ecco un comunicato degli animalisti genovesi il cui portavoce e’ Fabio Dolia riguardo al caso cinghiali a Genova nella val Bisagno.

Genova, 14.06.2022
COMUNICATO STAMPA
CINGHIALI NEL BISAGNO: NO AGLI ABBATTIMENTI E PROPOSTE ALTERNATIVE
L’assessore, nonché cacciatore, Piana ha comunicato l’intenzione di eliminare i cinghiali del Bisagno per via della peste suina, sostenendo che andranno
abbattuti al pari di “tutti gli altri presenti nelle aree soggette a restrizioni per la peste suina”, non tenendo conto che, a differenza di altre zone interne,
nel Bisagno non risultano cinghiali infetti. Allo stato attuale delle cose, sono tutti sani, per quanto riguarda la PSA.
Inoltre nessun provvedimento sarebbe in grado di ottenere realmente l’uccisione di un’intera popolazione di animali in un’area di centinaia di chilometri
quadrati, come quella tra Liguria e Piemonte. Perfino secondo l’Ispra è “irrealistico pensare di rimuovere in breve tempo il 90% dei cinghiali in una zona
infetta”. E ricordiamo che sempre secondo l’Ispra “la comparsa del virus è totalmente indipendente dalle densità di cinghiale. La notevole resistenza del
virus nell’ambiente fa sì che la malattia continui a circolare per anni, anche in popolazioni di cinghiale a densità bassissime”.
Se è irrealistico (e inutile) abbattere tutti i cinghiali compresi tra Liguria e Piemonte, perché allora accanirsi su quelli del Bisagno, che vivono tra l’altro in
un contesto morfologicamente ben delimitato e con scarsi contatti al di fuori di tale area? Basterebbe mettere in sicurezza i varchi e impedire l’accesso
alle strade circostanti: la loro uccisione non avrebbe alcun effetto sul contenimento della diffusione della peste suina.
In secondo luogo, Piana parla di salmonellosi. Ma che attinenza avrebbe con le raccomandazioni europee sulla PSA? E’ sicuramente vero che gli animali
che vivono in una zona ricca di scarichi fognari e di spazzatura sono a rischio di infezioni… ma la presenza di salmonella non si previene uccidendo chi ne
può essere infetto, ma risolvendo i problemi che la causano! Siamo sicuri che gli scarichi di acque nere di cui parla l’assessore siano regolari? Perché
quegli animali devono pagare con la vita l’incapacità delle istituzioni nel rendere accettabili le condizioni ambientali degli alvei dei torrenti? Come
cittadini pretendiamo che a pochi metri dalle case non vi siano acque potenzialmente pericolose, cosa che non sarebbe certo risolta eliminando qualche
decina di animali.
Per quanto riguarda i cinghiali “urbanizzati”, siamo tutti consapevoli del fatto che l’ambiente cittadino non sia adatto alla presenza di animali selvatici,
ma allo stesso tempo non possiamo pensare di risolvere questo problema con metodi cruenti. La nostra città è circondata da boschi e aree verdi, nei
quali vivono migliaia di ungulati. Uccidendone qualche decina, al di là del discutibile aspetto etico, non si risolverà nulla: altri scenderebbero presto a
prenderne il posto.
Per questo diventa fondamentale la prevenzione, con soluzioni che esistono e che sono sostenute da esperti del settore: gestione diversa della raccolta
dei rifiuti (orari, differenziata, ecc); cassonetti a prova di rovesciamento; censimento e chiusura tramite barriere o pastori elettrici dei punti abituali di
transito tra città e aree boschive; recinzioni adeguate in parchi, scuole, ospedali e giardini pubblici; apposita segnaletica stradale nei quartieri interessati
al fenomeno; prevenzione degli incidenti stradali tramite corridoi di attraversamento e segnalazioni acustico/visive (Progetto Life Strade); protezioni e
chiusure mobili degli accessi agli alvei dei torrenti cittadini (Bisagno, Sturla, ecc); gestione del territorio che scoraggi l’allontanamento dal loro ambiente
naturale per avvicinarsi alle città a cercare cibo e riparo dagli spari: zone cuscinetto “shot-fire free” e aree incolte e/o colture a perdere di attrazione per il
cinghiale prive di pressione venatoria, come da proposte del professor Mazzatenta, audito anche in Senato.
La riproposizione del divieto di metodi cruenti per la gestione dei cinghiali “urbani” si dovrebbe accompagnare alla messa a punto di metodi ecologici
per contrastarne l’aumento della prolificità: il governo ha recentemente stanziato 500mila euro per l’introduzione in via sperimentale del vaccino
contraccettivo GonaCon. Riteniamo che sarebbe la soluzione ottimale ad esempio per il greto del Bisagno: gli animali sterilizzati andrebbero marchiati, al
fine di monitorarli e per impedirne la caccia e il conseguente consumo alimentare.
Il greto del Bisagno potrebbe a questo punto trasformarsi da problemaa risorsa, in una sorta di inattesa “oasi naturalistica”: pensiamo ad esempio a
pannelli informativi e interattivi da installare lungo i marciapiedi, destinati soprattutto ai più giovani. Riconoscere la fauna selvatica presente (germani,
fagiani, caprioli, aironi, ecc), scoprire l’età dei cinghiali in base al colore del manto, insegnare i comportamenti corretti da tenere nei confronti delle varie
specie (se accompagnati da valide spiegazioni anche i divieti di foraggiamento avrebbero più efficacia), lezioni all’aperto per le scuole: sono solo alcuni
esempi di come si potrebbe utilizzare una adeguata cartellonistica ai fini di valorizzare e preservare l’importante corridoio ecologico rappresentato
dall’alveo del torrente Bisagno.
Senza uccidere nessuno.
Animalisti Genovesi
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