Le poesie d’amore che Pavese ha scritto per Constance Dowling – pubblicate in una raccolta dal titolo eloquente, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi – sono tristi sì, ma anche bellissime. Il dolore della perdita si mischia al ricordo dell’amore e il risultato è di una tristezza profonda, ma splendida. Questa poesia, all’inizio della raccolta, è la meno triste. Non c’è il dolore dell’abbandono, solo il paragone vivissimo tra il grigiore del mondo e la donna, che rappresenta la luce e il risveglio.

‘Tu eri la vita e le cose’

Lo spiraglio dell’alba
respira con la tua bocca
in fondo alle vie vuote.
Luce grigia i tuoi occhi,
dolci gocce dell’alba
sulle colline scure.
Il tuo passo e il tuo fiato
come il vento dell’alba
sommergono le case.
La città abbrividisce,
odorano le pietre –
sei la vita, il risveglio.

Stella sperduta
nella luce dell’alba,
cigolìo della brezza,
tepore, respiro –
è finita la notte.

Sei la luce e il mattino.

Cesare Pavese

Si può morire per amore? Probabilmente la perdita della donna amata fu una delle causa che spinse il poeta al suicidio. Questi versi così belli ed intensi esprimono bene ciò che provava,
l’amore era la luce nel buio, il risveglio alla vita…la speranza che finalmente la sua lunga notte fosse finita.