La donna infila la chiave nella toppa della porta e aspetta alcuni secondi prima di far scattare lentamente lo scrocco. Apre l’uscio, guardando per terra; sembra avercela fatta, pensa Norah, quando, appena entrata dentro l’appartamento, richiude la porta e dietro di essa vede immobile a darle il benvenuto, Micia, la simpaticissima gattina. La donna accoglie la sorpresa con un sorriso, prendendo in braccio il piccolo animale.

«Me l’hai fatta! Sei più furba di una volpe.»

«La nostra Micia non finisce mai di sorprenderci, è un amore!»

«Ciao mamma.»

«Ciao Norah» risponde la donna, seduta sul divano nel salone. «Conosci, immagino, l’avvocato Jorge Ward, amico di papà.»

«Salve. Sì, ci siamo visti diverse volte.»

«Salve. Purtroppo l’ultima volta è stato al funerale di Marlon» dice l’uomo, seduto sulla poltrona.

«Già» Norah, rimette giù Micia.

«Non so come ha avvertito la tua presenza, ma a un certo punto è scattata andandosi a nascondere dietro la porta» afferma la mamma di Norah. «È sempre impaziente di vederti.»

«Come lo sono anch’io» replica compiaciuta la donna, mentre osserva Micia giocare con la sua pallina rossa.

«Siediti.»

«Non vorrei disturbarvi … »

«Non ci disturbi affatto; parlavamo di papà.»

Norah si accomoda sull’altra poltrona.

«Anche se non ho frequentato spesso la vostra casa, fra me e suo padre c’era un’ottima amicizia che durava da decenni, dai tempi dell’università.»

«Qualche volta papà mi ha parlato delle vostre scorribande giovanili. Ne andava fiero.»

«Eravamo giovani e credevamo di essere i padroni del mondo. Con l’avanzare degli anni capisci che le cose non stanno proprio così.»

«Non ti sentirai vecchio?» dice la signora Butler.

«Non ho più vent’anni.»

«Basta o finirai col contagiarmi. L’avvocato Ward è venuto a farci visita, ma anche a chiederci una cosa.»

«Sì, come ho già detto alla sua deliziosa mamma, sto lasciando il mio vecchio studio e avrei piacere di trasferirmi in quello di papà. Il luogo mi piace moltissimo, in pieno centro; e anche l’immobile è di mio gradimento.»

«Be’, per me non ci sono problemi. Tanto, prima o poi lo avremmo dato in affitto. Comunque, mamma, sei tu a decidere.»

«Per me non ci potrebbe essere migliore opportunità. È come se lo studio rimanesse in famiglia. Ero insicura perché pensavo che a te potesse servire.»

«No. Al momento non saprei cosa farmene.»

«Io potrei lasciarlo in qualsiasi momento lo desideriate» replica Ward.

«Ok. Per me non ci sono problemi.»

«Bene, puoi prenderne possesso quando lo vorrai» dice la signora Butler.

«Perfetto!»

«Forse dovremmo sgomberarlo … non parlo della mobilia, ma dai documenti, dal computer e tutto ciò su cui papà lavorava. Su tutto quel materiale avevo pensato di farci dare un’occhiata da una persona competente … credo che ci siano delle pratiche in sospeso.»

«Chi meglio dell’avvocato Ward. È un lavoro che potresti fare tu … se te la senti» dice la mamma di Norah rivolgendosi all’uomo.

«Certo! Con piacere!»

«Io ho provveduto a portare via un portatile, alcune rubriche e due cellulari, con l’intento di darci una sbirciatina. Li tengo a casa mia; se vuole … » dice Norah.

«Faccia con comodo, intanto esaminerò il materiale che troverò in studio. Da domani in poi trasferirò lì tutte le mie cose, se non avete nulla in contrario.»

«Anche stanotte, se lo desideri» risponde la signora Butler. «Basta che mi ricordi prima di andartene di darti le chiavi. O vorrai buttar giù la porta?»

«Non ci penso nemmeno! È di ottima fattura; rimetterla a posto costerebbe un occhio.»

«Spese che dovrai affrontare tu.»

«Tranquilla, non succederà. Non abbiamo ancora parlato dei soldi dell’affitto … »

«Ho voluto lasciare per ultimo l’argomento perché è la nota più antipatica … sto scherzando! Non preoccuparti, qualsiasi somma ci darai, va bene.»

«Sì, nessun problema» aggiunge Norah.

«Devi sentirti come se fossi a casa tua; senza abusare» dice con simpatica ironia la signora Butler.

«Sono semplicemente onorato.» replica Ward.