Tempo al tempo, di Milena Bonazzi

Tempo al tempo

“Perduto è tutto il tempo che in amor non si spende”

Torquato Tasso

Parlare del tempo come grandezza fisica fondamentale, sarebbe davvero troppo ambizioso. Concetto su cui si sono spesi fior fiore di studiosi e riflessioni filosofiche di inarrivabili livelli.

Nessuno ci vieta però di poterne discutere anche noi poveri mortali, tra un caffè e una seduta dal parrucchiere. Il tempo appartiene a tutti e condiziona tutti. Non parliamo poi di noi giovani bridgisti, che con i tempi di gioco ci dobbiamo scontrare ogni volta, facendoci schiaffeggiare regolarmente quando non rispettiamo le giuste scadenze.

Infatti la disquisizione, come spesso mi succede, viene proprio dal bridge.

Sposo l’ironica frase di S. Agostino che prima di cimentarsi nelle sue altissime elucubrazioni sul tema afferma che: “Se non mi chiedono cosa sia il tempo lo so, ma se me lo chiedono non lo so”.

Spero invece di non far fare un carpiato all’anima di Aristotele se prendo e riduco ai minimi termini la sua posizione in cui: è la misura del movimento secondo il “prima” e del “poi”, dove lo spazio è strettamente necessario per definire il tempo; senza il movimento non esisterebbe il tempo.

Il momento in cui scegliamo oppure siamo in grado di fare o no determinati movimenti, influenzerà inesorabilmente il futuro che ci aspetta.

Andare a tempo è un concetto che per esempio ci è molto chiaro nella musica. Cantare o ballare a tempo rende immediatamente l’idea dell’importanza della questione.

Io personalmente se canto rischio di far cadere le orecchie a quelli in ascolto nel raggio di un paio di chilometri; se provo a cimentarmi in qualsiasi danza, assomiglio ad un’anatra in mezzo al corpo di ballo del Bol’šoj.

Sicura di trovare altri ambiti in cui posso esprimermi con una discreta sincronia, mi concentro su quelli, per cercare di trarne il massimo del vantaggio.

Sarà impossibile per i non addetti ai lavori, capire l’importanza dei tempi nel giocare una mano di bridge.

Difficile anche per me, visto che continuo a cadere su questo fondamentale quando devo portare a casa un contratto che certe volte appare semplice. Succede spesso che non calcolo adeguatamente i tempi di gioco e in un batter di ciglia, gli avversari mi mandano sotto prima che io abbia avuto la possibilità di essere andata in presa una seconda volta, perdendo così la possibilità di fare la partita che mi ero prefissata.

Rifletto allora su quante occasioni ho sprecato nella vita, semplicemente per non aver dominato con sufficiente anticipo le giuste tempistiche, che mi avrebbero permesso con facilità il raggiungimento dei miei obiettivi.

In molte occasioni sicuramente avrei avuto bisogno di una sfera di cristallo che leggesse il futuro; ma in tante altre senza dubbio avrei potuto prevedere e organizzare i momenti che erano da cogliere in modo più efficace. Se fossi stata più accorta, non avrei lasciato correre occasioni, che andavano sfruttate in quel preciso istante. Opportunità che se riappaiono, spesso non creano lo stesso esito.

Un po’ come quando giochi a bridge e non prendi di Asso al primo giro e poi tra tagli avversari e prese di battuta hai perso un contratto già stampato. Vorresti alzarti dal tavolo dichiarando “basta non gioco più, così non vale!” come fanno i bambini.

Invece vale eccome. La possibilità per andare in mano e fare il nostro gioco ci si è presentata, ma non siamo stati in grado di coglierla.

Altrettanto vero anche il contrario. Abbiamo tutti esempi nel nostro vissuto di conquiste che abbiamo saputo ottenere perché siamo stati in grado di prendere il treno giusto quando è passato.

Curioso che proprio io parli di prendere il treno, una di quelle metafore che ho sempre detestato, perché ho sempre dichiarato che avrei preso quello dopo. Oggi il bridge mi insegna che quello dopo potrebbe essere un trasporto bestiame e potrei trovarmi seduta tra un gregge di pecore.

Certo che sapere in anticipo quando è il momento di prendere o di “lisciare” include non pochi fattori da tenere in considerazione.

L’importante credo sia capire che qualsiasi decisione noi prendiamo sarà la cosa giusta per noi. Imparare che siamo noi il volano di tutto, ci mette al centro delle nostre scelte ed è seppur vero che potremo perdere delle occasioni, nel farlo avremo imparato qualcosa d’altro che ci aiuterà nella valutazione delle opzioni future. 

Forse dovremmo farci guidare un po’ più dall’istinto, senza essere inquinati dai condizionamenti esterni e da quello che la società ci impone spesso per quieto vivere; sono convinta che agiremmo con più responsabilità e coscienza, vivendo con maggior giudizio ciò che ci accade.

Siamo pur sempre parte del tempo, di un tutto che gira all’unisono.

Nel bridge ci sono tempi che non si discutono, che se vengono rispettati portano i risultati migliori; ma come sappiamo non è un gioco individuale e gli altri fanno la loro parte. Così capita spesso che, nonostante tu non abbia colto il momento giusto, chi ti regala il contratto perché a sua volta non approfitta della tua disattenzione lo trovi. Il treno in questo caso è ripassato, ed è importante che ci si renda conto che anche se ci siamo seduti in prima classe, abbiamo rischiato di peggio.

Alla fine non posso resistere e un bel “Carpe diem” sul finale lo devo scrivere, sicura che se al mio “io” papera chiedessero di eseguire un “Pas de deux” con Roberto Bolle, pur con qualche remora accetterei. Dopotutto per una figura di m..elma non è mai morto nessuno!

milena bonazzi