Michail Gorbacev l’uomo e lo statista

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Agostino Pietrasanta. Appunti alessandrini

Senza nostalgie e al di fuori dei canoni celebrativi; lascia la scena mondiale uno statista autentico e, come i grandi statisti ha suscitato sentimenti non certo monocordi, ma reazioni contrastanti.

Non poteva essere visto se non con la prospettiva di una dialettica imposta dalle contingenze. Nato nel 1931 nel corso del 1985, poco più che cinquantenne divenne segretario generale del Partito Comunista dell’URSS e dal 1990 presidente della stessa Unione Sovietica. Già il percorso resta un segno della svolta di un sistema ormai obsoleto, ingabbiato in uno dei pregiudizi autoritari presenti sulla scena mondiale; ma Gorbacev sapeva guardare lontano, sapeva intuire le grandi prospettive credibili del futuro e ne realizzava le possibili prospettive, con le speranza proprie di un’utopia del possibile e del coraggio. Promosse da subito una svolta nella libertà di stampa, una libera circolazione interna per i suoi concittadini, la possibilità di un confronto dialettico in campo di opzioni o per lo meno di opinioni politiche; si rese consapevole che le restrizioni di un potere ingessato non potevano concorrere e opporsi alle sfida del mondo contemporaneo, neppure con quelle non proponibili sul piano etico e politico.

L’Occidente prendeva atto col fiato sospeso della sua “perestroika” (ricostruzione), la sua “glasnot” (trasparenza), ma non si rendeva conto della terza parola del motto (un trinomio che richiama quello della Rivoluzione Francese), “uskariene” (accelerazione). Sapeva che i suoi concittadini avrebbero voluto tutto e subito anche e forse sul piano del libero mercato, in aggiunta a quello della libera circolazione del pensiero. Il grande statista si rendeva conto però che sradicare un sistema congelato nella vita pubblica e anche privata in tutti i suoi gangli aveva bisogno di lunghi tempi e lucida lungimiranza: per questo la parola “uskariene” (accelerazione) fu soppressa dal vocabolario usato e dal bellissimo trinomio: aveva capito subito che per quanto bellissimo, il trinomio era impraticabile, certi processi necessitano di anni. Potremmo anche aggiungere che chi non ha avuto la pazienza della storia ha introdotto pasticci.

Gorbacev aveva anche capito che le sue riforme, la sue speranze, le sue prospettive di un futuro di libertà e di pace internazionale non potevano realizzarsi in compresenza del muro di Berlino; se parecchi sono convinti (lo sono anch’io) del contributo di Giovanni Paolo II alla caduta di un’autentica vergogna storica, costoro ( io sono tra loro)  dovrebbero anche pensare al convergere della prospettiva di merito con quella dello statista sovietico. Peraltro tutti ricorderanno una straordinaria udienza dei due personaggi in S. Sede, nel corso degli anni ottanta. Forse, sia detto di passaggio, sarebbe stato straordinario se il papa avesse compreso l’importanza dell’America latina, come ha lucidamente valutato quella del mondo sovietico, nella realizzazione della pace mondiale.

Purtroppo la visione di Corbacev ha subito le riprese di involuzione che la storia conosce: io sono solito definirle, “spirito di Termidoro”.

Ho avuto la fortuna di conoscere anche l’uomo Gorbacev, quando, per incarichi istituzionali l’ho incontrato a Bosco Marengo. Era arrivato nel nostro territorio prima nel 2002 e poi nel 2008 in occasione del Forum internazionale per l’interdipendenza. Era di un’umanità coinvolgente che sapeva guardare il cuore dell’uomo. Nel 2002, fu facile per il sindaco di allora, Mara Scagni, che conosce la lingua russa, dialogare del reciproco amore per l’immensa campagna del suo Paese, per gli usi e i costumi di una straordinaria popolazione, dei poeti di una terra grande, dei versi di Puskin e di Esenin, delle appassionate liriche d’amore legate a una tradizione millenaria.

Ora le regole imposte dall’anagrafe hanno posto fine a una vita straordinaria, alla vicenda di un personaggio che guardava avanti: forse anche troppo.

N.B. Ringrazio Mara Scagni per i suggerimenti e le suggestioni che mi ha inviato per permettermi di scrivere questo breve contributo.