Un crimine contro l'umanitá. 6 e 9 agosto memoria delle ...

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM

6 Agosto 1945 tragedia di Hiroshima e poi 9 agosto 1945, a tre giorni dello spietato accaduto, viene sganciata una seconda bomba atomica, l’obiettivo era la città di Kokura, ma per scarsa visibilità fu deciso Nagasaki. Della serie, non ha importanza il posto, ma fare più danni possibili. Morirono settantaquattromila persone, senza contare le conseguenze devastanti, a causa delle radiazioni.

dal web


Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore. Salvatore Quasimodo.


Mi piace ricordare questa poesia ” uomini del mio tempo”. Quando l

a lessi la prima volta, ero molto giovane, ne rimasi spaventata e piansi, nulla è cambiato, nulla cambia.
Affinchè gli Stati Uniti ottenessero una resa rapida, fu deciso il lancio, a vista di due bombe atomiche, mai testate prima. L’eplosione della bomba atomica avvenne a meno di 600 metri dal suolo, per fare in modo che fosse più distruttiva possibile. Nel giro di pochi secondi il 90% degli edifici furono cancellati e morte circa 140.000 persone. Spazzate via, bruciate, polverizzate. Altri furono avvelenati dal fumo, dalle radiazioni, colpiti da necrosi, ed altre terribili malattie che portarono alla morte, tra atroci sofferenze. Il 9 agosto dopo le 11, si ripete a Nagasaki, una nuvola mortale a forma di fungo, una pioggia nera, una morte crudele, spazzati istantaneamente, circa 80.000 persone.

immagini devastanti, Dal web

Numeri, siamo numeri? Per chi sopravvisse le ferite non furono solo fisiche, ma anche psichiche, gli ”hibakusha ” i ”sopravvissuti”. A Hiroshima la temperatura di 3.870 gradi, carbonizzò, ustionò, sfigurò, mutilò, torturò, migliaia e migliaia di corpi. Le persone perdevano brandelli di carne, terrore e dolore immenso.
La mattina del 6 agosto 1945 alle 8, 16 , l’aereonautica degli Stati Uniti, sganciò la bomba atomica ” little boy” sulla città di Hiroshima, tre giorni dopo su Nagasaki fu la volta di ”fat man”, in entrambi i casi nomi ironici per degli ordigni di distruzione per niente divertenti!
Forse qualcuno, in entrambi i casi trovò il lato ridanciano.

dal web. Questa foto fece il giro del mondo ipocrita. Questo bambino ha sulle spalle il fratellino morto.


L’aereo che sganciò la bomba su Hiroshima, aveva il nome di ” Enola Gay” come la madre del comandante che pilotò l’aereo in quel famoso 6 agosto 1945. Il nome del comandante Paul Tibbets, ma ha importanza?

immagini storiche dal web

potrei raccontare del pilota dell’aereo, e tante altre cose, ma non hanno importanza. Quello che accadde fu importante e devastante, qualsiasi popolo dovrebbero viverlo con forte imbarazzo? non c’è una parola per definire ciò, basta la vergogna? bastano scuse? Disonore, ignominia, onta, infamia, ma nessuna parola colma questo disastro e nella seconda gurerra mondiali ci furono anche sei milioni di ebrei uccisi da Hitler, 15 milioni di vittime dell’ololcausto. La verità che gli uomini continuano ad uccidersi, a scannarsi, a coltivare forti interessi personali di potere. Continuiamo a buttare bombe, distruggere popoli, ci sono tantissimi conflitti in corso. I deboli soccombono, quelli che non c’entrano continuano ad essere ammazzati, per ideologia, religione, un pezzo di terra. tutti a dare prova di machismo, a distruggere, distruggere! foreste, uomini, i più deboli. Le lezioni non sono servite, abbiamo la guerra a un tiro di schioppo da casa, anzi la minaccia di una guerra atomica. Tutti a giocare con le atomiche, io la tiro, tu la tiri, io sono più forte, la mia bomba è più grande, la mia più potente. Che bello tutti alla fine, i potenti, quelli che non soccombono, che non vanno al fronte, a vivere, nei rifugi atomici da cui non usciranno mai più. La soddisfazione di una terra che non ci sarà più, ma alla fine che grande soddisfazione! Intanto abbiamo cominciato a lavorarci bene con i disastri, deforestazione, incendi, sfruttamento delle risorse, impoverimento culturale, impoverimento economico, malattie a livello globale, fame, sete, scioglimento dei ghiacciai, stavolgimenti meteorologici. Insomma siamo bravi, poi a parlarne tutti bravi! Di speranza ne abbiamo? quanta ne è rimasta ora che il mondo comincia a bruciare e noi ad accapigliarci? Siamo gli animali più pericolosi e più feroci di tutta la terra, su questo non c’è dubbio. Coltiviamo rabbia, odio, amore smodato per il potere, ucciadiamo solo per il gusto di farlo. Ora vorrei chiedere a tutti questi individui che smaniano per il potere, la corruzione, quando moriranno dove si portano tutte le cose che hanno voluto con la forza, tutta la loro smania dove va a finire? Vorrei aggiungere che alla fine si muore tutti.

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno, né di notte,
né per mare, né per terra:
per esempio, la guerra. Gianni Rodari

Immagini dal web, effetto devastante delle radiazioni
La sagoma di una vittima bruciata sui gradini di una banca. Il calore e la luce generati dalla bomba furono così intensi da cambiare le tonalità delle strade e degli edifici, lasciando le aree “protette” dai corpi umani, più simili alle loro sfumature originali.

Universal History Archive/UIG via Getty Images

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM