Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM . Roma

Mario Banella. Nato a Roma il 26/02/1962. Vivo e lavoro a Roma, nell’ambito della sanità privata-convenzionata. Da sempre interessato alla lettura e allo studio della narrativa e della poesia. La prima pubblicazione risale al 1989 con il breve romanzo “Chiara e le altre” pubblicato dalla casa editrice Totem di Roma. In concomitanza pubblico i primi versi(sei poesie)accompagnandoli con sei racconti, con il titolo “Al Passar della luna”, sempre con la -Totem- di Roma nel 1991. In tutti gli anni ’90 varie antologie ospitano miei versi. I più significativi appaiono in “Poeti Contemporanei” della Casa editrice -Internazionale- della città di Ragusa nel 2001. Dal 2012 al 2014 ho collaborato con la rivista -Poeti e Piesie- di Elio Pecora. Miei versi sono stati pubblicati nella suddetta rivista, sia in cartaceo, che on-line. Nel 2016, per l’editrice – -Book libri- viene edita la silloge dal titolo “Sparse”. Nel 2019 per le edizioni – Atile – 15 mie poesie appaiono nell’antologia – Versi Diversi Sentimenti -. Grazie a queste poesie, comincio a collaborare con il gruppo di poeti nel circolo culturale “Caffè Letterario” con varie letture in pubblico. Nel giugno del 2021 per la casa editrice -Porto Seguro- esce la silloge “Il sentiero tra i faggi” con discreti esiti. Attualmente collaboro e pubblico versi con la rivista on-line “Scalzi in Paradiso 2.0″ e la rivista ” Rinascimento Poetico”

Vedi com’erano i cocomeri un tempo,

non sono mica come quelli di oggi.

Certo, non so dirti se erano più buoni,

sicuramente erano più belli, come le

gonne a fiori, i reggiseni scolastici e

i grembiuli blu sopra le ginocchia.

I banchi della frutta più colorati, pieni

di verde, di rosso e i fichi? Chi li vende

più? Nemmeno lungo la strada del mare

li vedi e così il rossetto marcato, le calze

bucate al punto giusto e tutto tornava

più chiaro nelle domeniche estive.

Mi sembrano lontani quei versi scritti

sugli scalini quando non c’era l’ascensore

e ti vedevo le gambe mentre scendevi,

chiedevi la mano, la prima sigaretta, il

treno alla stazione. Un passato intravisto

nel cielo e un attimo dopo, chiedermi.

Cos’è che hai scritto?. Mario Banella

Mario Banella

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività.


Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella


l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

La mulattiera porta ancora fin su,

in quella casa che da tempo non

abiti ma che nessuno dopo di te

ha più abitato. La percorrono ormai

qualche cane randagio, una vecchia

capra, le cicale ci fanno rumore

tutto il pomeriggio e le rose

ne stanno alla larga. Qualche

volta la guardo, alzo gli occhi,

lo faccio quando scrivo, oppure

in primavera, ma non ho più

il passo per affrontarla, il cuore per

rivederla e poi arriverei senza fiato,

senza ricordi, senza memoria.

La immagino ancora sai, chiudersi in

una curva ostile e davanti sempre

la stessa porta. La porta di una

casa libera da arcaiche catene.

Questa mulattiera che se la

scendi in gennaio s’invade di neve….. Mario Banella

Foto dell’autore. Mario Banella

Vita dolce a noi cara fremi

di quella gioia che cerchi

leggera, sorridi piangendo

alla giornata di sole, cerchi

samarrita, al buio, una carezza

infinita, come una primavera

in sordina, che col suo vento

porta con sé il mare e scavalli

per la collina. Vita dolce a noi

arrivi, tra brevi scorci e sguardi

schivi. Mario Banella