David Sassoli

Alessandria: Impronte di futuro (per il cattolicesimo democratico)

Posted on 7 settembre 2022 Appunti alessandrini

Carlo Baviera

Faccio queste considerazioni, che paiono non tener conto dell’essere all’interno di una campagna elettorale importante per gli sviluppi negativi che pare ne deriveranno; ma sono considerazioni non lontane da tutto quanto in queste settimane (e anche dopo) interesserà la convivenza civile e sociale.

Prendo spunto da quanto ascoltato, tempo fa, seguendo on line un interessante discussione attorno al futuro del cattolicesimo democratico nel ricordo di David Sassoli, per rapidi spunti.

Il discorso sul cattolicesimo democratico (ha ancora senso oggi? Come lo si concretizza? Dove ci si forma se il <mondo cattolico> si è sfarinato e si esprime in maniera troppo pluralistica non sempre convergente? Deve organizzarsi politicamente oppure ha terminato la sua “ragione sociale” e perciò è bene che non abbia una sua propria organizzazione?) continua a riproporsi, pur con diverse intensità a seconda delle situazioni contingenti, soprattutto quando altre culture politiche o aggregazioni partitiche mostrano momenti di crisi o non riescono ad indicare chiaramente vie di uscita dalle difficoltà sia economico sociali che istituzionali che di convivenza e regole condivise.

Lo hanno dimostrato molto concretamente sia la rielezione di Mattarella quale Capo dello Stato che la morte di David Sassoli. In entrambi i casi ci si è accorti di uno stile, di una presenza, di una solidità ideale e morale, di una capacità di mettersi al servizio delle istituzioni sapendo restare aperti al “contatto” con i cittadini e di rappresentarne le preoccupazioni, i desideri, le necessità.

Mattarella e Sassoli esempi concreti e stimati di un modo di far politica, che gli italiani (e gli europei) hanno apprezzato e di cui sentono sempre più la necessità. Però il cattolicesimo democratico non è solo l’esempio e la presenza illuminata e competente (e a volte coraggiosa) di alcune persone; resta un’impronta, una visione, un disegno offerto alla comunità nazionale per realizzare il bene comune. E’ un gioco di squadra.

Perciò il futuro avrà ancora bisogno di questa impronta, di questa visione, di questo disegno per far crescere (insieme ad altre tendenze e sensibilità) la coscienza civile, la convivenza democratica, il confronto dialogante, il superamento dei conflitti sociali e culturali che sovente si creano nella vita di una comunità civile. Altro che un nuovo centro dove si mettono insieme sigle e pezzi di dirigenze politiche con l’unica visione di differenziarsi dalla destra e dal riformismo di sinistra. E’ vero che oggi , con questa legge elettorale che necessita di accorpamenti, non si possono avere partiti stile secolo XX° o ideologici, ma una federazione che mette insieme alcuni primattori (a volte con partiti personali o quasi) può raggiungere anche percentuali accettabili, ma quale progetto porta? Centro, l’ho scritto altre volte, non è solo collocazione geo-parlamentare o un distinguersi da destre e sinistra.

Invece quali i semi e le suggestioni che oggi, in questa Italia e in questa Europa il cattolicesimo democratico può offrire? Mi limito ad alcune indicazioni, aggiungendo subito che, proprio ragionando anche in termini continentali e considerando l’avanzare (anche se lentamente rispetto ai desideri generali) del cammino ecumenico, forse sarebbe più utile parlare di <cristianesimo democratico> (pur essendo il cattolicesimo democratico un riferimento storico e culturale ben preciso):

uno dei temi da riproporre e su cui lavorare è sicuramente quello della vera Sussidiarietà; quel principio che contrasta le dinamiche stataliste, centraliste e che si basa sulle autonomie. Autonomie dei Comuni, autonomie economiche (quale l’imprenditorialità, le professioni, la cooperazione, il terzo settore), autonomie sociali tipo la famiglia, autonomie che la nostra Costituzione riconosce quali preesistenti allo Stato. Ciò non significa privilegiare la divisione dello Stato o lasciare che le Imprese o le categorie economiche non rispettino il dovere di contribuire fiscalmente o di svincolarsi da ogni regola riguardo ai lavoratori alla responsabilità sociale e al rispetto dell’ambiente. Sussidiarietà come Stato che coinvolge e rende responsabili i cittadini nelle scelte da compiere e non decide centralisticamente in tutto e per tutto da Bolzano ad Agrigento, dalle Città metropolitane ai piccolissimi comuni di Collina o Montagna. Ribadendo, ancora una volta (fermandoci solo alla Sanità o alla Scuola, in tempo di Covid) che tutto ciò non significa 20 tipi di Sanità diversa, né Cliniche private da foraggiare a scapito del servizio pubblico, né tante modalità di scuola diversa quanti sono gli Istituti scolastici;

poi, pur essendo terminata la Conferenza sul Futuro dell’Europa, il tema della costruzione del Federalismo Europeo è un secondo argomento in cui molto possono dire (continuare a dire) coloro che l’Europa l’hanno costruita in questi settant’anni, ma che già con le sollecitazioni di Sturzo l’avevano immaginata e sperata. Molte cose sono da perfezionare, altre da rivedere, alcune da innovare. Tra le tante cose su cui ragionare, oltre a quelle  istituzionali e di politiche più inclusive e sociali, anche la necessità di costruire forze politiche (famiglie politiche) continentali che superino gli attuali raggruppamenti parlamentari in cui coesistono (nello stesso gruppo) partiti nazionali non sempre del tutto omogenei. Creare, insomma, i cittadini europei;

ne deriva l’importanza di un rilancio della Partecipazione popolare. La crisi delle democrazie liberali, le difficoltà in cui si dibattono, le sollecitazioni che devono affrontare per resistere a populismi di ogni genere, al venir meno di responsabilità, allo scollamento tra le componenti sociali e civili, al rischio che la burocrazia e i tecnici straripino dalle loro competenze specifiche, richiedono più che mai una vigilanza e un forte sostegno dei cittadini: a fianco delle istituzioni politiche è necessaria una qualche forma di coinvolgimento e cittadinanza attiva ufficialmente riconosciuta e operante attraverso organismi che affianchino (senza sostituirlo o limitarlo) il potere legislativo. Vale per l’Italia, vale per l’Europa. E referendum o forme di consultazione non sostituiscono la reale e concreta partecipazione popolare;

infine, ma non ultima, la Pace. Già l’Appello ai Liberi e Forti di don Sturzo conteneva l’anelito alla cooperazione fra i popoli e le nazioni, l’esigenza di “contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della Società delle Nazioni” per raggiungere e mantenere “le basi di una pace giusta e durevole” e “nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”.

Tutti i Pontefici (e la Dottrina Sociale) hanno più volte ribadito il “mai più la guerra” che non può che essere “inutile strage” e, consapevoli che “Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra ” hanno da tempo ribadito che lo stesso concetto di guerra giusta è molto labile e difficilmente sostenibile nel nostro tempo (e in ogni tempo).

Dal Concilio Vaticano II in poi, e tenendo conto delle profonde riflessioni di don Primo Mazzolari, tutto il cattolicesimo democratico (guardando anche alle coraggiose prese di posizione di sacerdoti come don Milani ed Ernesto Baducci o di laici come La Pira) ha continuato a proporre e ricercare vie e strumenti per smantellare il militarismo e sviluppare la cultura della nonviolenza. A tutto ciò si deve aggiungere l’impegno costante di costruzione della pace; la nonviolenza è fondamentale, l’antimilitarismo deve continuare, ma senza azioni e organismi che sostengano l’affermarsi della pace e il suo mantenimento tutto ritorna instabile. L’invasione criminale del nuovo zar all’Ucraina lo ha dimostrato. Probabilmente non si è fatto tutto il possibile per evitare tragedie e disastri che peseranno per decenni. Anche in questo caso il magistero di Francesco con la Fratelli tutti aiuta a intercettare ricette positive, che troppi <potenti> hanno ritenuto ingenue.

Ecco: sussidiarietà, Europa, partecipazione, pace. Alcuni dei semi da spargere, delle impronte da lasciare come eredità del cattolicesimo democratico con uno sguardo sul futuro, e per una presenza nel sentire quotidiano, al di là delle forme organizzative, che pure potranno realizzarsi. Sperando che dopo le elezioni ci sia chi sa coltivare questi semi e concretizzarli in quella che io ho definito altrove “Area Sassoli”: una coalizione, un movimento, una iniziativa in cui il cattolicesimo democratico svolga un ruolo non secondario, ma che sia anche attrattivo.