Dal blog parolelibere.blog/2022/06/12/cosa-serve-per-difendere-i-beni-comuni-come-lacqua/

Intervento di un membro del Comitato Acqua Pubblica di Savona che ha un valore

nazionale per la proposta contenuta.

Intervento alla conferenza sul territorio della CGIL di Savona da parte di Roberto Melone

per il Comitato Acqua Pubblica savonese.

Grazie per l’invito. Non interverrò su tutti i temi che avete posto all’ordine

del giorno di questa vostra iniziativa sia per ovvie ragioni di tempo sia

perché penso che sia corretto che ciascuno parli per quello di cui si

occupa e sul quale può portare un contributo concreto. Questo

ovviamente non significa che come Comitato e come singole e singoli

attivisti non abbiamo idee, proposte, punti di vista anche sulle altre

questioni.

Oggi però volevo partire dalla questione che, a nostro avviso, rappresenta

il paradigma del terzo millennio, la questione che chiarisce fino in fondo il

fatto che i diritti fondamentali non sono e non dovranno mai essere nella

disponibilità del mercato ma, al contrario, difesi e gestiti dalle comunità

locali in modo partecipativo, democratico e, senz’altro, efficace ed efficiente.

Mi riferisco all’Acqua che, come dichiara l’ONU “il diritto all’acqua

potabile e sicura ed ai servizi igienici è un diritto umano essenziale al

pieno godimento della vita e di tutti gli altri diritti umani” e lo è anche

dentro alla storia del nostro paese, perché non dobbiamo mai

dimenticarci che insieme abbiamo costruito la straordinaria stagione

referendaria che ci portò alla vittoria esattamente 11 anni fa.

Si, sono passati ben 11 anni e nonostante tutto questo tempo,

nonostante fosse chiaro anche alla Corte Costituzionale che con i

referendum il nostro obiettivo fosse chiaramente quello di rendere

estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’Acqua,

nonostante che tutta la politica e le istituzioni di questo paese abbiano

disatteso quel risultato, quella vittoria conta ancora, perché ci ha

permesso in tantissime occasioni almeno di difendere la risorsa Acqua e la

sua gestione pubblica dagli attacchi dei privatizzatori.

Non solo, quella vittoria per la ripubblicizzazione dei servizi pubblici locali

è stata utile anche in altri settori e anche in tempi recenti.

La modifica infatti dell’Art. 6 del Ddl Concorrenza, sul quale anche la CGIL

ha espresso la sua contrarietà, nasce anche da lì.

Se oggi la riformulazione di quell’articolo non crea più problemi alle scelte di gestione pubblica e al

ruolo dei nostri Enti Locali è anche grazie allo “scudo” della vittoria referendaria e alla capacità di mobilitazione che abbiamo messo in campo in queste settimane.

Quindi diciamo, con la chiarezza che ci ha sempre contraddistinto, che le

nostre amministratrici e i nostri amministratori non hanno nessuna

giustificazione, nessuna scusante per procrastinare la messa a sistema

della gestione dei nostri servizi idrici.

Consapevoli della complessità della situazione savonese, riteniamo però

inammissibile ed ingiustificabile che ad oggi, dopo 28 anni dalla Legge

Galli, i nostri amministratori locali non siano ancora giunti, per

campanilismi, scontri fra opposte parti politiche, incapacità e quant’altro,

alla costruzione di una società unica nell’Ato 1.

Anche perché, e voi lo sapete bene, la normativa vigente, ma aggiungerei

il buon senso, richiede che sia una società unica, operativa a gestire il

servizio.

L’attuale Consorzio, non è altro che un ibrido che, come accade

spesso in Italia, passa attraverso le more della legge, e crea non poche

difficoltà all’operatività degli stessi gestori, non dà certezze sul futuro alle

lavoratrici e ai lavoratori e crea, spesso, disagi agli utenti e aumenti

ingiustificati delle tariffe.

La nostra proposta, il percorso per arrivare alla società unica per la gestione del servizio idrico l’abbiamo presentata ormai 7 anni fa durante il presidio permanente h. 24 durato 15 giorni in

Piazza Sisto IV a Savona e, in particolare, nell’assemblea in piazza con

quasi una trentina di sindaci.

7 anni fa, capite? Da allora non ci fu più nessuna possibilità di confronto con le istituzioni e tutto venne, e viene tuttora, deciso nel chiuso delle segrete stanze.

Come nelle segrete stanze pare sia stato deciso che i soldi che arriveranno

dal PNRR verranno utilizzati non per sistemare, per esempio, le perdite

nelle reti che, di fronte alla siccità e ai cambiamenti climatici dovrebbero

essere la priorità, ma per ripianare vecchie questioni finanziarie causate

dall’incuria e dalla incapacità del passato.

Come, d’altra parte, nessuno a livello partitico/istituzionale si preoccupa

di una questione che andrebbe modificata immediatamente e cioè di ​

spostare i costi degli investimenti sulla fiscalità generale che, almeno fino

ad ora, è progressiva e democratica, togliendoli dalla tariffa, che è invece

uguale per tutti.

Voglio anche dire con chiarezza che per noi la costruzione di una Spa

interamente pubblica non ci soddisfa affatto. E’ una mediazione che

siamo anche disposti provvisoriamente ad accettare se però,

contemporaneamente, si apre un serio confronto sulla reale

ripubblicizzazione dei nostri servizi idrici che può avvenire solo con la

costituzione di un’Azienda Speciale Consortile. E su questo continueremo

a batterci e vogliamo aprire il confronto a 360° a partire dal vostro

sindacato.

E guardate, lo sappiamo benissimo che contro questa nostra proposta

troveremo tanti avversari, ma questo non ci spaventa affatto. Anche

all’inizio della campagna referendaria avevamo quasi tutti contro e il più

benevolo ci diceva che eravamo pazzi o velleitari.

Permettetemi allora di specificare almeno due punti a questo riguardo

avviandomi alle conclusioni.

L’Azienda speciale è un ente strumentale dell’ente locale dotato di

personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e di proprio statuto

pertanto è un ente di diritto pubblico, l’unico soggetto imprenditoriale

veramente pubblico, con l’obbligo del pareggio di bilancio e che,

perseguendo gli obiettivi economici, sociali ed etici posti dagli Enti Locali

gode di ampia autonomia imprenditoriale.

Nell’indirizzo, nella verifica, nel controllo è inoltre l’unico soggetto che

consente anzi, richiede per la sua stessa natura, la partecipazione e il

coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori nonché delle cittadine e

dei cittadini organizzati e non.

Inoltre i contratti collettivi di lavoro non dovranno essere

necessariamente quelli del settore pubblico, ma quelli stabiliti dalle parti

in riferimento al settore merceologico di appartenenza.​

Come vedete, anche solo da queste poche parole, niente di così

tremendo e devastante, anzi, l’esatto contrario.

Una sfida, certo, tanto per cambiare, ma a noi, e penso anche a voi, le

sfide piacciono anche perché sappiamo di avere la passione, i numeri e le

competenze per giocarcela al meglio e, magari, perché no, anche di

vincerle, come 11 anni fa.

Facciamo in modo, tutte e tutti insieme, che non avvenga che un giorno i

nostri posteri non debbano rilevare le tracce di una civiltà che messa di

fronte alla prospettiva della propria estinzione, invece di cercare

soluzioni, decise di specularvi sopra.

Buon lavoro e, come disse qualcuno, … non perdiamoci di vista.

Roberto Melone