BUONA DESTRA CON CALENDA PER UN PATTO REPUBBLICANO

“Con l’ufficializzazione dell’adesione del nostro Leader Nazionale, Filippo Rossi, ad Azione ed al progetto di Carlo Calenda, come Buona Destra abbiamo compiuto un primo decisivo passo sulla strada che ci siamo prefissati: la costituzione di un Patto Repubblicano, concreto e responsabile che offra un’alternativa concreta agli italiani”, così Claudio Desirò, di Buona Destra, commentando l’adesione di Filippo Rossi ad Azione.

“Di fronte al decadimento politico, certificato dalla mancanza di fiducia al Governo Draghi, a causa di partiti votati alla propaganda ed al mantenimento di posizioni di rendita, piuttosto che a salvaguardare i reali interessi del Paese, come cittadini e politici che credono nei valori di una politica alta ed altra, non potevamo esimerci dal compiere una scelta netta”, continua Desirò.

“Il populismo grillino e la politica da slogan di un centrodestra ormai in balia di se stesso e di due presunti leader alla ricerca costante di consenso, hanno consegnato il nostro Paese ad un periodo di totale incertezza e di vuoto istituzionale nel momento storico più complicato dal dopoguerra ad oggi”, aggiunge Desirò.

“Il nostro partito è nato per ridare voce e rappresentatività a tutto quel mondo liberale che non si sente più rappresentato da una politica illogica, priva di contenuti e di visione per il Paese. Aderendo al progetto di Calenda intraprendiamo un percorso che permetterà, finalmente, agli italiani di avere un’alternativa che anteporrà le proposte agli slogan, le soluzioni ai problemi al solleticare le emozioni di pancia degli elettori, la responsabilità alla mancanza di visione e di futuro per il Paese. Con Filippo Rossi, il Sen. Cangini, Carlo Calenda e gli amici di Azione proporremo un’alternativa solida e concreta per la guida del Paese”.

Il giorno sab 23 lug 2022 alle 08:21 Buona Destra Piemonte <buonadestrapiemonte@gmail.com> ha scritto:

“La decadenza politica, frutto della deriva sociale e culturale strisciante in un Paese in balìa di se stesso, e la costante rincorsa ad un potere effimero per il mantenimento di posizioni di comando in una barca che affonda”: questo è il riassunto, personale, delle ultime 72 ore.

Tra cori festanti di sostenitori da stadio analfabeticamente distanti dalla tragica realtà che dovremo affrontare e politicanti da strapazzo che hanno come ultimo fine la conta elettorale a discapito del futuro di un Paese di cui vorrebbero, nominalmente, tutelare gli interessi, abbiamo assistito ad uno spettacolo di infimo livello consumato alla spalle degli italiani.

Le folle da social ululanti che antepongono sempre il proprio interesse di categoria, miopi davanti a visioni di più lungo raggio, ciechi davanti a ciò che offriremo, con colpevole egoismo, alle generazioni future, ai nostri figli, ai loro figli, disegnano un futuro nefasto in cui presunti leader continueranno il proprio gioco senza offrire nulla al Paese.

La politica, con i propri accaniti fan del populismo più becero, ha offerto il fianco ad un’ulteriore decadimento sociale, economico e culturale, pur avendo in mano le carte vincenti per costruire un futuro diverso, nel breve e nel lungo termine a tutti noi.

Purtroppo, la memoria di massa, dopo l’estate, le spiagge, i Mojito, i tormentoni latini, sarà nuovamente azzerata, in una società del mordi-e-fuggi, impostata solo sull’apparenza del momento, sullo slogan acchiappa-like, sulla proposta roboante che solletica la pancia.

Purtroppo, coloro che dovrebbero assumersi la responsabilità delle scelte politiche che causeranno l’affossamento della nostra economia non lo faranno ed in quei mesi in cui si sarebbero dovute attuare misure fondamentali per il Paese, a partire dagli obiettivi da centrare per ottenere le ultime due tranche del RF, assisteremo all’ennesima campagna elettorale da bar sport.

Purtroppo, un elettorato troppo incline agli slogan di post mordi-e-fuggi ed ormai disabituato a ragionamenti più complessi del “domani”, difficilmente sarà in grado di valutare le proprie scelte con una visione che vada oltre al domani, al prossimo appuntamento elettorale. Quel minimo di elettorato rimasto, tra l’altro. Perché davanti a questo becerume sempre meno persone si recano a votare, decidendo per tutti.

Davanti ad uno scenario simile,si evidenzia come il Paese che necessiti di una rivoluzione culturale prima ancora che politica, che possa riattribuire ai propri appartenenti una capacità razionale di scelta e di critica che vada oltre al proprio naso, allo slogan, al selfie da pseudo influencer o pseudo politico di turno.

Forse dalle macerie si potrà ricostruire, forse gli stessi esultanti odierni, domani o dopo si trasformeranno in mugugnanti incompresi. Forse. O forse abbiamo perso l’ultima opportunità per ricostruirci e dobbiamo trasformala in opportunità per ripartire.

Una ripartenza che politicamente potrà nascere dalle immense praterie che, ancora una volta ieri, si sono manifestate nel campo dei valori liberali, riformisti e repubblicani non più rappresentati in Parlamento. Valori che l’attuale centrodestra non rappresenta più da tempo, una coalizione da ieri ancora più spostata verso il populismo più infimo con Forza Italia che sta esalando gli ultimi respiri. Valori che un PD costantemente impegnato nella rincorsa al “campo largo” non ha mai rappresentato e che, presentandosi con “l’alleato organico”, rinnegherà se stesso.

I tempi sono stretti per costruire quell’alternativa al bipopulismo di cui c’è disperato bisogno. Stretti, ma maturi perché davanti a tutto ciò viene spontanea una domanda: se non ora, quando?