Con la città che si allontana sempre più alle sue spalle, Alessia percorre con la vettura il lungo serpentone della statale. Per l’occasione ha rispolverato un paio di occhiali da sole sotto cui traspare una velata espressione di compiacimento. Un brano musicale country diffuso dall’autoradio le dà l’impressione di addentrarsi in una sconfinata prateria. La donna sente rigenerarsi dentro, una sensazione talmente forte da esternare sovrapponendo la sua voce stonata alla rockstar americana. Vede in lontananza un Autogrill. Una sosta è quello che ci vuole. Alessia entra nel bar e si siede a un tavolo, ordinando un cappuccino e brioche che le vengono servite da lì a poco. Inzuppa la brioche nella bevanda e dà il primo morso, quando, ad un tratto, il suo sguardo incrocia quello smorto di una bambina di circa sette anni seduta con i suoi genitori a un tavolo poco distante. Nessuna delle due cede, come se entrambe volessero in qualche modo comunicare, un gesto istintivo dettato dall’Io. Lo specchio dell’anima. Un senso di tristezza avvolge la donna, trasportata nei ricordi del passato in cui da bambina doveva subire le continue liti dei suoi genitori; il padre violento, alterato dai fiumi dell’alcool e la madre schiava a sua volta dell’uso di stupefacenti e quindi incapace di proteggere quell’anima innocente da un clima estremamente deleterio per la sua crescita. Alessia ha cercato caparbiamente di dare un taglio netto col passato, ma quando questo affiora la risucchia in un vortice da incubo minando la sua mente le cui ferite non del tutto rimarginate esplodono in reazioni irrazionali e incontrollabili. Inevitabile a questo punto che il pensiero vada alle maniere fin troppo rigide rivolte ai suoi alunni d’asilo. Comportamenti di cui si pente amaramente e vorrebbe tanto che non si verificassero, ma che invece puntualmente si manifestano seppur non in maniera violenta.