Il 19 luglio del 1992 il giudice Paolo Borsellino si stava recando con la sua scorta a far visita a casa della madre In via D’Amelio a Palermo .Perirono, vittime di un attentato che fece esplodere la sua auto lui ,Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

Erano passati solo 57 giorni dalla terribile strage di Capaci dove avevano perso la vita in un attentato mafioso l’amico fraterno Giovanni Falcone ,la moglie Emanuela Morvillo e la sua scorta.

L’attentato a Borsellino non era previsto così ravvicinato al precedente ma il pentito mafioso Giovanni Brusca rivelò, nove  anni dopo l’attentato, che a ordinarlo era stato Totò Riina, che era in trattative con lo Stato e che Borsellino osteggiava.

Borsellino sapeva che sarebbe stato ucciso come l’amico tanto che aveva  detto  in una delle ultime interviste “Ora tocca a me”e “sono un condannato a morte”. Alla moglie Agnese aveva anche confidato che la sua uccisione non sarebbe stata una vendetta di mafia,anche se i mafiosi sarebbero stati forse gli esecutori materiali perchè i mandanti sarebbero stati altri…

Borsellino rilasciò interviste e partecipò a numerosi convegni per denunciare l’isolamento dei giudici e l’incapacità o la mancata volontà da parte della politica di dare risposte serie e convinte alla lotta alla criminalità. In una di queste descrisse le ragioni che avevano portato all’omicidio del giudice Rosario Livatino e prefigurò la sua morte.

Borsellino aveva con sé un’agenda rossa in cui appuntava nomi e risultati delle sue indagini che non è stata mai ritrovata.

 Trent’anni dopo

La verità dopo la strage, nonostante i quattro processi che si sono tenuti finora, non è emersa anche a causa dei depistaggi “senza responsabili.”Lo ha confermato il 13 luglio scorso, la sentenza con cui il tribunale di Caltanissetta ha assolto uno dei tre poliziotti sotto accusa e salvando dalla condanna gli altri due grazie alla prescrizione del reato: è passato, infatti, troppo tempo dal quel 19 luglio 1992.

I familiari di Borsellino,in segno di protesta hanno disertato le cerimonie commemorative organizzate presso l’albero di ulivo,simbolo di rinascita, piantato a suo tempo nella voragine scavata dall’esplosione di tritolo.

E’ nato anche un movimento, “Agende rosse “ che ha scelto di commemorare Borsellino, la faccia pulita della giustizia, attraverso il “Suono del silenzio “ senza discorsi né palchi, né fanfare.

Il giudice Paolo Borsellino