LA MACCHINA DEL TEMPO

(liberamente tratto dal film, The Time Machine, 1960)

Pubblico di seguito la PRIMA PARTE del racconto a cui seguiranno le altre:

…il suo viaggio era compiuto. Non si sarebbe mai aspettato che quella macchina, costruita sulla base di un’idea illuminante sarebbe stata in grado di portarlo fin là. Dall’abitacolo i suoi occhi potevano contemplare un mondo diverso. Non aveva percorso alcuna distanza, a parte quella temporale. Proiettato nel futuro, vedeva ciò che, adesso, era presente al posto del suo laboratorio e, più in là, non c’erano più piante e fiori, con i loro vasi artisticamente ornati, oltre una porta a vetri che si apriva su una serra, ma un’enorme e mastodontica entrata metallica, circondata da alte rocce di una caverna, sormontata dalla testa nera di una sfinge. Una statua impressionante, muta e silenziosa come tutto l’ambiente naturale che lo circondava. Edmund trasse a sé la chiave d’accensione dalla punta di diamante, sfilandola dal cruscotto, in cui, in bella vista, un quadrante dalla cornice argentata, rivelava la data incredibile del 26 giugno 2322. La mise in tasca. Era balzato avanti nel tempo di 300 anni e alzandosi dal sedile, cominciò la sua esplorazione di quel nuovo mondo. Camminò a lungo con lo sguardo attento, pronto a cogliere i particolari di quanto aveva intorno. Era circondato da una vegetazione rigogliosa, alberi con frutti di dimensione abnorme e dall’aspetto succulento erano ovunque. Avrebbe potuto nutrirsi per il resto della vita senza problemi, tuttavia, un mistero sembrava sempre più profondo e senza alcuna risposta. Dove erano gli abitanti? In quel luogo, a parte i vegetali, vi era anima viva? Era penetrato da tali domande che stavano cominciando a diventare preoccupanti, quando, ad un tratto, avvertì l’intenso e lungo suono di tante e innumerevoli voci che, lungo un fiume, il cui scorrere si sentiva in sottofondo, chiacchieravano tra loro, ridevano e scherzavano. Senza alcun timore, si diresse nella loro direzione e, aprendosi un varco, per l’ennesima volta, nel folto della vegetazione, arrivò al luogo da cui provenivano. Sulle sponde di un corso d’acqua dalla superficie trasparente, vi erano seduti tra e sulle rocce, numerosi gruppi di giovani e bambini, dall’aspetto curato e piacevole. Non vi era, tra loro, una sola presenza di persona anziana o vecchia. Si rese subito conto che era in grado di comprenderne la lingua, come in una sorta di prodigiosa telepatia e pensò che fossero angeli del Paradiso. “È questo, dunque, il futuro dell’umanità?” – si chiese – “Ritrovarsi a trascorrere il tempo nella gioia e nella beatitudine, in perfetta salute e senza più invecchiare?”

...CONTINUA

(Tutti i diritti riservati all’autore Maurizio Coscia)

L’autore Maurizio Coscia ha realizzato in self publishing l’opera,

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