Noi siamo in quattro
vecchi, sì, tutt’e quattro:
io, la sorella, la Tonina e il gatto.
Primo a morire, stamattina, è lui.
Piccolissimo “fatto
del giorno”: non l’umano, ma il felino.
Anche questo è il destino:
è passata la morte e ha scelto il gatto. (1974)

Marino Moretti (1885-1979) ha 89 anni, ancora ironico, scherza sulla propria senilità. La poesia è una specie di epigramma, breve sentenza scritta per commemorare un cittadino illustre o un morto familiare. Abbiamo un quinario, il 1° verso, tre settenari, gli altri 4 endecasillabi regolari. Rime: baciate, poi alternate, due baciate e lo splendido explicit a modo di sentenza. Moretti sta giocando; Tonina è la domestica. Assonanza (quasi rima con vocali eguali tra quattro e gatto, entrambi connotati dalla dentale sorda t). Punteggiatura fitta della paratassi franta. Un solo enjambement, tra il soggetto“fatto” e il complemento di specificazione, in frase nominale (senza verbo). La poesia è priva di aggettivi, con i verbi in risalto, quasi una constatazione, una piccola cronaca domestica ( il virgolettato).