Le immagini scorrevano ininterrotte in TV.
In quella strana estate di campagna elettorale una donna, madre come lei, che aveva dato la vita nel suo grembo materno, si infervorava nel parlare di blocchi navali, di respingimenti, di tutto quanto fosse il contrario dell’inno alla vita.
“Basta!”, disse.
La sola vista di quelle immagini le procurava un dolore sordo, profondo.
Rivide altre immagini del passato.
L’orfanotrofio, in quello sperduto paese africano, era una costruzione a dir poco fatiscente, con bimbi di età varia che dormivano ammassati in letti altrettanto fatiscenti, in attesa che un angelo, proveniente da un paese straniero, li potesse adottare.
Era una madre, ma il suo ventre era stato dichiarato sterile, e lei aveva superato migliaia di grovigli burocratici pur di poter adottare un figlio.
La prima volta che vide quel fagottino, nero nero nero come la pece, con enormi occhioni che la osservavano con l’incanto di una vita che chiede di essere sostenuta, lei scoppiò in un pianto dirotto.
Quel giorno aveva partorito il suo bambino.
Ne era rimasta rapita al suo primo sguardo.
Non era facile, non era per nulla facile essere madre di un bimbo nero nero nero come la pece…
Il Paese nel quale viveva, pur dichiarandosi sulla carta civile, era ancora legato ad un razzismo difficile da estirpare.
Michael era cresciuto sano come una quercia, bello come il sole, e vivace vivace vivace, con una curiosità intellettuale che lo aveva portato a raggiungere ottimi risultati scolastici.
La madre ne era fiera.
Avevano, però, dovuto superare, entrambi, prove difficili, estremamente difficili, come quando Michael era tornato con il naso rotto a causa di un pugno sferrato da un compagno che non gradiva il suo colore oppure quando fu l’unico escluso ad una festa data da un bambino i cui genitori si erano dichiarati orgogliosamente razzisti.
“Basta!”, tornò a ripetere alla vista di quelle parole ed immagini immonde.
Non si era accorta che Michael, che aveva nel frattempo compiuto 18 anni, stava osservando le stesse immagini.
Michael disse alla madre: “Mamma, non tutti gli italiani sono come la signora che sta parlando in TV. Esistono anche angeli come te che sanno cosa sia la vita, pur non avendo avuto la possibilità di darla dal proprio ventre.
Il 25 settembre andrò a votare, per la prima volta, e come me tanti altri giovani e meno giovani che, di certo, non si riconoscono in questa destra, razzista, xenofoba, omofoba…
IO saprò come votare per il mio Paese!
La donna comprese, in quello stesso istante, di aver fatto davvero un bel lavoro con il suo adorato figlio che rappresentava, a dispetto di quanti si soffermavano soltanto a stigmatizzarne il colore, l’incarnazione di una Italia multietnica, multirazziale, nella quale poter convivere nel più pieno rispetto reciproco…
Anna Neri
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