Che senso ha questo attimo 

se i sogni svaniscono o non si avverano,

se niente resta? 

Che senso ha questo attimo

se presto viene rivelato il trucco, il dolce inganno?

Ragazza, che ti sognavo mia,

non cambiare mai, resta semplice e altre banalità. 

Così ti dicevo e quanto ero giovane!

Ragazza, che ti sognavo mia, e ora sei madre

e hai figli, mi lasciasti alla stazione, sembrava 

un arrivederci qualunque e invece era un addio;

facciamo finta che gli anni non siano passati

e ritroviamoci al solito posto, mettiamo tra parentesi

le nostre vite attuali,  per un’antica illusione.

Io non sono un prestidigitatore delle parole.

Scusami se non faccio il funambolo coi ricordi condivisi.

Che senso ha questo attimo

se siamo preda delle contraddizioni,

se vincono le colpe sulle giustificazioni?

Che senso ha questo attimo

se il dolore è l’anticamera del piacere 

o viceversa, se ognuno è imprigionato

con i soliti fantasmi e  desideri nella sua testa?

Che senso ha questo attimo ora

che scrivo di una storia ormai lontana? 

Che senso ha questo sfiorarsi le dita?

Che senso ha questo contatto evanescente? 

Perché un istante è decisivo e un altro no? 

Che senso ha questo attimo

se non siamo neanche padroni dei nostri pensieri,

se non siamo mai padroni di nessun attimo?

Che senso ha questo attimo,

che dovrebbe essere evasione dalla routine

e invece ti accorgi di non viverlo mai pienamente?

Che senso ha questo attimo

e la ricerca continua di altri attimi

che in teoria dovrebbero essere indimenticabili 

e poi vengono fruiti banalmente?

Che senso ha questo attimo

quando non si riesce ad afferrare le sue sfumature?

Siamo figli dello stesso attimo,

abbiamo partorito il nostro amore in un istante,

ci siamo trovati in un istante

e poi allo stesso modo ci siamo persi in un altro istante.

Le parole erano inadeguate, fuori luogo:

fungevano solo da premessa o spiegazione. 

Quell’attimo era Dio che ci chiamava.

Quell’attimo era Dio che attraversava i nostri cuori

e altre retoriche per dire quanto era importante per noi

quell’attimo, quell’istante. 

Quell’attimo quando lo vivi lo vivi nel dettaglio,

quando lo ricordi te lo ricordi in modo globale, generico.

Ti dissi che ora potevo morire felice

dopo un attimo come quello, ma è una cosa che dicono in tanti.

Ti dicevo che era da una vita che volevo vivere

un istante come questo, che me lo conserverò 

come un dono prezioso nella memoria. 

Tutta la vita si riduce in pochi attimi.

Mi ricordo quei riflessi di sole sull’acqua,

quel luccichio dovuto a un guizzo di un pesce 

moribondo sul fiume e una sigaretta fumata in due,

un amore che doveva sbocciare

e invece non nacque, vennero tarpate le ali sul nascere. 

Erano i nostri giorni. Era la nostra primavera. 

Perché quell’attimo abbiamo ricordato? E cosa è 

quella sensazione di aver già vissuto?

Che senso ha questo attimo

se eravamo persi altrove o se eravamo assenti da noi stessi

oppure alienati dalla vita e dal mondo?

Quell’istante che fine farà se il tempo è lineare

o invece votato all’eterno ritorno? Forse tutto

finisce lì, forse tutto finisce qui.  L’orgasmo è 

solo un attimo. Uno sguardo è solo un attimo. 

Tutto inizia e finisce in un attimo.

La vita è fatta di decenni. Ma tutto poi si riduce ad attimi.

La vita è una collana di istanti. L’unico senso

di quest’attimo è quello di sfiorarlo con il cuore

e la mente, sapendo che non si può conquistare

e lasciarlo involare chissà dove.