Nello sconfinato panorama della storia poetica italiana, furono pochi gli autori che riuscirono a raggiungere le vette liriche di Giovanni Pascoli (1855-1912), considerato ancora oggi uno dei poeti più preziosi ed emblematici della storia italiana ed europea. Tra le sue grandi passioni spicca un particolare interesse per il mondo del vino e della vite. È noto che ci tenesse molto ad avere una cantina ben fornita e che avesse un gusto particolare per la tavola e per i prodotti di alta qualità, qualsiasi essi fossero. Addirittura, durante le sue trasferte in veste di insegnante e accademico, raramente mancava di procurarsi bottiglie particolarmente pregiate tramite i numerosi contatti in tutto il Paese. ll rapporto di Pascoli con il vino fu sempre complicato, in precario equilibrio tra la passione, coltivata sin dalla gioventù a San Mauro di Romagna (oggi San Mauro Pascoli), e una vera e propria dipendenza dall’alcool, aggravatasi negli anni del ritiro a Castelvecchio e tra le cause principali della sua morte a Bologna nel 1912. Forse proprio per un inconscio pudore o per vera e propria vergogna dei propri eccessi, Pascoli non menzionò quasi mai il vino direttamente nelle sue opere, fatta eccezione per qualche accenno in liriche come “Germoglio”, contenuta nella grande raccolta Myricae (1891-1903). Anche nella celebre I Tre Grappoli, poesia contenuta nella stessa raccolta, i riferimenti al vino sono sempre vaghi e ambigui. Chissà che il poeta non volesse, in qualche modo, parlare della sua stessa sofferenza – mettendo in versi il lento declino dovuto alla sua dipendenza – e invitare, sé stesso e noi, a fermarci al primo grappolo.
I primi bicchieri sono un grande piacere, i successivi ti sollevano dai dispiaceri, poi, però, non bere più. Se vai oltre, cadrai ubriaco e da ubriaco ritorneranno nella tua mente quei dolori antichi, per cui hai già pianto. L’invito a bere con misura, diventa l’amara constatazione che l’uomo non ha rimedi contro le proprie sofferenze.

I TRE GRAPPOLI

di Giovanni Pascoli

Ha tre, Giacinto, grappoli la vite.
Bevi del primo il limpido piacere;
bevi dell’altro l’oblio breve e mite;
e… più non bere:

ché sonno è il terzo, e con lo sguardo acuto
nel nero sonno vigila, da un canto,
sappi, il dolore; e alto grida un muto
pianto già pianto.

*Purtroppo nonostante questi versi, il poeta morì a 57 anni per cirrosi epatica proprio a causa dell’eccessivo uso dell’alcol. Probabilmente trovava nel vino rifugio al peso della depressione, del suo animo fragile come molti talenti dilaniati tra dolore e genio.