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“Interesse collettivo” e percorso ad ostacoli verso le Elezioni

Pier Luigi Cavalchini 17/07/2022

“Crisi. Europa Verde e Sinistra Italiana: “Dare la parola ai cittadini per salvaguardare interesse collettivo”. Nel pomeriggio del 14 luglio incontro con i vertici regionali di Europa Verde e Sinistra Italiana“. Questo il titolo del comunicato che ci è giunto e su cui vorremmo fare qualche riflessione. Andiamo per ordine e… “spacchettiamo” il breve testo, denso di contenuti e di scelte, evidentemente, già in essere.

Evoluzioni, congiunzioni, divisioni fra aree politiche abbastanza contigue che andranno a caratterizzare sempre più la corsa ad ostacoli che ci porterà (al più tardi nel giugno del 2023) ad un nuovo Parlamento. Che, è giusto ricordarlo, ripartirà con uno sbarramento al tre per cento, con una formula proporzionale mista e con rappresentanze di collegio molto più rarefatte. In forza di una delle poche riforme strutturali (forse quella meno necessaria) portate a termine dalla compagine parlamentare ormai in uscita.

Esordio da comizio, di quelli da due-tremila persone: “È chiaro che la maggioranza di Governo non esiste più. La genesi di questa crisi sta in un governo di larghe intese che non può dare risposte alla crisi sociale, economica e ambientale, stanti le profonde differenze e incompatibilità dei partiti di centrosinistra con Lega e Forza Italia“. In sostanza già nel 2019 sarebbe stato meglio andare a votare e si è prolungata una agonia che è arrivata all’epilogo. Più dieci per cento di debito pubblico complessivo rispetto a inizio legislatura, difficoltà cronica ad intraprendere economie e provvedimenti di vero “cambiamento”. Troppi gli interessi in ballo, troppi i soldi impegnati negli ultimi trent’anni in percorsi industriali vecchi e frusti, troppo poche le garanzie per gli investitori per intraprendere nuove strade. Cambiamenti di produzione, modifiche alla gestione delle aziende, degli uffici, dei sistemi di trasporto, delle reti informatiche che non hanno trovato nel “promotore” politico, più che nel “decisore”, autorità e forza attuativa. Di qui la scelta di qualcuno (come EV e SI) di piazzarsi nel campo dei delusi, “di chi avrebbe saputo far meglio se glielo avessero permesso“, di chi, veramente, avrebbe messo un stop ai mali della nostra Italia. Infatti, incalzano i portavoce dei due partiti “l’Italia ha urgente bisogno di risposte concrete sulla enorme crisi sociale che travolgerà il Paese nei prossimi mesi e su quella climatica, i cui effetti stiamo vedendo sotto forma di temperature record, siccità e catastrofi ambientali. Una nuova maggioranza non sarebbe, a nostro avviso, in grado di risolvere questi problemi e i contorcimenti della maggioranza che attualmente sostiene il governo Draghi, anche se salvata in extremis, confermano che questo esecutivo non può rispondere in modo adeguato ai problemi del Paese. Servono scelte chiare e coraggiose, nel segno dell’equità, per contrastare la crisi economica, sociale e ambientale sempre più profonda e per dare risposte a una situazione drammatica dal punto di vista delle politiche sul clima e della transizione ecologica”. Il peso relativo dei due partiti messi insieme, forse, raggiungerà il 4 per cento, con – sulla carta – ipotesi di affermazione ben più ambiziose che si poggiano su premesse ora non rilevabili, nè in uno nè nell’altro partito. Per cui si continua con le critiche ad alzo zero, sperando che – a pochi mesi dalla kermesse elettorale – si riesca almeno a piazzare qualche parlamentare (ne sono previsti tre alla Camera e uno al Senato) . Di qui gli affondi di Evi, Bonelli e Fratoianni: “Un ministro del governo come Cingolani,  ha definito la transizione ecologica un bagno di sangue”. Lo stesso Cingolani che a volte viene attribuito al carnet di marca Italia Viva, a volte agli stessi pentastellati (un tempo uniti). il Ministro della Transizione e della Resilienza cucinata in mille salse ce l’ha messa  tutta e, forse, non poteva fare di più. …Forse. Avrebbe potuto però far nmeglio prersenti quali erano e quali sono le “forze che si frappongono”, quelle che remano contrio un giorno sì e l’altro pure. Ma il silenzio e il “low profile” è la cifra primaria di questo tratto finale di legislatura. Una copertura di andreottiana memoria che, però, con l’evoluzione – e il complicarsi – delle cose, semplicemente, si restringe a vista d’occhio. Soluzione? La soluzione proposta da Evi, Fratoianni e Bonelli non convince. Si alza la voce per rimarcare quello che tutti sapevano già uno, cinque, dieci anni fa. Provando a metterla sull ‘ appello al popolo, per quanto possa servire.  “Dare la parola ai cittadini a questo punto è il modo più corretto e giusto di procedere nell’interesse collettivo”. Così i portavoce di EV e SI. “Alle forze politiche che sentono la responsabilità di offrire al Paese un’alternativa al governo delle destre, chiediamo chiarezza sul piano programmatico, ovvero sui temi della giustizia sociale e ambientale e quindi sul perimetro di una futura alleanza che non può consentire tentennamenti su questi punti, a partire dalla politica energetica che deve puntare sulle rinnovabili  e certamente non sul nucleare”. L’appello è tutto per un rinsavimento di quella che era definito, fino alla strappo dello scorso venerdì in Senato, “campo largo”. Quando, ormai, siamo al liberi tutti, con IV – Renzi che ripropone i suoi temi classici delle riforme strutturali modello 2015, combinate con un atlantismo e un sostanziale approccio capitalista all’economia, tutt’altro che innovativi. Calenda e la sua “Azione” prova ad andare un po’ oltre e cerca di affrontare concretamente i problemi senza cercare alibi (“mostri”) (1) ma è anciora poco. Come purtroppo si dimostra insufficiente, alla fine, la pur monumentale opera di riorganizzazione del centrosinistra fatta da Enrico Letta e co. Le pareti dolomitiche da scalare, oltre che franose e piene di ghiacci in dissolvimento, sono sempre più dure da affrontare. Pareti lisce che hanno il nome di “riforma della Sanità”, “riorganizzazione vera dell’economia con utilizzo concreto dei fondi a disposizione”, “Scuola”, “Università”, “Cultura”, “Lavoro nero” a cui aggiungere la parete più infida, scivolosa e scoscesa quella dello Stato nello Stato, delle “mafie” e “mafiette” sempre più tecnologiche e in doppio petto.  Giustamente ci si ricorda che “nel Paese sta crescendo una crisi sociale che rischia di favorire la destra xenofoba e populista. A noi spettano l’onere e l’onore di costruire un’alternativa credibile che recuperi il rapporto con il Paese. Di fronte alla situazione politica venutasi a creare, EV e SI, che sono state sempre all’opposizione di questo Governo,  si riuniranno nel pomeriggio congiuntamente insieme ai coordinatori regionali dei due partiti, per una valutazione e per tutte le iniziative necessarie sul territorio”. Ma è una crisi economica e sociale, un degrado diffuso che va combattuto strada perr strrada, edificio per edificio o, ritornando al paragone precedente, parete per parete. Le iniziative sul territorio dovranno tener conto di due livelli, sempre. Uno “emergenziale” che, in alcuni centri del Sud potrebbe arrivare anche ad una più capillare presenza dei controlli della forza pubblica, della Guardia di Finanza, dei Carabinieri, anche con interventi “difficili” come la ridiscussione dell’età minima incriminabile per le gang giovanili o l’uso dei “taser”. A cui affiancare un percorso di rinascita che, al Sud come al Nord , deve avere due “fuochi” centrali: il lavoro, la possibilità di avere certezza del reddito in modo corretto ed eticamente accettabile e una possibilità di vita decente con accesso ad abitazioni adeguate e incentivi per formare nuovi nuclei familiari in piena sicurezza e con la certezza di avere le stesse possibilità di riscatto sociale di qualsiasi altro cittadino. “Pane”, “casa” e “lavoro” in una riedizione di slogan già sentiti nel Secondo Dopoguerra. A cui aggiungere una variante. Il “lavoro” non può essere “indifferente” e collegato alla semplice produzione di oggetti, idee o altro ma deve, sottolineo “deve” , essere ecocompatibile, perchè la misura è colma per il nostro pianeta e non sono più possibili deroghe. Quindi, ad una parete con pochi appigli, si è aggiunta una forte scivolosità e un’altezza direttamente proporzionale al ritardo delle politiche di resilienza vera e non solo abbozzata. Di questo dovranno parlare i “territori”, cari Bonelli ed Evi, che conosco bene e stimo, e caro Fratoianni, che conosco meno ma a cui volentieri firmo una cambiale in bianco. Solo che dubito che la strada migliore, il percorso con maggiori percentuali di successo non sia quello delle “elezioni subito” e che, anzi, bisognerebbe fare di tutto per ricostrutire il “capo largo” di cui sopra con l’avvocato Conte compreso. Una stradina stretta e accidentata, ben diversa dalla grande strada asfaltata (con finale in falsa galleria nera disegnata su parete), fatta di colloqui contnui con le altre forze politiche, di ricuciture di strappi precedenti, di calma, di riflessione, di studio e di costruzione di reti. Quindi di affiancamento e sostegno, anche se potrà far storcere il naso a qualcuno, ad uno dei pochi punti fermi di questa vallata contornata dalle già citate pareti dolomitiche: Mauro Draghi. Il sostegno di mercoledì prossimo in Parlamento dovrebbe essere sincero, circostanziato e ben inserito nell’opera di ricucitura di una rete che verrà più o meno a conclusione ben oltre il giugno 2023, ma di lì dovrà ripartire. L’altro percorso, forse con meno ostacoli, forse con la possibilità di “portare a casa” un tesoretto di tre parlamentari più uno, in realtà, sarà tutto meno che utile all’ “interesse collettivo”. Pensateci, amici, finchè siete in tempo.

.1. I mostri non vanno cercati nelle persone, i mostri non sono Berlusconi, Renzi o Grillo. I mostri siamo noi e il nostro rapporto malato con la politica della quale, ad esempio, siamo perennemente insoddisfatti: ogni volta votiamo politici che puntualmente ci rendono scontenti e la reazione diventa sempre più violenta. Così siamo passati dalla rivoluzione liberale di Berlusconi, il loden di Monti, la rottamazione di Renzi e il vaffa di Grillo. Ma questo accade perché utilizziamo una definizione sbagliata della politica, dimenticando il suo significato originale, ovvero arte del governare. I mostri vanno invece sconfitti a partire dalla consapevolezza e dalla conoscenza delle cose che non hanno funzionato, smettendo di interrogarci su quelle che dovremmo fare, che sappiamo invece da tempo. Per esempio, tutti sappiamo che andrebbero fatti investimenti sulla scuola e sulla sanità, eppure non lo facciamo. Perché non lo pretendiamo dai politici? 

Quale il suo augurio per l’Italia di oggi?
Che diventi consapevole dei propri mostri, perché se non li guardiamo in faccia, come italiani, non saremo mai in grado di sconfiggerli. E poi che l’Italia seria, che lavora, produce, studia e fatica si alzi in piedi e si mobiliti. Altrimenti il Paese non cambierà mai. Lo Stato siamo noi, è nostro.   
da:  A. Bianco. “La discussione” .  2 agosto 2020

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