Le nuove generazioni sono incuriosite dal mondo del vino e ne ricercano esperienze uniche.

Ultimamente si parla spesso del rapporto delle nuove generazioni col vino.

Argomento attuale e diversamente declinato.

Mi piacerebbe affrontarlo iniziando con il focalizzare chi siano anagraficamente i giovani di cui stiamo parlando: sono gli under 35 e cioè i cosiddetti Millennials e la I-Generation.

Partiamo da un dato per poi estendere la riflessione: da un indagine di Wine Intellingence i consumatori più giovani sembrano oggi avere una motivazione più forte a scoprire ed imparare, infatti la metà d’essi affermando di provare piacere nell’assaggiare regolarmente nuovi e diversi tipi di vino, risulta curiosa e di mentalità aperta, attenta alle tematiche del biologico e del sostenibile, protesa verso esperienze uniche.

Pare perciò evidente come le nuove generazioni, quelle che saranno gli adulti di domani, siano importanti da approcciare fin d’ora, senza indugio e senza attendere che passino alla generazione successiva senza essere stati adeguatamente coinvolti nel mondo del vino.

Dobbiamo però anche considerare che se per la X-Generation il vino è la bevanda esclusiva delle loro scelte “alcoliche”, per i Millennials e per la I-Generation è un’opzione tra le tante all’interno delle possibili bevande alcoliche da scegliere (cocktail e ready to drink), perciò il modo di comunicare loro dovrà necessariamente tenerne conto: essendo i giovani tendenzialmente consumatori più curiosi, con meno pregiudizi, più interessati alla wine experience che al vino in quanto tale, è evidente che anche la comunicazione del vino deve migliorare ed adeguarsi offrendo loro esperienze uniche, fatte di territori unici, di biodiversità enologiche, ma anche di momenti spensierati ed immersivi, di piacevolezza nel gustare un bicchiere, di convivialità nel brindisi.

Accettando anche alcune contaminazioni pur nel rispetto della peculiarità territoriale.

Facciamo in modo che gli aperitivi dei nostri ragazzi si ripopolino di vini buoni, di vitigni interessanti, tenendo sempre a mente che, per la maggior parte dei consumatori o potenziali tali, il vino è un piacere.

Poiché i giovani vivono il rapporto con il vino come uno strumento per stare insieme e per socializzare, proponiamo loro anche cocktail che abbiano come vino base le nostre doc, dimostriamo loro come le nostre produzioni enologici, pur nella loro tipicità, sappiano essere versatili: un esempio sono i vini aromatizzati che ben si prestano a questo scopo.

Del resto l’Italia, a partire dai Romani, vanta una delle tradizioni più antiche nell’arte di miscelare il vino: anche per i futuristi esistevano le polibibite a base di vino.

La miscelazione col vino è una pratica antica: nell’Antica Roma i vini si allungavano con acqua, spesso di mare, per aumentare i sentori sapidi.

Sempre nell’Antica Roma esisteva la consuetudine di conciare il vino con miele e spezie oppure era comune anche il Posca, un dissetante a base di vino in acetificazione allungato con acqua.

La consuetudine di bere acqua, aceto e zucchero è rimasta viva nelle campagne fino ai primi del Novecento: il cocktail chiamato Picheta o Mezzone dissetò, dal Nord al Sud, intere generazioni di braccianti al lavoro nei campi assolati.

Al Nord invece si era soliti mescolare il vino bianco all’acqua gasata, pratica che fu mutuata dagli austriaci e da questa usanza nasce il cocktail Spritz.

C’è un altro “cocktail” nato in campagna a base di vino: si prepara con pesche bianche di vigna messe a bagno nel vino rosso, con zucchero abbondante e si lascia a macerare al fresco per una notte. Non ha un nome preciso, ma è una specie di Sangria alla Piemontese che tuttora accompagna le calde serate estive.

Mentre nelle fredde serate invernali, sempre al Nord, si è soliti utilizzare vino rosso caldo, aromatizzato con spezie, normalmente cannella e chiodi di garofano, e scorze di agrumi, di solito limone (“vin brulé” o “vin caùd”).

In conclusione il miscelare avendo come base il vino avrebbe radici antiche.

Favoriamo perciò in tale pratica l’utilizzo delle nostre doc, assecondiamo la curiosità dei giovani, offriamo loro una completa wine experience e dalla curiosità passeranno gradualmente al desiderio di conoscere di più sul determinato vino contenuto nei loro cocktail, iniziando una graduale presa di coscienza del variegato mondo enoico.

Atteniamoci però ad essere per loro degli illuminati docenti come il professor John Keating protagonista de L’Attimo fuggente: tutti avremmo voluto avere un insegnante come lui simpatico ed anticonformista capace di trasmettere passione.

Silvia Gario