Letta non può dare patenti

Claudio Desirò09: 27 Martedì 30 Agosto 20220

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Di fronte ad una delle campagne elettorali di più basso livello della storia repubblicana nella quale, a parte rare eccezioni, ci si confronta a forza di slogan, di proposte al rialzo e di scontri sulla paura dell’avversario, Letta ed il Pd stanno dando il proprio peggio, evidenziando il populismo che ha pervaso il partito ed esplicitando l’atteggiamento da “unti del Signore” che li ha sempre contraddistinti. Dopo anni in cui la comunicazione ha sempre ruotato intorno al concetto “o sei con noi o sei un pericoloso estremista e fascista”, ora si è passati a slogan ancora più populistici in cui si assegna la dignità di pensiero a seconda che si voti o meno per loro. Una campagna che il sereno Enrico ha iniziato con lo slogan “o sei con noi o sei dalla parte di Putin”. Scordandosi o facendo finta di farlo, di essere alleato con chi filoeuropeista non è mai stato, ha deciso di dare per scontato che qualsiasi forza politica che non sia il Pd e qualsiasi elettore che non voti per questo, sia amico del dittatore russo. Seguendo il filone del “o con me o non sei degno” ha intestato esclusivamente al Pd la sensibilità sulle lotte al cambiamento climatico, come a dire “chi non vota Pd non vuole affrontare una transizione green”.

Una narrazione lontana dalla realtà dei fatti utile solo a polarizzare in modo falso un confronto già in partenza polarizzato. Ma la chicca di queste ore, forse, va addirittura oltre questa narrazione in stile populista: “o voti Pd o sei un no vax”. Ora che il Pd e Letta si siano, come detto, sempre sentiti come i prescelti, i depositari della verità, lo si è sempre intuito, ma esplicitarlo così mi sembra un autogol che porterà molti degli indecisi, magari medici, ricercatori, farmacisti, scienziati a votare altrove.

Slogan polarizzanti che arrivano ad insultare coloro che si permettono di non votare Pd, di pensarla politicamente in modo diverso dal suo segretario e che sottolineano un atteggiamento disperato alla ricerca di un consenso basato sulla paura dell’avversario. Concludendo, al segretario del Pd vorrei ricordare che né lui e nemmeno il suo partito, come chiunque altro, possono assurgere, col ditino alzato, al ruolo dei “giusti” a prescindere e lui, come nessun altro, può intestarsi il ruolo di distributore di patentini di appartenenza altrui. Non è tramite la campagna “o sei del Pd o sei feccia, ignorante, oscurantista” che si vincono le elezioni e, sicuramente, non è tramite questo tipo di atteggiamento che si costruisce il futuro del Paese.