Mario Banella

art. di Marina Donnarumma Iris G. DM

L’arte è l’incontro inatteso di forme e spazi e colori che prima si ignoravano. Fabrizio Caramagna.
Un altra citazione che mi piace sempre di Fabrizio Caramagna dice che l’arte è un arco teso che lancia la sua freccia più in là dell’infinito.
Tutto ciò che crea emozione è arte, poesia, danza, musica, pittura, scultura.
Mario Banella, direi che lui ascolta il mondo e poi fiorisce la sua poesia.
Una poesia curata, frutto di uno studio illuminato che in lui ha creato il ”suo modo di fare poesia”
Quando lo leggi, pensi che starebbe bene nei libri di scuola, nelle librerie vorresti vedere i suoi libri in un intero scaffale. Pura poesia in ogni cosa che scrive, lui li ha letti tutti, Leopardi, come può mancare! Baudelaire, Eluard, Valery, Lorca, Machado, i greci, Antonia Pozzi.tanti altri ancora, direi ”il naufragar mi è dolce in questo mare di parole”parafrasando il Leopardi. Annegare in un mare di parole che poi ti salvano, e le sue parole si sentono, ti invadono, ti entrano. Un vero artista della parola, ma anche uno studioso di letteratura.
Chi scrive sa che la poesia salva, ma può anche farti morire, sono due estremi che generano molto emotività
Sei di strada, oggi
nel sole più arduo che conosci.
L’estate è un ombra sui muri
e dei pochi, il cui passo sfiori. Mario Banella
l’estate è un ombra sui muri e dei pochi…sfioriamo le ombre dell’estate, che passa in fretta. Noi le cose non facciamo in tempo a tenerle, ci sfiorano e fuggono. Forse potrei amarlo come un poeta greco e sicuramento amo il modo di scrivere di Mario Banella.
Uomo dotato di grande sensibilità, certamente rara, come la sua discrezione e il suo non lasciarsi andare se non con le parole, e che parole! Leggetelo come si legge un grande, le sue poesie mettetevele dentro l’anima, usciranno leggere e piene di luce.

  • Prima domanda di prassi, quando hai cominciato a scrivere? Hai sempre scritto solo poesie o altro?

Ho cominciato a scrivere delle cose intorno ai 15/16 anni. Poesieole, raccontini. Sui vent’anni l’aspetto narrativo ha prevalso sulla poesia. Il racconto era la forma a me più congeniale, anche se il mio primo libro(Chiara e le altre)è stato un romanzo breve. La poesia la coltivavo con calma, non essendo ancora sicuro di esprimermi al meglio

  • Tu fai un lavoro nella sanità pubblica, quindi hai a che fare con malati, dolore, senza speranza. Tutto ciò ispira anche il tuo modo di scrivere?

Tutto il mio scrivere nasce in modo indiretto. Devo confessare che il mio lavoro mi influenza come può influenzarmi una qualsiasi cosa che mi colpisce. Certo, vedo il dolore, le persone toccate dal dolore. Le dinamiche poi sono tutte personali. Magari, la sofferenza che osservo al lavoro può colpirmi molto più tardi. Nel momento che osservo un paesaggio o penso ad altro.

  • La tua vita influenza il tuo scrivere?

Potrei rispondere. La vita è il mio scrivere. L’ Antonia Pozzi, scriveva che la poesia le scorreva nelle vene. Tutto m’influenza. Le persone che amo, che incontro, che mi deludono incidono sul mio scrivere. E anche la letteratura. L’aprire un libro, determina la mia minuscola scrittura.

  • C’è stato un momento della tua vita in cui non sei riuscito ad esprimerti?

Io so esprimermi solo con la parola scritta. In sostanza non sono tanto a mio agio con tutto il resto. All’esterno posso anche dare una immagine non mia. Non veritiera. Esprimermi mi è difficile, causa di quel che vedo intorno. Molte cose non le capisco più. Se il silenzio potesse diventare una forma di scrittura lo userei come giudizio. Espressione di me stesso.

  • Io so che tu leggi molto, studi, ami molto i poeti maledetti, Rimbaud, Baudelaire, ecc, hanno influenzato la tua crescita?

Ho cominciato a scrivere qualcosa leggendo Rimbaud. A 16/17 se sei appassionato di poesia non puoi non leggere Rimbaud. Non puoi non immedesimarti in questo poeta andato ben oltre Baudelaire. Lui teorizzava. Rimbaud no. Ha messo in pratica la sua idea di poesia. Ha mostrato la grandezza del binomio Vita-Poesia. Questa è l’eredità a noi dataci. Il massimo della libertà.

  • Sono curiosa di sapere chi è il tuo poeta preferito.

È più giusto dire. I miei poeti preferiti. Direi tutti gli Anti-Novecentisti. Saba, Penna, Betocchi, Bertolucci, Sereni. Mi piace la consapevole malinconia di Antonia Pozzi, l’architettura compositiva di Amelia Rosselli. La semplicità della Gualtieri e poi la struggente bellezza delle poetesse russe. Achmatova. Cvetaeva. Insomma, tutta quella poesia, per dirla con Umberto Saba, onesta. Senza bellezze artificiali. Oggi credo si scriva troppa poesia confessionale(di per sé non è u n male)e superficiale.

  • per te, cosa è la poesia? Come ti fa sentire?

Sembra facile rispondere. Basta dire, mi far star bene ma nel momento dello scrivere c’è anche qualcosa che a che fare con la malattia. È un discorso complesso. Il gusto artistico non è del tutto spiegabile, comprensibile. Ci lascia degli stati d’animo. Ecco, la poesia è uno stato d’animo. Nulla di preciso, di tattile. Ci lascia sgomenti, felici, fragili, inutili, universali. Ogni poesia è un viaggio. Un qualcosa che -non sappiamo- ma è un piacere farlo.

  • Ottava domanda, un po’ birichina, il fatto che scrivono tutti, tutti, non pregiudica chi sa scrivere?

È assolutamente vero. Colpa di chi scrive, di chi pubblica. Colpa di chi non legge o legge male. Questo bisogna sottolinearlo. Oggi, miseria di certa informazione massiva, si pensa che L’ Arminio come categoria espressiva. Non c’è di peggio. Conosco poeti migliori di lui. La poesia è un’altra cosa. E qui sta il difetto. Chiunque crede di scriverla, di praticarla, ignorando la fatica che c’è dietro. E le case editrici giocano su questo. Sull’aspirazione di chiunque scrive. E la poesia così, oltre a non vendersi. Si butta.

  • Che ne pensi dell’editoria in genere e del self publishing?

Penso. Non ci sia più coraggio. Negli anni ’80 c’erano due forme di pubblicazioni. Il libro e la rivista. Il libro inteso come forma antologica. Le riviste non esistono più, se non rari esempi(Poesia. Editore Crocetti) comunque in declino e autoreferenziale. Non esistono più le riviste(per dirla alla Fernanda Pivano)Underground. Poeti che fanno riviste non ci sono più. Manca tutto sull’apparato che fa -viaggiare- la poesia .Il self-publishing? L’ho provato con il librino di poesie dal titolo “Sparse”. I risultati? Appena discreti. Fare poesia è difficile poiché per supportarla occorre un retroterra di cultura editoriale che nel self-publishing non c’è.

  • Cosa sogni? Cosa vorresti che ti accadesse?

I sogni? Quelli ci sono sempre. La scrittura induce al sogno. A volte a metterlo in pratica. Tutto ciò che mi è accaduto l’ho voluto, quindi ho trovato piacere che accadesse. Tranne le faccende dolorose ma quella è un’altra storia. Aspetto altro. Insomma, non desidero. Aspiro.

Mario Banella

La settimana dello scrittore: Mario Banella, un romano ellenico https://alessandria.today/2022/09/13/la-settimana-dello-scrittore-mario-banella-un-romano-ellenico/

Grigi sguardi d’autunno in vezzi

gesti nella pioggia grondante sopra

poveri tetti, così trascorre il giorno

e s’aspetta la sera come una corriera

colma di voci lontane.

Sembra uno sciogliersi di neve

prematura, un freddo anzitempo

che ci ha sorpresi nel cortile di

ghiaia e stoppie. Verrà la luna

a cadere con dolce rumore e il

cielo tutto sarà di un nero splendore. Mario Banella.

Mario Banella

Mi piacciono le trattorie in periferia,

i piatti unti e la poesia onesta.

La mano che versa il vino, l’occhio

stupito dopo un tozzo di pane,

il tavolo traballante, la città sullo

sfondo, il dolore dietro un vicolo,

la storia che mi stanno per raccontare

dopo una notte appena nata.

La stessa notte in cui comincio

a scrivere dormendomi tu accanto. Mario Banella

Articolo di Marina Donnarumma Iris G. DM