Siccità: il mese di giugno è stato il più caldo mai registrato in Europa. Servono misure strutturali

Assicurare la disponibilità di acqua per garantire cibo e ridurre dipendenza dall’estero

Il mese di giugno appena trascorso è stato il secondo più caldo mai registrato in Europa con una temperatura superiore di 1,6 gradi alla media per effetto del valori estremi fatti registrare in Spagna, Francia e Italia.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sul bollettino climatico del programma europeo Copernicus dal quale si evidenzia che a livello mondiale la temperatura media è stata di 0,32 gradi superiore alla media 1991-2020, la terza più alta mai registrata prima soprattutto per effetto dei valori rilevati in Cina, Giappone e Usa.

L’anomalia climatica in Italia a giugno ha fatto registrare una temperatura media superiore di ben +2,88 gradi rispetto alla media su valori vicini al massimo registrato nel 2003, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr che effettua rilevazioni in Italia dal 1800.

Uno stravolgimento che pesa sulle coltivazioni, con una siccità che ha causato già danni per oltre 3 miliardi nelle campagne a livello nazionale e per oltre 250 milioni di euro in provincia di Alessandria, ma anche sull’ambiente, dagli incendi triplicati allo scioglimento dei ghiacciai, di cui la tragedia della Marmolada è il più drammatico esempio.

“Il caldo impatta sulle rese agricole con previsioni di cali medi in provincia dal 30 al 50% per il mais e per il grano, minacciando di condizionare la produzione anche in futuro. Con quasi un cittadino europeo su cinque che è oggi colpito mediamente ogni anno dal problema siccità, chiediamo all’Ue di sostenere misure strutturali per affrontare l’emergenza idrica e assicurare la disponibilità di acqua in un momento in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina abbiamo bisogno di tutto il nostro potenziale per garantire cibo ai cittadini e ridurre la dipendenza dall’estero. Bene, quindi l’intervento del Governatore Cirio in sede di Europarlamento dove è stata riconosciuta l’urgenza della situazione, un risultato importante, perché rappresenta il presupposto per la richiesta di accesso al fondo di solidarietà internazionale”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.

A cambiare significativamente è la distribuzione temporale e geografica delle precipitazioni tanto che la siccità che è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura italiana con danni per le quantità e la qualità dei raccolti, secondo l’analisi Coldiretti.

Di fronte alla tropicalizzazione del clima occorre organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà. Per questo servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana.

“Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi d’irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti, ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio, la produzione di cibo e la competitività dell’intero settore alimentare” ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco nel sottolineare la strategicità in questo momento storico del progetto invasi elaborato da Anbi e Coldiretti.

Un “piano laghetti”, quello proposto da Coldiretti e Anbi, molto apprezzato dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli che ha sottolineato come “da ingegnere, prima che da ministro, lo ritengo stupendo”, ribadendo la necessità di “coordinare le competenze sull’acqua che oggi sono troppo frammentate”.

L’Ue e il Governo italiano si sono impegnati a inserire uno strumento nell’Fsc, il Fondo per lo sviluppo e la coesione, sia per destinare risorse all’ammodernamento delle reti idriche urbane, ormai datate e bisognose di interventi che evitino lo spreco e la dispersione dell’acqua, ma anche per il mondo agricolo affinché possano finalmente essere realizzati dei mini invasi in grado di prevenire e tamponare in futuro emergenze come quella che stiamo vivendo, con danni enormi alle colture: “L’agricoltura, non dimentichiamolo, è infatti l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli”, ha concluso il Presidente Mauro Bianco.

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