di  Enrico Sozzetti Alessandria

Ma questi due milioni per lo scalo ferroviario di Alessandria quanti sono in realtà? Nell’annunciare che «l’emendamento inserito nel decreto Aiuti bis concretizza la possibilità, da parte del Commissario Straordinario (del terzo valico, ndr), di realizzare un Masterplan che sviluppi l’intera area in termini economici e sociali, rigenerando e sviluppando il contesto urbano e ambientale», Susy Matrisciano (Movimento 5 Stelle), presidente Commissione lavoro e previdenza sociale Senato, afferma che «la sostenibilità economica dell’operazione sarà garantita dai due milioni di euro che siamo riusciti ad appostare in Legge di Bilancio per il progetto» Un inserimento che risale alla fine del 2018 ed era relativo alla legge di Bilancio 2019. Da allora quei due milioni (previsti nell’ambito del Decreto Genova) non sono mai stati utilizzati, se non per una cifra pari a circa trecentomila euro servita per realizzare lo studio trasportistico sul ‘Nuovo Scalo Alessandria’. Si continua quindi a parlare di due milioni che in realtà non sono più nemmeno tali.

E non è finita qui. L’emendamento «punta a dare all’opera la possibilità di attrarre investimenti per l’intera area» dice Matrisciano. Peccato che lo studio trasportistico, originariamente a disposizione di Rfi (Rete ferroviaria italiana, proprietaria di un’area di circa duecentomila metri quadrati sul milione di superficie dello scalo) e Digitalog (la ex Uirnet) che a inizio 2022 è stata messa in liquidazione in quanto il Governo ha deciso di affidare al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile la digitalizzazione della logistica, è stato trasferito al commissario del Terzo Valico, Calogero Mauceri, con la legge finanziaria del 2022. Nel maggio scorso si è svolto pure un sopralluogo allo scalo cui hanno partecipato il gruppo Fs Prefettura di Alessandria, Regione Piemonte, Regione Liguria, Comune di Alessandria, Provincia di Alessandria, Confindustria Piemonte e Liguria, la struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Comune di Genova, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, parlamentari e capigruppo del consiglio regionale piemontese. Ma da allora non è accaduto altro di sostanziale. E il tempo passa.

Matrisciano: «L’emendamento concretizza la possibilità, da parte del Commissario Straordinario, di realizzare un Masterplan». Ma per realizzare un masterplan è necessario che il proprietario dell’area e chi la vorrebbe usare garantiscano il massimo appoggio e collaborazione. Tradotto, o ci sono davvero privati interessati oppure non se ne fa alcunché. Non basta dire che Rfi potrebbe investire dai sessanta agli ottanta milioni per la riqualificazione. Vero che Msc piuttosto che Maersk hanno manifestato, stando alle ricostruzioni di contatti avvenuti durante i mesi scorsi, un interesse, ma è anche vero che lo scenario attuale è particolarmente fluido. Per esempio, lo sviluppo dell’intermodalità con «maggiori e più efficaci sinergie fra trasporto marittimo e ferroviario a vantaggio di una catena logistica sempre più affidabile e sostenibile» è l’obiettivo del Memorandum of Understanding firmato a Ginevra tra il Gruppo Fs, Mercitalia Logistics, e Msc. Sono iniziative che possono cambiare gli scenari con sorprende rapidità, senza dimenticare quanto sta facendo Hupac dal fronte svizzero oppure il progetto di interconnessione fra i porti di Genova e Trieste via Alessandria delineato ancora da Msc, Ferrovie dello stato e Società Alpe Adria.

Porti, retroporti, centri intermodali, ferro e gomma, Liguria e Basso Piemonte: cosa accadrà? Al netto di parole, suggestioni, progettualità, idee, al momento tutto sembra fermo allo studio  trasportistico sul ‘Nuovo Scalo Alessandria’ che ha delineato tre principali funzioni: Hub ferroviario (la capacità del nodo di comporre treni e ricombinare carichi ponendosi come luogo di scambio ferro-gomma); Retroporto (caratteristiche operative integrate con l’ambito portuale quali, ad esempio, la continuità portuale, doganale e operativa, e la possibilità di organizzare depositi gestiti come terminal remoto dal porto); Navettamento su ferro delle merci sui porti liguri (servizio di trasporto merci in cadenzamento regolare basato su treni di media capacità atto a garantire regolarità negli scambi). Lo studio si è concentrato nell’analisi dell’area compresa fra Genova, Savona e Alessandria, valutando ogni aspetto relativo alla logistica, soprattutto le modifiche all’assetto della viabilità e della rete ferroviaria da oggi al 2030 (Terzo Valico, Gronda di Genova, interventi ferroviari sulla rete ligure), le capacità di scambio con le aree limitrofe e sul lungo raggio, le tecniche di movimentazione innovative che Rfi vorrebbe impiegare per valutare le condizioni di sostenibilità di ogni eventuale investimento sullo Scalo di Alessandria. E la questione ambientale potrebbe contribuire a determinare conclusioni ancora diverse.

Questo è lo stato dell’arte, con nemmeno due milioni da spendere. Per fare cosa? E a favore di quale investitore privato?