Anche in questo caso sembra che la verità l’abbiano chiusa in una cassaforte blindata e buttato via la chiave. Parker si muove in un terreno tutt’altro che amico, dove tutti, o quasi, più che auspicare che le nuove indagini portino a nuovi risvolti, se ne stanno sulle proprie, attenti più che altro a non commettere passi sbagliati. La cosa che non ci voleva in questo momento è scorgere poco distante, ferma, la macchina color nera con i vetri fumé.

«Sentivo la tua mancanza» dice tra sé e sé il detective. L’uomo si appresta a salire sulla sua berlina, quando invece decide di avvinarsi alla misteriosa vettura, la quale, stranamente, non si mette in movimento, rimanendo parcheggiata. Raggiunta la vettura, Parker, guardando dentro, nota che non c’è nessuno. Istintivamente scruta intorno, ma di Brent non si vede l’ombra, a meno che non si sia camuffato in uno dei passanti che transitano. Ma le ipotesi più plausibili sono due: che l’enigmatico personaggio abiti nella zona, o che la macchina dinanzi non sia la sua. Per intuito, scarta la seconda ipotesi. A questo punto non rimane che da capire perché si trovi lì. Il detective fa una cosa che non aveva fatto prima, e cioè, chiama sul cellulare Jennie e le dà il numero di targa per una veloce indagine a scoprire il suo proprietario. Dopo pochi minuti la segretaria lo richiama dicendogli che la macchina appartiene a un certo King Alvar, che abita proprio nella zona. Il detective, dopo aver ringraziato la sua amica, si avvia a far visita al proprietario della vettura dai vetri fumé. L’appartamento si trova al nono di una palazzina di quindici piani. Si respira un’aria di alta borghesia. Aperta la bussola dell’ascensore, il detective percorre pochi metri nel corridoio, per poi fermarsi dinanzi alla porta su cui appare la scritta “King Alvar”. Suona il campanello. Una seconda volta. Sembrerebbe che non ci sia nessuno in casa. Ma Parker non intende lasciarsi sfuggire un’occasione del genere. Tira fuori dalla tasca della giacca il piccolo mazzo di chiavi universali, ne infila una e prova, inutilmente, ad aprirla. Ci vorrebbe un fabbro o uno scassinatore di primo livello. Non rimane al detective che andarsene. Sceso giù, raggiunge la sua berlina, vi sale e avvia il motore. Sta per immettersi in carreggiata, quando vede la macchina color nera con i vetri fumé mettersi in movimento.

«Cristo! Me l’hai fatta!» esclama Parker, pigiando il piede sull’acceleratore. Nasce una corsa spericolata, fin quando la macchina dai vetri fumé svanisce dalla vista del detective.

«Dannazione! Sei il diavolo in persona!»