“Draghi come un professore di Harvard che ha avuto la supplenza all’Alberghiero di Massa Lubrense”. La frase di Concita De Gregorio testimonia classismo e scarsa conoscenza della realtà

La nostra solidarietà e il nostro grazie a chi lavora negli istituti professionali e alla città di Massa Lubrense

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La giornalista Concita De Gregorio durante una trasmissione televisiva, per definire la differenza che c’è tra il presidente del Consiglio Draghi e i senatori che lo hanno nei fatti sfiduciato, ha affermato che “Draghi è come un professore di Harvard che ha avuto la supplenza all’Alberghiero di Massa Lubrense”. Parole in libertà che però testimoniano la scarsa conoscenza dei contesti reali da parte di opinionisti che vanno per la maggiore.

Siamo sicuri che la giornalista troverà il modo per spiegare se non proprio per scusarsi, dell’accaduto. Ma quelle parole rimarranno scolpite come pietre. In esse vi è naturalmente un’idea classista della professionalità docente e della implicita e stridente differenza qualitativa tra lo studente “sfigato” che frequenta un istituto professionale e quello che può permettersi di frequentare l’università di Harvard. Ma c’è di più. La giornalista esplicita in maniera esemplare l’idea che gli istituti professionali rappresentino il gradino meno nobile del sistema educativo italiano, quello espressamente dedicato a chi proviene dai contesti più fragili della società. Una sorta di scuola differenziale per ragazzi difficili. Si tratta di un pensiero che ha radici lontane e che le riforme/riordini degli ultimi dieci anni hanno contribuito a diffondere e contro cui la FLC CGIL combatte ostinatamente una battaglia da anni, avanzando proposte di grande impatto, a partire dalla necessità di elevare l’obbligo scolastico ad almeno 18 anni.
 
Massa Lubrense è una cittadina bellissima ma ha la sfortuna di trovarsi al Sud. Ecco che le parole della giornalista assumono un tono ancora più sprezzante. Un istituto alberghiero collocato al sud! Insomma il peggio del peggio.
 
La  FLC CGIL esprime totale solidarietà alla comunità scolastica dell’istituto di Massa Lubrense e a tutte le donne e a tutti gli uomini che vivono in quella cittadina. Un grazie sincero a chi opera quotidianamente nelle nostre istituzioni scolastiche, in situazioni spesso difficilissime, a partire da coloro che lavorano negli Istituti professionali di Stato.

I commenti sull’articolo e sulle scuole professionali di Patrizia Nosengo e Cristina Mantelli

Patrizia Nosengo

Posto che la frase non era certamente felice, qualcuno di voi ha mai insegnato in un professionale? No? E allora meglio non commentare: non avete idea di che cosa siano i professionali in Italia; e posso assicurarvi che – piaccia o non piaccia al populismo oggi diffuso anche a sinistra e alla orrenda (non)cultura del politically correct che oggi ci affligge – se provaste a insegnarvi anche soltanto una settimana direste ben di peggio rispetto a Concita De Gregorio, ma proprio di peggio. Non dei ragazzi, sia chiaro, ché, poverini, sono vittime del ceto da cui provengono, della incapacità della scuola dell’obbligo di fungere da ascensore sociale e dell’organizzazione assurda della scuola secondaria superiore nel segmento dei professionali; ma dei programmi, delle competenze in entrata, della selezione verso il basso dell’utenza, delle aspettative inesistenti da parte delle famiglie e spesso di alcuni docenti, che disprezzano i ragazzi e in classe leggono il giornale, perché ritengono i loro allievi indegni della cultura. Lasciate perdere: si può criticare Draghi politicamente, ma la metafora riguardante i professionali funziona perfettamente. E fare gli indignati è una forma di complicità con questa condizione terrificante della scuola, perché finisce con il negare la sussistenza dei gravissimi problemi che la affliggono.

Cristina Mantelli

Patrizia Nosengo mio marito ha insegnato in una scuola professionale ed amava i ragazzi.

Li seguiva con rispetto e riceveva rispetto.

Se erano assenti spesso si è preoccupato di saperne il perché e molte volte di andare a riprenderli per portarli in classe.

Ci sono suoi studenti che a distanza di molti anni hanno il piacere di salutarlo e fermarsi a parlargli raccontando la loro vita spesso difficile.

Ha sempre cercato di sua iniziativa di discutere con i ragazzi dei problemi nel mondo , di aprire le loro menti e soprattutto di ascoltarli.

Certo che i programmi delle scuole professionali sono carenti in molte cose. Non ci si preoccupa della loro formazione culturale generale ma solo di quella legata al lavoro manuale e qui per me si commette un grave errore.

Per quanto riguarda i docenti ci sono molti che si impegnano e altri che pensano solo ad arrivare a fine mese , come in tutte le scuole.

Certo si può e si deve intervenire per migliorare il sistema, ma manca la volontà politica.

Meglio tenere sempre i disagiati o i meno fortunati con la testa bassa e poco istruiti così da restare manovrabili …