Wallada bint al-Mustakfi ( Cordova, 994<1010 – Cordova, 26 marzo 1091) è stata una poetessa di al-Andalus (Spagna islamica), figlia del Califfo di Cordova Muḥammad III al-Mustakfi.
Wallada era figlia di Muḥammad III al-Mustakfi, uno degli ultimi califfi Omayyadi del Califfato di Cordova. Il padre salì al potere nel 1024, dopo l’assassinio del precedente califfo ‘Abd al-Rahman V, a sua volta, Muḥammad III fu assassinato un anno dopo ad Uclés. Wallada crebbe quindi nel tumultuoso periodo della guerra civile in al-Andalus. Wallada, che non aveva fratelli maschi, ereditò i beni del padre e li utilizzò per aprire una sala letteraria che gestì personalmente, dove offrì lezioni di poesia per le donne di tutte le classi sociali. Wallada è conosciuta come la “Saffo Andalusa” e in Spagna è considerata una vera e propria star: anche lei, come la poetessa di Lesbo, era aristocratica, consapevole della propria voce poetica, ma soprattutto aveva una cerchia di alunne con cui condividere la sua poesia (oltre che qualche amore, pare). Ma c’è qualcosa che differenzia la poetessa andalusa da quella greca: Wallada non si sposò mai e non ebbe figli (anche se il suo nome significa “colei che dà alla luce”) La sua fama di poetessa crebbe così tanto che venne visitata da alcuni dei grandi poeti e intellettuali del tempo. Wallāda rappresentava l’ideale di bellezza del tempo: era bionda, aveva la pelle chiara e gli occhi azzurri, oltre a essere intelligente, colta e orgogliosa. Camminava in pubblico senza velo, indossava tuniche semi-trasparenti con sopra ricamati i versi delle sue poesie. Il suo comportamento fu considerato dalle autorità religiose locali come perverso e venne criticato molto duramente, ma ebbe anche numerose persone che presero le sue difese, Wallada, la cui poesia è stata reputata superiore anche a quella di molti poeti famosi della sua epoca, è dunque una donna capace di dar scandalo per la sua intelligenza, per la sua passionalità e per la sua ironia; è una ribelle, vive una vita che non si conforma neanche ai costumi liberi della sua terra, è sua la vita e la riempie di poesia. Una consuetudine cordovana del tempo era la competizione tra i poeti. Wallāda ottenne il riconoscimento per la sua bravura, nonostante fosse una donna, in quella che era una competizione quasi interamente maschile. Fu durante uno di questi concorsi di poesia che incontrò il poeta Ibn Zaydūn, di cui diverrà l’amante. Otto delle nove poesie conservate di Wallāda sono state scritte durante il periodo del loro rapporto, che si concluse in circostanze controverse. Scritte sotto forma di lettere, le poesie esprimono la gelosia, la nostalgia, ma anche il desiderio di riunificazione. Un’altra esprime l’inganno, il dolore e il rimprovero. Cinque sono satire pungenti contro Ibn Zaydūn, il quale viene criticato, tra le altre cose, per il fatto che aveva amanti maschi.
Wallada morì il 26 marzo 1091 all’età di novant’anni.

Era araba e musulmana per natali, ma rivendicava comunque la propria individualità femminile, perfettamente in grado di pensare, scegliere, decidere in autonomia:

Per il volere di Allah, ricopro alte cariche

e vado con orgoglio per la mia strada.

Permetto senz’altro al mio amante di baciarmi la guancia

e concedo i miei baci a chi lo desidera.

*Una donna forte e indipendente della nostra epoca? Eh no…una poetessa musulmana dell’anno 1000! Certo di stirpe nobile, una principessa colta e danarosa ma poteva facilmente assoggettarsi alla prevaricazione maschilista imperante, cosa a cui si ribellò con determinazione. Organizzò la sua scuola, amò con libertà e addirittura rinnegò il velo camminando a viso scoperto per strada. Chiaro il suo pensiero in questi pochi versi, chapeau!