Poeti allo specchio

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Poeti allo specchio

Lucia Triolo

In questi nostri giorni di domande su noi stessi, su contesti e gesti schierati: appesantiti o alleggeriti, di domande sul senso, e poi di domande sulle domande, ho cercato conforto in tre poeti che parlano di sé. Ne ripropongo i versi.

Derek Walcott

L’amore dopo l’amore

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato

per un altro e che ti sa a memoria.

Tira giù le lettere d’amore,

dallo scaffale dei libri

le fotografie, le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Vladimir Majakowskij

Qualche parola su me stesso

Amo guardare come muoiono i bambini.

L’avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso

dietro la proboscide della tristezza?

Io, invece,

nella biblioteca delle strade

ho sfogliato così spesso il volume delle tombe.

La mezzanotte

palpava con fradicie dita

me

e il chiuso steccato,

e con la calvizie delle cupola imperlata dall’acquazzone

galoppava la cattedrale impazzita.

E vedo: Cristo fuggiva dall’icona,

e la fanghiglia baciava in lacrime

il lembo della tunica sbattuto dal vento.

Io grido contro il muro,

conficco il pugnale delle parole frenetiche

nella polpa del cielo inturgidito:

Sole!

Padre mio!

Abbi tu almeno pietà, non tormentarmi!

E’ il sangue mio da te versato che scorre sul lungo cammino.

E’ la mia anima

in quei brandelli della lacerata nuvola

sull’arrugginita croce del campanile

nel cielo riarso!

Tempo!

Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone,

dipingi la mia immagine

nel sacrario del secolo deforme!

Sono solitario come l’ultimo occhio

di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi.

Paul Celan

Animo ingarbugliato

Animo ingarbugliato io conosco

brulicanti come pesciolini

i tuoi coltelli

Nessuno con più violenza di me

navigò sopravvento.

A nessuno quanto a me

battè la raffica di grandine

attraverso il cervello,

tagliato per prendere il mare