Me Piemont

La realtà è guerra

A Cuneo viveva un uomo che aveva lavorato sodo tutta la vita, era emigrato in Francia e lì aveva compreso quanto amaro e duro fosse il pane straniero; per tutto il periodo lavorativo francese, che durò ben otto anni, si sentì chiamare con epiteti sprezzanti e le ingiustizie che vide gli rimasero impresse nello spirito. Ma non poteva mollare, cinque bocche da sfamare attendevano i denari che gli inviava, e il solo pensiero loro gli dava la forza di resistere. All’epoca del massacro di Aigues-Mortes, in cui perirono degli innocenti lavoratori, in prevalenza piemontesi, lui lavorava in un paese poco distante; fece le valigie appena seppe della tragedia e tornò alla sua città d’origine, mai più avrebbe rimesso piede sul suolo francese, tanto ostile agli onesti lavoratori.

Tornò quindi dalla amata moglie e alla sua casa natìa, i pargoli crebbero sani e vigorosi e lui era l’uomo più felice del mondo; il sale che aveva inghiottito in terra straniera non era riuscito a vincere la dolcezza del suo animo.

Divenne nonno, un saggio anziano che si prodigava affinché la vita dei suoi congiunti scorresse come acqua limpida e cristallina.

Un giorno un suo nipote, che aveva all’epoca dodici anni gli chiese “nonno, cos’è la realtà?”, il nonno pensò alcuni istanti e rispose “la realtà è guerra”, “cosa significa, nonno, perché dici che la realtà è guerra?” e il nonno aggiunse “guardati intorno, caro nipote, e troverai la risposta.”

Da quel giorno il nipote si fece attento e notò che in fondo il nonno non aveva torto, che effettivamente tutto ciò che esiste è in guerra col proprio antagonista, siano esseri viventi, che cose inanimate e anche quelle intangibili, come i concetti; gli uccellini che divorano gli insetti vengono a loro volta divorati dai loro predatori, e all’apparenza i predatori più grandi e gagliardi, coloro che sono in cima alla catena alimentare sembrano vincenti, ma in realtà essi non devono entrate in conflitto con i batteri o i virus, perché quei microscopici esseri sono in grado di spedirli al Creatore.

Vedeva l’acido corrodere il marmo, le tenebre in lotta perenne con la luce, la bontà che combatte la malvagità, la veglia che soccombe al sonno per poi prendersi la rivincita e così via; non sfuggiva quindi neppure la vita dell’uomo a questa regola, passata a combattere avversità, imprevisti e pestilenze per poi soccombere nella battaglia finale con sorella morte.

Il ragazzo si convinse quindi dell’ineluttabilità della contrapposizione delle cose e giudicò necessario prepararsi alla guerra, intesa come conflitto bellico; da ragazzo giudizioso e riflessivo quale era cambiò atteggiamento e divenne via via più avvezzo a giochi cruenti, nei quali immaginava di uccidere moltitudini di nemici.

Il nonno si avvide del cambiamento e interrogò il nipote “che ti succede, nipote mio, cosa ti ha indotto a perdere la tua gioiosa voglia di scoprire il mondo mutandola in odio distruttivo verso l’umanità?”; “vedi, nonno, ho capito che tutto è in guerra e quindi mi adatto a questa realtà”, il nonno sorrise con dolcezza e disse “è vero che tutto è in guerra, ma è anche vero che persino la guerra è in guerra, anch’essa ha il suo antagonista, e il suo nome è pace. Questo devi fare, figliolo, essere un soldato della pace e partecipare attivamente a contrastare la guerra; quest’ultima si fonda sull’interesse economico, l’odio e l’ignoranza, tu la combatterai con l’onestà, l’amore e la conoscenza.”

Riedizione di racconti di Ernesto Martinasso pubblicati su Me Piemont.