessuna educazione sessuale nelle scuole e bambini che imparano il sesso navigando infisturbati sui siti porno. Ma qui dell’impostazione del patriarcato si passerebbe all’imposizione della teoria del gender e della fluidità sessuale. Forse più giusta e più democratica, ma anch’essa frutto dell’impostazione di un modello di società.  Stabilire cosa e come è la natura umana, se non si hanno riscontri oggettivi sull’intera popolazione mondiale (e nessuno li ha), è forse una violenza psicosociale.  Comunque qualsiasi genealogia della morale è basata su una violenza, una costrizione interiore, come ci insegna Nietzsche.  È vero che l’identità di genere è anche psicosociale e non solo ormonale. Ma non sarà mai possibile far crescere un figlio spontaneamente secondo i suoi gusti personali e le sue inclinazioni? A onor del vero i gusti personali e l’orientamento sessuale vengono determinati dai rapporti parentali in parte. Stabilire cosa è maschile e cosa è femminile è già una bella imposizione, bene che vada una convenzione sociale e culturale. Forse si potrebbe chiamare maschile o femminile solo ogni carattere sessuale primario e secondario. Forse nemmeno questo.  Mi piacerebbe che ognuno fosse libero come nel film Laguna blu. Ma è un’utopia. L’amore e la cosiddetta libertà d’amare sono frutto di una contrapposizione netta tra due scuole di pensiero, che pretendono di sapere e di stabilire cosa è bene e cosa è male. Forse la democrazia è la risultante di queste due scuole di pensiero.  In ogni caso di libertà ce n’è davvero poca perché molto è prestabilito in un modo o nell’altro. E mi chiedo io se si possa fare crescere un bambino liberamente senza alcun tipo di imposizioni e se questo fosse deleterio per la sua salute mentale. Così come mi chiedo se altrettanto liberamente i genitori potrebbero accettare le sue scelte sessuali e sentimentali senza farne drammi e imporre divieti, obblighi, restrizioni. Spesso invece i genitori costruiscono giorno dopo giorno la stessa gabbia che a suo tempo i loro genitori avevano costruito loro. Ma è il gatto che si morde la coda: ancora una volta per cambiare certe dinamiche familiari ci vorrebbe un cambiamento sociale e culturale e come fare a ottenerlo senza un minimo di imposizione e costrizione? Così come a volte bisogna saper scegliere il male minore, a volte bisogna saper scegliere l’imposizione psicosociale e psicosessuale minore, a patto che non diventi strapotere dilagante e non sia protetta da una supremazia culturale, che potrebbe diventare autoritaria. Quindi bene la fluidità, la teoria del gender, ma in modo molto equilibrato, senza passare da un estremo all’altro. Per ottenere equilibrio dagli adulti di domani ci vuole equilibrio dagli  educatori e i formatori di oggi. Bisogna prima di tutto trasmettere equilibrio,  democrazia, pluralismo e rispettare sempre le scelte dei giovani, sia che vogliano diventare suore, pansessuali o pornostar.