LA MACCHINA DEL TEMPO

(liberamente tratto dal film, The Time Machine, 1960)

Pubblico di seguito la SECONDA PARTE del racconto a cui seguiranno le altre:

“Gli sembrò davvero qualcosa di favoloso, tuttavia, ad un certo punto, in mezzo a quella calma piatta e senza nefaste emozioni, si sentì chiara e angosciante la voce di una giovane ragazza. Edmund si precipitò nella sua direzione, richiamato dalla disperazione che esprimeva. Muovendosi tra i gruppi di abitanti di quel nuovo mondo, notò un’insolita rilassatezza. Eppure era sicuro che non fosse l’unico a sentire quelle urla spaventate. “Perché nessuno dei presenti si era messo in azione per fare qualcosa come lui stava tentando di fare? Perché nessuno sembrava preoccuparsene?” Mentre, velocemente, rifletteva su queste cose, il viaggiatore del tempo si rese conto che a gridare in quel modo era una giovane donna precipitata in acqua. La corrente del fiume la stava trasportando via e lei, non sapendo nuotare, stava rischiando di morire annegata. All’improvviso, Edmund cominciò a dire ad alta voce, conscio di poter essere compreso: << Ma cosa fate? Perché nessuno cerca di salvare quella donna? >> Non ebbe alcuna risposta, a parte un apatico e disumano modo di fare di tutti i presenti che non si curavano di nulla al di fuori dei loro discorsi che, ora, apparivano pieni di vuoto e senza senso. Edmund si tolse la giacca e si buttò in acqua, nuotando con foga verso la sventurata, nel tentativo di salvarla. Riuscì a raggiungerla, mentre a fatica si teneva ad una roccia affiorante dall’acqua. La corrente era molto forte, ma l’uomo, nuotando con tutte le sue forze e trascinando con sé la donna, raggiunse in breve la riva. Adagiata su un letto erboso e soffice, si riprese. Intorno la scena continuava ad essere irreale: nell’incuria generale, Edmund aveva strappato alla morte una giovane fanciulla che, ora, in qualche modo sembrava manifestargli gratitudine. Si parlarono tra loro e il viaggiatore del tempo notò quanto la sua interlocutrice fosse carina e gradevole. Il suo modo di fare era assolutamente gentile e rilassato, nonostante che, poco prima, avesse rischiato di morire. “Gente assuefatta all’inevitabilità della morte”. L’uomo pensò, ad un tratto e non sapeva darsi altra spiegazione di quell’atmosfera di innaturale tranquillità, che si leggeva sul volto e negli sguardi di chiunque lo circondava, di fronte ad un evento drammatico, come il rischiato annegamento precedente, se non questa. Poco dopo, la fanciulla, dopo avergli confidato di chiamarsi Sheila, lo invitò a seguirla perché era tempo di raggiungere, insieme a tutti gli altri giovani e bambini presenti in riva al fiume, il luogo in cui avrebbero mangiato e trascorso il resto della giornata, fino all’alba del giorno seguente.”

...CONTINUA

(Tutti i diritti riservati all’autore Maurizio Coscia)

L’autore Maurizio Coscia ha realizzato in self publishing l’opera,

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