Author: Enrico Sozzetti

Scenari grandiosi per la sede alessandrina dell’Università del Piemonte Orientale. Ma dietro alle dichiarazioni e alla cronaca di questi giorni si nasconde una discreta incertezza sul futuro e sul reale sviluppo delle attività e la destinazione di uno dei contenitori, ovvero Palazzo Borsalino: la prima e storica sede dell’ateneo nato nel 1998 che ha ospitato negli anni precedenti i corsi distaccati dell’Università di Torino.

Ecco l’ultima novità, in ordine di tempo. Giancarlo Avanzi, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, ha sottoscritto, insieme ai proprietari dell’area su cui sorgerà il complesso, le società “F.lli Derizio” e “Habitarea”, il contratto preliminare con cui «le parti si impegnano, rispettivamente, ad acquisire e a cedere la proprietà dell’area che sorge nel quartiere Orti di Alessandria, delimitata da Viale Teresa Michel, Via Donizetti, Via Rossini e Via Vinzaglio» come recita il comunicato congiunto di Upo e Comune di Alessandria. «Grazie a questo contratto – si legge – le parti, entro il 31 dicembre 2022, firmeranno l’atto definitivo di passaggio di proprietà dell’area interessata, per il cui acquisto l’Università del Piemonte Orientale verserà una somma di poco superiore ai cinque milioni di euro».

Il testo riporta quindi la dichiarazione di Avanzi che ripropone la visione del futuro campus al quartiere Orti (potrebbe sorgere a poca distanza dalla sede del Disit, Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica, ndr) che ormai viene periodicamente riproposta: “Moderno e sostenibile, capace di attrarre i giovani e di essere lo scenario ideale per la ricerca, la didattica e il ‘contagio delle idee’ tra l’Università, le eccellenze scientifiche del mondo accademico, le istituzioni e tutte le espressioni della società civile”.

Più interessante il passaggio successivo perché contiene una precisazione mai formulata in modo esplicito in passato. «Più nello specifico – recita il comunicato – saremo finalmente in grado di garantire una sede adeguata per i corsi delle Professioni sanitarie, per il corso magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e per tutti i corsi del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze politiche, economiche e sociali (Digspes), oltre ad aule tecnologicamente all’avanguardia, aule studio, laboratori di ricerca e spazi comuni per favorire la centralità dello studente e la transdisciplinarità che contraddistingue il nostro modo di essere attori proattivi della società in cui ogni giorno operiamo. Attraverso fondi dell’ateneo e fondi che chiederemo al Ministero, aderendo al bando per l’edilizia universitaria, riusciremo a realizzare un’opera imponente che, prevedo, avrà un investimento superiore ai 50 milioni di euro». Il particolare non riguarda le risorse, in parte ancora da ottenere, bensì il Digspes. Il campus sarà sede “di tutti i corsi” del Dipartimento. Quindi Palazzo Borsalino chiuderà? Messa così, questa sarebbe la conclusione logica: trasferimento di tutti i corsi e addio allo storico edificio.

Alla domanda diretta rivolta all’Ateneo, ecco la risposta: «Quando fra qualche anno sarà pronto il campus l’Università valuterà insieme al Comune quale destinazione potrà esserci per palazzo Borsalino. Finora non c’è stato alcun pensiero su un’eventuale dismissione della struttura». Tutto tranquillo, allora? Sicuramente non accadrà nulla nei prossimi mesi. Prima dovrà essere conclusa l’acquisizione dell’area, poi inizierà il lungo iter della progettazione, dell’appalto dei lavori, dell’apertura del cantiere, dei lavori fino alla conclusione per la quale, a oggi, non esiste una data certa. Ciò che invece deve preoccupare è il fatto che dalle parti di Palazzo Rosso, finora, non sia arrivata una sola parola circa l’eventualità di una dismissione dello storico edificio. Va bene che non succederà nell’immediato, però una visione progettuale, anche in linea generale, sarebbe necessaria perché quando si dovesse mai avvicinare il momento di una decisione, non sarà possibile improvvisare. Tanto più che Palazzo Borsalino è vincolato dalla Soprintendenza.