Ad Agosto e Settembre maturano le more, i neri e dolcissimi frutti del rubus fruticosus, il comune rovo che cresce spontaneo sulle nostre colline, nei luoghi selvatici ed abbandonati, ai lati dei sentieri di campagna in un inestricabile groviglio di rami, abbarbicandosi alle altre piante.

Immagine di Silvia Gario

Mi sovvengono le estati passate in cascina a raccogliere more, una consuetudine attesa e scandita nei gesti quasi come un rito: si partiva in bicicletta, con ceste e cestini sistemati un po’ ovunque, destinazione un sentiero nascosto ai margini di un boschetto selvatico, un edificio diroccato, un terreno abbandonato.

Era una gioia raccogliere i piccoli e succosi frutti per poi portarli, esultante del ricco bottino, alla nonna che provvedeva a trasformarli in marmellate e succhi.

Questi deliziosi frutti sono conosciuti da secoli come alleati preziosi della salute: hanno grandi qualità antiossidanti, perché contengono moltissime antocianine e flavonoidi ed inoltre sono diuretiche, dissetanti e depurative, sono ricchissime di vitamina C e vitamina A, contengono acido folico ed aiutano a regolare i livelli di omocisteina, due sostanze importantissime soprattutto durante la gravidanza, ma utilissime anche ai bambini ed agli anziani.

Un tempo della pianta si utilizzavano anche radici e foglie, per le loro qualità antiemorragiche, antibatteriche ed antivirali, ancora adesso molto usate in erboristeria.

Foto di 💙♡🌼♡💙 Julita 💙♡🌼♡💙 da Pixabay

La pianta della mora, il rovo selvatico, è inoltre una risorsa per le api in tempo di fioritura, ed una fonte di cibo per gli animali selvatici durante la fruttificazione.

Anticamente i rovi di spine venivano usati per delimitare i confini delle proprietà, creando delle barriere naturali invalicabili.

Poiché le more sono difficili da trovare in commercio perché facilmente deperibili e piuttosto costose, dato che la raccolta viene fatta a mano, il mio suggerimento è di programmare una bella gita (muniti di cestino) in Monferrato, per venire a raccoglierle direttamente e gustarle ancora fresche o portarle a casa ed utilizzarle per una confettura o per degli ottimi centrifugati: unendo al piacere di un trekking sulle splendide colline Monferrine, immergendovi nella natura, il sapore del frugare fra i cespugli alla scoperta, lungo il cammino, di gustose prelibatezze, prezioso regalo, buone da consumare sul posto con sapienza così come natura le ha fatte o da conservare in barattolo.

Mi raccomando: raccoglietele quando sono nere e morbide, quando sprigionano il massimo del loro sapore.

Silvia Gario