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Le letture che la liturgia cattolica ha proposto nella XXIV domenica dell’anno ordinario (cioè fuori dai tempi liturgici forti come Avvento, Quaresima e quello Pasquale) di questo 2022 parlano della misericordia del Padre celeste. Da queste traggo pochi brevi spunti per un ragionamento laico, sul fronte civile.

Una lettura è tratta dal libro dell’Esodo: il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».

Il popolo si dimentica dei benefici ricevuti; di chi ha creato condizioni di sviluppo o di ripresa. Dopo un po’ di tempo da per scontato che tutto gli sia dovuto, che le istituzioni e il sistema democratico con le libertà annesse e connesse siano per sempre, e che ogni proposta politica sia uguale alle altre. Le differenze fra partiti e coalizioni non sono più considerate molto rilevanti, conta solo il fare. Si abbandonano le dirigenze politiche sostenute in precedenza. Arrivano anche nuove generazioni, che poco sanno del passato, non sono state sufficientemente cresciute all’amore per le istituzioni e per la Costituzione; e il popolo si rivolge a proposte e classi dirigenti nuove, solo per provare il nuovo.

Connesso vi è il fenomeno dell’assenteismo, e del voto mobile: ogni tornata elettorale vede un nuovo vincitore. Il vitello d’oro lo possiamo rappresentare col “personalismo”, col decisionismo, che lascerebbero da parte i contrappesi previsti dai Padri costituenti in quanto si ritiene ormai importante la concretezza il tecnicismo l’efficienza a discapito del confronto e del dibattito; non c’è più spazio per l’idea, il progetto, la visione di società. E <vitello d’oro> è anche il consumismo e il liberalismo individualista di questi decenni.

L’altro testo lo traggo dal Vangelo di Luca (in cui è inserito il brano, che conosciamo molto bene, del Padre misericordioso): Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? […] Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? […] Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

La logica è rovesciata rispetto alle nostre logiche comuni; lasciare incustodite 99 pecore per cercarne una può essere pericoloso, ammattire per una moneta persa sulle dieci possedute è già più comprensibile, ma poi far festa addirittura con le amiche può essere una spesa più costosa del valore della moneta. Quindi l’insegnamento (ovviamente laico e discutibilissimo) potrebbe essere proprio quello di fare attenzione alle alternative, alle cose inconsuete e non fermaci sempre nei giudizi e nelle scelte solo sulle consuetudini, sulle tradizioni, sulle logiche imposte dal mercato e dalla moda. E considerare che ci possono essere anche realtà e situazioni che hanno un valore che va oltre il mercato e il profitto: pensiamo alle relazioni, alla cura, al tempo dedicato a bambini e anziani, a gesti semplici verso la persona amata, al rallentare i ritmi di vita imposti dalla routine, al donare tempo alla meditazione e alla preghiera o al godere di un bel panorama.

E veniamo all’atteggiamento del figlio maggiore di fronte ad un Padre che dimentica le mancanze e le offese dell’altro figlio. Finchè tutto va bene siamo persone esemplari e accoglienti: siamo per la pace, siamo contro la pena di morte, siamo per un carcere che riabiliti, siamo per sostenere i diritti di lavoratori, delle donne, dei disoccupati, dei giovani che non trovano lavoro, siamo per la  modernità, siamo soprattutto contro la violenza. Poi quando un Parlamento o un Governo, o un’amministrazione regionale o comunale assumono decisioni che ampliano gli spazi di democrazia e i diritti il popolo si irrigidisce, comincia a indispettirsi, non accetta le novità. Con questo non voglio assolutamente dire che ogni decisione e ogni innovazione sia positiva, che le leggi siano totalmente e sempre condivisibili: è giusta anche la critica e l’opposizione.

Ciò che stupisce è vedere un popolo che si dice civile, democratico, aperto e non razzista, abbandonare rapidamente le posizioni di mitezza, moderazione, disponibilità a capire le ragioni dell’altro, e capace di gesti eroici (lo abbiamo visto durante la pandemia da parte di tanti italiani che si sono messi a disposizione). Se si facessero sondaggi su pena di morte, ergastolo, possibilità di farsi giustizia verso chi si macchia di qualche reato considerato grave, avremmo risultati di pesante intransigenza. Tra le persone e i gruppi sociali – anche in Italia purtroppo – vi è voglia di vendetta di sangue di giustizia (intesa come penalizzazione). Forse troppi film violenti, in cui si ammazza e si riempie di botte qualcuno con molta naturalezza hanno lasciato nella coscienza collettiva tracce pericolosissime di violenza fai da te.

Il figlio della parabola, esprimendo rancore, accusa il padre di non avergli mai dato materiale per una festa con gli amici, dimenticando che tutto ciò che possedeva il padre apparteneva anche a lui. Era stato ligio alle regole per non dispiacere, e non aveva avuto il coraggio di ribellarsi come il fratello: e ora lo rinfacciava. Anche noi abbiamo gli stessi sentimenti; abbiamo sempre fatto il nostro dovere forse non per convinzione ma per interesse, e ora che servono attenzioni pubbliche a situazioni nuove di difficoltà non siamo più disposti a dare la nostra solidarietà, ci dichiariamo vittime perché è richiesto qualche sacrificio. Ci manca il sentimento della misericordia!

Per me, in questo momento elettorale, è una lezione da meditare: noi viviamo in un democrazia libera, pluralista, che ci ha consentito di crescere nei decenni dopo la guerra, e di raggiungere un discreto benessere (dice Bodrato Decenni di politica Dc hanno portato anche all’obbligo scolastico milioni di ragazzi “nati al tempo degli zoccoli di legno” e all’Università di massa, all’Italia sesta potenza economica nel mondo. Tutto ha un costo. Moro disse.” Di crescita si può morire”) . Poi ci sono stati momenti difficili, dalla crisi internazionale del petrolio, l’inflazione galoppante, dal terrorismo rosso e stragismo nero, alla globalizzazione che pur con molti vantaggi ha impoverito settori economici per le troppe liberalizzazioni e lo spazio senza regole consentito alle multinazionali e alla concorrenza; dalla crisi economica del 2007, alla pandemia, all’invasione Ucraina da parte della Russia con le conseguenze morali ed economiche.

Ebbene, molti fattori sono globali, non dipendono dal Governo italiano, e non possono essere affrontati da soli isolandosi. E’ stata, pertanto, saggia ed opportuna la decisione assunta decenni fa di dar vita, affinandola sempre più, all’Unione Europea; anche se necessita superare la gestione degli Stati passando a un Governo eletto direttamente. E’ necessario ritrovare, in Italia e in Europa, il senso di fraternità, di collaborazione, di reciproca fiducia.

E saggio, politicamente, è anche non distruggere l’impianto istituzionale che abbiamo ereditato dai nostri padri. Pertanto mi auguro che il popolo sappia non gettare tutto alle ortiche per avventurarsi come in occasioni elettorali precedenti, poggiando sulla sabbia del cambiamento radicale. Il cambiamento le riforme il rinnovamento della politica hanno bisogno di solidità, di fondarsi su culture politiche serie e di non rinchiudersi nelle proprie certezze, tradizionalismi, egoismi nazionali. Più che sulle promesse (sovente effimere) serve guardare a chi ha radici anche nel progetto europeo e garantisce l’utilizzo positivo dei fondi dei Fondi Next Generation EU.

Lo sviluppo e il futuro non possono basarsi su rivincite ideologiche o su presupposti nazionalistici o sul moderatismo e nemmeno sul centralismo statale. La complessità delle questioni di cui si parla in questo XXI secolo (ambiente, denatalità europea a fronte di aumento della popolazioni in altri continenti, cambiamenti climatici, questione antropologica, diritti del lavoro e modifica delle condizioni e dei sistemi lavorativi all’interno della globalizzazione, tutela delle autonomie, transizione digitale ed energetica, parità di genere, alleanza fra generazioni, politiche industriali e di comunicazione) richiedono non solo scossoni elettorali e qualunquistici cambi di parlamentari e governanti ma soprattutto profondità di conoscenze, cultura, disponibilità al dialogo, occasioni di partecipazione reale, rispetto dei principi costituzionali e dei bilanciamenti previsti, rispetto delle minoranze (sociali, culturali, religiose, politiche), visione di società; e come diceva Cacciari anche un problema educativo e di formazione (“ ero convintissimo che l’agitazione del crocifisso, del rosario in un comizio sarebbe costata cara in termini di consenso. Pensavo che era impossibile che passasse inosservata la blasfemia di gesti simili e invece mi dicono i miei amici sondaggisti e analisti che il gesto ha fatto guadagnare consenso, proprio dal mondo cattolico. Qui c’è un problema colossale e mi riferisco al problema educativo, alla formazione della classe dirigente, un ambito che oggi appare sterile”).

Come il fratello maggiore della parabola faticava a schiodarsi dalle sue abituali certezze e comodità, continuando a volersi sentire fratello “maggiore”, vedo anche in molti cittadini (aiutati dalla disinformazione generalizzata e dalla mancanza di conoscenze di storia contemporanea) la difficoltà a scostarsi dalla semplificazione nella richiesta di soluzione dei problemi. La parabola evangelica ci invita anche a saper tener conto delle complessità per affrontare con saggezza le novità senza avventure né fondamentalismi.