In molti paesi italiani stanotte si celebra San Giovanni con i suoi falò e, soprattutto, con la sua famosa “guazza”.
Come ho spiegato nel post del solstizio (v. 21 giugno) tutte queste ritualità appartengono a una sfera precristiana antichissima e non possono in alcun modo definirsi cristiane solo perché a oggi vengono intitolate a un santo. (E lo devo specificare per quelli che non comprendono la vastità del concetto di paganesimo e vengono a dirmi che su questa pagina non dovrei parlare di “cose cristiane” –_– Ragazzi, prima di definire pagani voi stessi e farmi la predichetta moral-fondamentalista, dovreste leggere un paio di libri seri, dei quali uno di etimologia.)

Come già ampiamente spiegato, Acqua e Fuoco sono i due cardini del solstizio d’estate e trovano la loro espressione attaraverso le piante che in questo periodo raggiungono il massimo del tempo balsamico, proprio come il Sole raggiunge il suo massimo splendore.
Per il Fuoco abbiamo il falò e le Nove Erbe, mentre per l’Acqua abbiamo ogni fiore che troviamo spontaneo sui prati.

Per fare la “guazza” più genuina, prendete una grossa ciotola di vetro e riempitela di acqua di fonte. Raccogliete tutti i fiori che trovate in campagna o nei boschi e magari anche qualche erba aromatica. Gettate tutto nella ciotola d’acqua e lasciatela fuori casa per tutta la notte. Domattina, prima che le prime luci dell’alba la tocchino, lavatevi il viso con essa, senza togliere i fiori. E se ce n’è abbastanza, fateci proprio la doccia.

La ragione di tutto questo si trova nulla rugiada, grande protagonista delle notti solstiziali: si dice che rotolarsi nudi sui prati nel primo mattino del solstizio (o del 24) serva a procurarsi una buona salute, forza, vigore e fecondità.
Allo stesso modo la rugiada si posa sulla guazza fiorita e ne amplifica il potere magico-terapeutico.

La foto che vedete ritrae la mia guazza, ma adesso vi invito a postare qui sotto le vostre!