Parker è disteso a letto, in uno stato di dormiveglia, quando avverte una strana presenza all’interno della stanza. Schiude lentamente gli occhi, cercando di mettere a fuoco la sagoma che ha dinanzi. A un tratto, sobbalza, ergendosi sul busto.

– Cristo! – esclama il detective. – Cosa ci fai tu qui? – dice, rivolgendosi al gigantesco insetto, dalle sembianze di una mosca enorme quanto un toro, dall’aspetto inquietante, ferma ai piedi del letto. – … no, è uno dei miei soliti incubi. Uno stramaledetto incubo; non ho nulla da temere. – Parker si distende nuovamente a letto, rassicurandosi che al suo fianco ci sia Norah. – Dormi, mio dolce angelo, nessuno ti disturberà. – L’uomo prova a riaddormentarsi. Non è per nulla facile, il pensiero va a quel orripilante mostro, la cui presenza, incubo o no, è alquanto indesiderata. Esiste un’unica soluzione. Parker, con rapidità, apre il cassetto del comodino, afferra la sua semiautomatica e, girandosi di scatto, spara alcuni colpi a ripetizioni, centrando in pieno il mostruoso insetto, che nel frattempo si era spostato sul lato del letto in cui è distesa la donna, spappolandogli la testa. Norah, nonostante il rumore, continua a dormire beatamente.

– A volte sono necessarie le maniere forti – dice tra sé e sé, Parker, mentre adagia il capo sul morbido guanciale, riconquistando il sonno perduto.