È stata una bella serata. Ma soprattutto Dario è contento dell’amicizia che si è instaurata fra lui e Luana. Da lì a un cambio di rapporto il passo potrebbe essere breve. Non c’è premura, ogni cosa va fatta a suo tempo. Il mattino seguente l’uomo è seduto davanti alla scrivania, con l’intento di addentrarsi tra le pagine del suo nuovo romanzo. Finora ha scritto ben poco e ogni volta che tenta di proseguire trova dinanzi un muro invalicabile. È come se aspettasse l’input. Si trascina per un paio d’ore riuscendo a scrivere poche righe, quando, ad un tratto, sente fuori le solite urla d’aiuto. Dario si alza dalla sedia e va a vedere attraverso il vetro dell’anta del balcone il consumarsi dell’ennesimo scippo. Questa volta sono stati velocissimi. La sventurata coppia è scesa dalla vettura con il viso sconvolto dall’incredibile esperienza. Dario si sente impotente e allo stesso colpevole di fare da semplice spettatore; non si sente di guardare quelle due persone, distrutte nell’animo e umiliate come esseri umani. Allontanatosi dal balcone, Dario si lascia cadere sul divano, in uno stato di profonda rabbia. Non è possibile continuare in questo modo; è sicuro di non farcela. Non si può far finta di nulla; è impossibile.

«In che mondo viviamo!» si sfoga l’uomo. «Se avessi avuto una pistola me ne starei qui in agguato, dietro la finestra, ad attenderli, e quando arriva il momento gli sparerei addosso, senza lasciargli scampo … figli di puttana! Certo, la colpa è delle istituzioni, i nostri governanti di merda … »