Se ne stanno ferme, con quei fari accesi che sembrano occhi spettrali.  Athena, non ha intenzione di scappare, è ancora scossa per la morte di Piero, e ha una gran voglia di sfogare la sua rabbia. Tira fuori il revolver, impugnandolo stretto. Tutt’intorno si respira un’aria rarefatta, come di un’atmosfera surreale, in cui non si ha la benché minima idea di quello che può succedere. Il mistero si dissolve, quando a un certo punto gli sportelli anteriori delle due macchine si aprono e scendono quattro uomini armati di pistole, che si avvicinano imperturbabili alla donna.

– Sono esseri umani o robot? – dice tra sé e sé Athena. – Sicuramente non hanno un cuore e nemmeno un cervello, perché altrimenti la logica li avrebbe dissuasi a rimanere qui. Peggio per loro. –

Entrano in gioco le armi, puntate ognuna sul proprio bersaglio, in uno scontro impari. Il revolver anticipa di un attimo l’artiglieria opposta, aprendo le danze. Nel frastuono degli spari, due uomini vengo raggiunti dai proiettili e crollano a terra. Athena sfugge miracolosamente a una scarica di piombo, ma non può rispondere perché ha esaurito i colpi a disposizione. Ora sì, che deve darsela a gambe. Inizia a correre, andandosi a riparare dietro a un fugone parcheggiato. Prende dalla tasca i proiettili che le aveva dato il titolare del negozio dove prima aveva trovato rifugio insieme a Piero, e carica il tamburo del revolver. Appena in tempo per rivolgere l’arma alla sua sinistra, premere il grilletto e centrare la sagoma umana, apparsa improvvisamente. L’uomo, colpito al torace, si accascia per terra, mentre dall’altro lato spunta il suo complice.

– Hai finito di divertirti?! – dice lui, con la pistola spianata.

– … peccato, ci stavo prendendo gusto – risponde Athena.

– Le persone che hai ucciso, per me erano come dei fratelli. –

– Ma guarda, riesci a parlare, e scommetto che hai perfino un cuore; pensavo che foste dei robot prodotti dal sistema. Sono costretta a ricredermi. –

– Il tuo sarcasmo non ti aiuterà a salvarti. –

– Che cosa aspetti a sparare? –

– Vogliono, se è possibile, averti viva; ma secondo me è praticamente impossibile. Devono farsene una ragione. –

– È così, ci puoi giurare. –

– Quindi, non ho problemi a spedirti all’inferno. –

– E perché non lo fai? O forse aspetti che ti dia qualcosa, equivalente a una tua promozione. –

– Può darsi. –

– Ed io cosa avrò in cambio? –

– Se ti arrenderai, saranno loro a decidere del tuo destino, altrimenti … posso solo garantirti una fine veloce, senza sofferenze. –

– Una proposta degna di considerazione. –

– Già. –

– Quello che volete non ce l’ho qui con me … –

– E dove ce l’hai? –

– In un posto al sicuro. –

– Dove si trova? –

– Non distante da qui. –

– Se pensi di fare la furba, ti sbagli di grosso. Metti l’arma a terra. –

– Ok – annuisce Athena, appoggiando il revolver sul selciato.

– Ora alzati lentamente. –

Athena, fa per alzarsi, quando con un gesto fulmineo, la sua mano sinistra gli afferra il braccio armato, spostandoglielo, da cui parte un colpo andato a vuoto, e con l’altra mano gli sferra un pugno in pieno volto. L’uomo, intontito, ne riceve altri due che lo spediscono giù per terra. La pistola gli è caduta distante e, nonostante abbia la mente annebbiata, si trascina nel tentativo di recuperarla. Ma un calcio alle costole frantuma i suoi propositi. Non è ancora finita, sull’inerme corpo si abbatte un altro potente calcio, questa volta alla schiena. L’uomo si contorce dal dolore, per poi rimanere disteso immobile a pancia in su, a riprendere fiato.

–  Mai sottovalutare l’avversario; non te l’hanno insegnato? – dice Athena.

– … mi sento le ossa rotte – replica l’uomo.

– Se fossi in te mi preoccuperei di ben altro, ed esattamente di quello che ti succederà di qui a poco. –

– … cosa vuoi fare? Non è uccidermi che risolverai i tuoi problemi. –

– E chi l’ha detto che ho dei problemi? È una guerra tra me e voi, senza esclusione di colpi. Nessuno verrà risparmiato; è l’essenza di ogni conflitto, non è così? –

– Potrei svelarti delle cose che tu non sai. –

– Sei un semplice soldato, non credo che tu possa dirmi più di quanto io sappia già. In ogni caso, sono qui ad ascoltarti. –

– … il principe, prossimo erede al trono, era solo un anello dell’ingranaggio del sistema, e niente più. –

– Questo lo so. –

– Ascolta bene quello che ti dico: il “sistema” non puoi attaccarlo, né tantomeno sconfiggerlo, perché … è invisibile. Nessuno può riuscirci, nemmeno coloro che ne fanno parte. Non saprebbero come muoversi, con chi prendersela; c’è sempre un livello superiore, qualcosa di indefinito, come un Dio supremo, potente e inavvicinabile. È nell’aria che respiriamo, percepiamo perfino la sua presenza, ma nulla di più ci è consentito. –

– Inseguo fantasmi. –

– Qualcosa di simile. –

– È tutto quello che hai da dirmi? –

– Se ancora non l’hai capito, non hai nessuna speranza di portare a termine i tuoi propositi; potresti uccidere un numero imprecisato di uomini, il che sarebbe una inutile fatica, mettendo a rischio la tua vita, e non solo. Quale sarà il tuo prossimo obiettivo, un potente uomo politico, un grande statista, o un paperone dell’economia mondiale? –

– Può darsi, chiunque sia nella lista nera. –

– Quanto è lunga questa lista, chilometri? –

– Divertente! Hai finito? – gli chiede Athena.

– Purtroppo, su una cosa hai ragione – risponde l’uomo. – Ti sei infilata in un vicolo cieco, da cui non potrai uscire. L’unica cosa che ti rimane da fare è provare a nasconderti per il resto della tua vita. Non sarà facile. –

– È tutto? –

– Sì. Sei giovane, è un peccato buttare così la propria vita. –

Athena, raccoglie da terra le due armi e, mentre infila la pistola sotto la cintura, punta il revolver dritto all’uomo.

– So che l’avresti fatto ugualmente – dice lui, pensando che sia giunta la sua ora.

– Non mi hai detto nulla di importante, non vedo perché dovrei risparmiarti – risponde la donna.

– È ciò che ti fa comodo pensare, la verità te la sei costruita in modo da non dover guardare in faccia la realtà. –

– Mi hai stancato! – esclama Athena, facendo fuoco.

L’uomo, colpito al cuore, assiste al suo lento spegnersi. Athena, fredda e impassibile, gli rivolge un ultimo sguardo, prima di voltare le spalle e andarsene.