Eduardo De Filippo, noto anche più semplicemente come Eduardo (Napoli, 24 maggio 1900 – Roma, 31 ottobre 1984), è stato un drammaturgo, attore, regista, sceneggiatore e poeta italiano. Considerato uno dei più importanti autori teatrali italiani del Novecento, è stato autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena e interpretate e, in seguito, tradotte e rappresentate da altri anche all’estero. Per i suoi meriti artistici e i contributi alla cultura, nel 1981, fu nominato senatore a vita dal Presidente della repubblica Sandro Pertini e gli furono conferite due lauree honoris causa in Lettere dall’Università di Birmingham nel 1977 e dall’Università degli Studi di Roma La “Sapienza” nel 1980. Fu anche proposto per il Premio Nobel per la letteratura.
È nato a Napoli il 24 maggio 1900. Figlio naturale dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo e i suoi fratelli furono riconosciuti come figli dalla madre di cui assunsero il cognome De Filippo. A soli quattro anni è condotto per la prima volta su un palcoscenico, portato in braccio da un attore della compagnia di Scarpetta, Gennaro Della Rossa, il suo debutto avvenne alla verde età di quattro anni al teatro Valle di Roma, nel coro della rappresentazione di una operetta scritta dal padre.Cresce nell’ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina, la maggiore, che già agli inizi degli anni ’10 del ‘900 aveva un suo posto nella compagnia di Vincenzo Scarpetta (uno dei figli legittimi di Scarpetta), e Peppino, il più piccolo, che assieme a Eduardo di tanto in tanto viene convocato per qualche apparizione in palcoscenico. A soli undici anni, per il suo carattere un po’ turbolento e per la scarsa propensione agli studi, venne messo nel collegio Chierchia di Napoli ma due anni dopo, quando era al ginnasio, interruppe gli studi. Nel 1914 Eduardo entra stabilmente nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta, raggiungendo così la sorella Titina; tre anni dopo, con l’ingresso nella compagnia di Peppino, i tre fratelli si ritrovano a recitare insieme. Nel 1920 completa il servizio militare nei Bersaglieri (2º Reggimento bersaglieri, di stanza nella storica caserma La Marmora a Trastevere) dove resterà fino al 1921. Il comandante lo incarica di organizzare piccole rappresentazioni per i soldati, così matura sempre di più la voglia e la capacità di essere anche autore e regista oltre che attore, giungendo a scrivere nel 1920 la sua «prima commedia vera e propria», Farmacia di turno, atto unico dal finale amaro. Nel 1922 scrisse e diresse un altro suo lavoro teatrale, “Uomo e galantuomo”; in questa commedia, tra le più comiche del repertorio eduardiano, l’autore introduce del temi che saranno una costante in numerose opere successive, come la pazzia (vera o presunta) e il tradimento. Dopo la morte di Eduardo Scarpetta (29 novembre 1925), Eduardo va a convivere con una giovane di nome Ninì, per la quale compone alcune poesie d’amore (tra cui E mmargarite, la più antica tra quelle in seguito pubblicate). Al termine della stagione teatrale del 1927, Eduardo tenta un esperimento “in proprio”, per la quale chiama i fratelli Peppino e Titina a recitare in un sodalizio artistico debuttando al teatro Kursaal il 25 dicembre con il capolavoro “Natale in casa Cupiello” che all’epoca era solo un atto unico.
Nel Natale eduardiano tutto ruota attorno ad un pranzo natalizio che viene scosso da un dramma della gelosia. Sullo sfondo, il ritratto tragicomico del protagonista, Luca Cupiello, figura ingenua di un vecchio con comportamenti fanciulleschi ed immerso nelle sue fantasie e nel suo amore per il presepe, cui si dedica con passione, apparentemente incurante delle tragiche vicende familiari che gli ruotano attorno.
In questo periodo conobbe e sposò Doroty Pennington una americana in vacanza in Italia. Rimase a capo di questa compagnia fino al 1944 riscuotendo ovunque successi e consensi, diventando inoltre una vera e propria icona di Napoli. Eduardo De Filippo muore il 31 ottobre 1984 nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima.
La sua attività di poeta, meno nota, non è per questo meno importante, sí da farne uno dei poeti più insigni non solo della già straordinaria scuola poetica napoletana ma di tutta la lirica italiana del ‘900. Umanità, angoscia, riso, saggezza sommessa si fondono cosí in una poesia in cui la napoletanità, unica e vera radice della sua opera, si sublima in un respiro universale: salvaguardare la dignità umana e vivere con leggerezza di spirito.

‘O rraù ca me piace a me
m’ ‘o faceva sulo mamma.
A che m’aggio spusato a te,
ne parlammo pè ne parlà.
Io nun songo difficultuso;
ma luvà mmel’ ‘a miezo st’uso.
Sì, ba vuono: cumme vuò tu.
Mò ce avéssem’ appiccecà?
Tu che dice? Chist’ ‘e rraù?
E io m’ ‘o mmagno pe’ m’ ‘o mangià…
M’ ‘a faje dicere na parola?…
Chesta è carne c’ ‘a pummarola.

*Per una napoletana… Eduardo, un mito, appunto un’icona e qui è meraviglioso, si nota tutta l’arguzia e lo stile sottilmente ironico che lo contraddistingue. Ed anche ” ‘o rraù” fatto bene diventa un’opera d’arte ma come dice lui, lo sa fare solo mammà…