Luoghi, personaggi, fatti e leggende

di Luciana Benotto

Pino Iannello un autore col gusto romantico del mistero

I libri pubblicati ogni giorno sono sempre molti, nonostante la crisi economica e l’aumentato prezzo della carta, perché in Italia, sebbene i lettori non sono numerosi come in altri paesi europei, esiste uno zoccolo duro che, fortunatamente, non può rinunciare a questo piacere.

Tra quelli appena arrivati in libreria ne ho notato uno dal titolo davvero insolito, e la mia curiosità è cresciuta leggendo la seconda di copertina che  traccia una trama intrigante; pertanto, tramite la casa editrice ho contattato l’autore, il professor Pino Iannello, per porgli delle domande in merito al suo lavoro:

L’epitaffio di Issione, scoprendo inoltreche in precedenza aveva già scritto dei saggi e dei romanzi.

D. “Professore, “L’epitaffio di Issione”, è un titolo inquietante, quindi mi viene spontaneo chiederle di cosa parla il romanzo.

R. Il romanzo racconta di un fatto strano che accade al protagonista: un antropologo; anzi, più di un fatto strano.

D. Cosa intende per fatti strani?

R. Singolari coincidenze, quelle che Jung chiama sincronicità, ovvero inspiegabili sovrapposizioni di eventi, nomi, fatti, che sembrano convergere tutti intorno a lui, all’antropologo intendo, come se in qualche modo volessero comunicargli qualcosa.

D. Quindi non si tratta di un giallo classico?

R. Naturalmente i canoni del giallo sono rispettati: mistero, indagine, azione, suspense, ma con qualcosa in più che, ahimè, oggi manca a molti gialli. 

D. Cosa di preciso?

R. Vede, mettiamo per esempio la differenza che c’è tra un romanzo di un genere letterario alto, tipo un dramma, e uno più basso, per esempio un giallo. Forse la differenza del mio rispetto a essi sta nella presenza dell’ironia; e inoltre nel fatto che non è tanto importante sapere com’è che va a finire una storia, per quanto necessario, quanto soprattutto seguirne il plot col fiato mozzato… Ecco, se c’è il cosiddetto fiato mozzato, si è raggiunto un bel risultato.

D. Ma allora, nel suo caso, si può parlare ancora di romanzo giallo?

R. Beh, gli si può cambiare l’etichetta, che ci vuole?

D: E come lo definiamo, allora?

D. Innanzitutto questo romanzo è tante cose insieme, è una narrazione fantastica, un giallo, un romanzo gotico, un intreccio d’amore, un’inchiesta, l’ennesima denuncia sull’inquinamento del nostro pianeta e sulla mafia, ma soprattutto è una rapsodia, un’avventura che accade nel bel mezzo di un miscuglio tra magia e raziocinio, tra credenza e conoscenza, senza che sia chiaro quale tra le due prevalga.

D: Torno a ripetere: e quindi come lo definiamo?

R.  Sicuramente dove vi è un miscuglio tra magia e raziocinio siamo in presenza del cosiddetto romanzo gotico, per quanto forse lo vedrei bene accanto al cosiddetto realismo fantastico, che in fin dei conti è una specie di non-corrente, dato che in essa ci si può trovare un po’ di tutto: dal surrealismo a Borges, da Márquez a Pauwels.

D. Non è un po’ presuntuoso da parte sua?

R. In alcuni casi, in certi periodi storici fortemente demenziali come il nostro, leggere un certo tipo di opere può rappresentare una ginnastica salutare, una lettura che, a differenza di altre, non finisce per anchilosarti, come spesso accade, collocandoti in quella nicchia comoda ma soffocante, del già visto, del già detto, delle nozioni già acquisite, delle certezze.

D. Perché parla di periodo storico demenziale?

R. Beh, gli esempi non mancano: vedi la guerra con la Russia in cui, giocoforza, siamo di fatto implicati, o dove un gruppo politico fa cadere il governo Draghi, strafottendosene di ciò che accade nel Paese, o dove lo zero termico si trova a 4.000 metri d’altezza e ancora nessuno fa niente per porvi rimedio, riuscendo solo a rimanere a bocca aperta davanti agli incendi che devastano il mondo; ecco: non le pare di trovarsi già in un mondo in rovina, dove tutto ormai è ricondotto sotto il segno del caso, che quindi per definizione è poco controllabile, e dove noi vi soggiorniamo come se fossimo dei dispersi, e ci aggiriamo in esso comprendendo sempre meno ciò che ci circonda?

D: Dove vuole arrivare, che nesso c’è col suo romanzo?

R. Il nesso è che, viviamo in un universo sempre più inafferrabile con gli strumenti della logica, o del buon senso, viviamo in una realtà che sfugge a qualsiasi criterio raziocinante e anzi buona parte di tutto ciò che accade sembra alterare il concetto stesso di realtà. Ed è qui che allora prende forza il bisogno di qualcosa di antico, che sta nascosto nei meandri del nostro inconscio, qualcosa che viene da lontano, da un’età remota, ed è nuovamente il bisogno di fantasia, forse anche il bisogno di miti. E così a poco a poco anche le leggende, le fiabe… finanche la superstizione, cominciano a trovare un loro spazio. Come se tutto ciò facesse parte di una paradossale speranza, che poi è sempre la stessa: l’umana speranza di un mondo migliore dove rifugiarsi.

D. E il suo romanzo, che fine ha fatto?

R: Ha ragione, mi sono lasciato prendere, mi scusi. Insomma, il mio obiettivo è stato quello di creare qualcosa che fosse in grado di fornire al lettore un momento di tregua dalla demenzialità del quotidiano, riaccostandolo ai sogni e alle leggende che attraverso i secoli sono stati alimentati dalla magia e dall’occultismo. Per cui L’Epitaffio di Issione è un miscuglio di magia e raziocinio, dove l’assurdo è misteriosamente verificato dall’esperienza dei personaggi. 

D: Sembra affascinante.

R. Era quello che ho cercato di fare: il suo fascino consiste nel presentare una realtà ignota, dove prevale il gusto romantico del mistero e la conseguente elaborazione di un’indagine, di una ricerca per una volta in piena luce, di ciò che da sempre giace nell’ombra del nostro inconscio collettivo. 

D. Ultima domanda: che studi ha fatto? Qual è la sua formazione?

R. Sono laureato in Sociologia e ho insegnato Scienze Sociali per quasi tutta la mia vita.

D. E quindi anche Antropologia e Psicologia?

R. Proprio così.

D: Grazie di averci chiarito le idee sulla sua opera, quindi non ci resta che leggerla.

R: Grazie a lei.

Pino Iannello – L’epitaffio di Issione – eclissi editrice – € 16.00