– A volte mi capita di non riuscire a distinguere tra sogno e realtà – dice Parker, seduto dietro alla sua scrivania. – Alla fine si crea una sorta di confusione mentale … –

– Te la sei vista brutta, stanotte – osserva Ted, seduto dinanzi.

– Per un momento ho temuto per la mia piccola, sembrava maledettamente vero … ho avuto paura, lo ammetto. –

– Ci credo – dice Jennie, accomodata a fianco di Ted. – Ogni volta che hai questi incubi me ne accorgo subito; ti si legge in faccia quello che hai passato. Per te, seppur in senso onirico, rappresenta un lavoro straordinario, uno sforzo mentale non indifferente. E non puoi farci nulla per evitarlo. –

– Già, ho la sensazione che mi perseguiterà per tutta la vita – lo sguardo del detective viene attratto da una mosca poggiata beatamente sul piano della scrivania. – Ha scelto il momento migliore per mostrarsi. –

– Sei alquanto indulgente – dice con un sorriso la donna.

– Sì, non mi va di farle la guerra. –

– Non avrebbe scampo. –

– Questo è poco ma sicuro. –

– In qualche modo c’è da ammirarla – interviene Ted. – Forse vorrebbe socializzare. –

– Immagino che tu stia scherzando – risponde Parker, incrociando lo sguardo con l’amico.

– No. Sono anche loro esseri viventi e, come tali, hanno un cuore, un’anima, una sensibilità … –

– Sì, certo, magari potrei scambiarci due parole, invitarli a cena, o quant’altro; tanto, sono esseri viventi. –

– Non intendevo proprio questo … –

– Certo. –

La mosca sembra aver capito l’antifona, e si alza in volo.

– Una cosa è certa, leggono il mio pensiero – dice Parker.

– Alla lunga avresti perso la pazienza – osserva Jennie.

– Esatto! –

–  È come pensavo, sono più intelligenti di quello che sembrano – ribadisce Ted. – Cosa c’è? – chiede a Parker, vedendolo sovrappensiero. – Non ti è andato giù il fatto che sia riuscita a farla franca? –

– Ti riferisci alla mosca? – risponde il detective.

– Sì. –

– No, stavo pensando a ben altro, di quanto la realtà superi spesso di gran lunga gli incubi più terrificanti. –

– So a cosa stai pensando. –

– Già. E questo, credimi, ci fa sprofondare in una immensa tristezza. E non c’è risoluzione del caso che possa rincuorarci. –

– Sì – ammette suo malgrado, Ted.

– Vado a preparare il caffè, con la speranza che ci tiri su il morale – dice Jennie, alzandosi dalla poltrona.