Mariangela Ciceri

Relazioni che possono «ingrassare», di Mariangela Ciceri

Nonostante per molti relazionarsi rappresenti una fatica quotidiana, viviamo di relazioni. 

Alessandria: Ci relazioniamo con gli amici, con i conoscenti, con i colleghi, con i genitori degli amici dei nostri figli, con i figli stessi, con il partner, con la cassiera del supermercato che incrociamo più spesso di altre, con il dentista e perfino con chi, in auto, ci taglia la strada non rispettando il nostro diritto di precedenza.

Quando i rapporti sono superficiali, occasionali, minimi e le regole prevedono che ci possa ritirare dalla relazione, l’equazione potrebbe essere: tu, non mi piaci, mi deludi, mi ferisci = io mi allontano da te.

Una strategia valida che a volte non è possibile o facile mettere in atto e usare.

Pensiamo alle relazioni obbligate con persone che percepiamo come invadenti, giudicanti, inopportune, sfacciate, arroganti, ma a cui non possiamo (oppure non vogliamo) sottrarci.

Di fronte all’impossibilità di farlo, diamo vita a una delle più frequenti illusioni: lui, lei, loro cambieranno. E così mentre si attende che il miracolo avvenga, restiamo «sospesi», fermi sperando che gli altri facciano quello che sentiamo e crediamo, essere meglio per noi.

Le attese però, come ben sappiamo, logorano. 

Il tempo si ferma, ristagna, le aspettative creano ingorghi mentali e ci ritroviamo a dover colmare tempo e spazio.

Le statistiche dicono che una delle modalità con cui cerchiamo di contenere o arginare l’attesa che tutto migliori e che le situazioni cambino è mangiando. 

Assaggiare un biscotto, portarsi alla bocca una caramella, non resistere al secondo, terzo, cioccolatino, può aiutare. Può farci sentire meglio. Meno soli. Più forti. Persino più sicuri, perché ci offrono una consolazione fittizia, ma che in quel momento è l’unica che abbiamo.

Tuttavia se siamo nella situazione in cui abbiamo SEMPRE bisogno di sperare che il contesto fatto di vissuti, incontri e relazioni cambi, oppure viviamo in perenne attesa del consenso degli altri o del loro giudizio positivo per non essere (o sentirci) imperfetti, sottomessi, dipendenti, condizionati allora è bene chiedersi: come e quando è iniziato tutto questo? Cosa succede in me quando l’altro mi delude? Cosa provo? Quali paure attiva? Come posso sostituire l’aspettativa delusa in modo da riconoscermi io pregi e valori?

Sperare che gli altri ci amino incondizionatamente, quando noi primi non ci riconosciamo il diritto di essere amati, significa consegnare a loro il controllo della nostra vita.

Il cibo allora diventa il surrogato di quello che vorremmo essere e non siamo, di quello che gli altri dovrebbero darci e non ci danno, ma anche una modalità rapida e meno dolorosa di altre, per mettere a tacere disagi, confitti e bisogni. Proprio quelli che invece varrebbe la pena imparare ad ascoltare.

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Mariangela Ciceri

Sono psicologa clinica e forense. Come clinica mi occupo di consulenza e supporto psicologico sia individuale che di coppia, di psicodiagnostica, di sostegno alla genitorialità, di psico-geriatria, di orientamento scolastico e professionale. Come libera professionista in ambito giuridico e forense il mio ruolo è quello di consulente nella valutazione del danno psichico dovuto ad eventi traumatici, di valutazione delle competenze genitoriali in caso di separazione e divorzio, di mediazione familiare. Conduco inoltre laboratori di comunicazione, psicologia sociale, uso della scrittura come strumento di consapevolezza e problem solving, al fine di facilitare il superamento di criticità emotive.

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