John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821) è stato un poeta britannico, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo.Si dice che avesse ereditato dalla madre il bel viso, e dal padre la bassa statura, gli occhi castani e l’onestà.
Trascorse i primi anni di vita prevalentemente nella tenuta amministrata dal padre, fino a quando i genitori (che, essendo d’estrazione piuttosto modesta, non avevano le finanze per educarlo nei prestigiosi college, nell’estate del 1803 lo mandarono alla scuola privata del reverendo John Clarke. Qui respirò infatti un’atmosfera satura di letteratura, stimolata dal figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, un giovane di buona cultura e dal contagioso entusiasmo per la poesia che rimase legato a Keats da un saldo vincolo d’amicizia, anche una volta finito il corso. Dopo la morte del padre i fratelli Keats furono mandati a vivere dai nonni materni, John e Alice Jennings ma, dopo la morte del nonno, Alice nominò tutore dei bambini Richard Abbey, che amministrerà in modo disonestoil loro patrimonio, affossando le finanze dei fratelli. Il primo a pagarne le conseguenze fu ovviamente John, costretto a vivere in ristrettezze economiche fino alla fine dei suoi giorni. Nel 1811 John Keats inizia i suoi studi come apprendista medico e farmacista, ma è proprio nel periodo degli studi al Guy’s Hospital che John, comincia a scrivere i suoi primi versi. Il 5 Maggio 1816 sull'”Examiner” compare la sua prima poesia pubblicata, il sonetto “O Solitude” così decise di abbandonare il Guy’s Hospital per dedicarsi completamente alla poesia, passione che lo divorerà sino alla sua prematura morte.  Nel frattempo, furono molti gli amici che Keats si attirò col fascino irresistibile della sua personalità, e con il suo brillante senso dell’amicizia: oltre al pittore Joseph Severn, cominciò anche l’intimità con Percy Bysshe Shelley, Charles Lamb, Horace Smith e William Hazlitt.In poco tempo Keats apprese pure come, per dare un impulso decisivo alla propria vocazione poetica, dovesse godere della stretta compagnia con tali uomini, affiancandola allo studio serio e metodico di William Shakespeare e William Wordsworth, sviluppando al contempo la parte più autentica e vitale di se stesso. Scrive l'”Iperone” e tutte le grandi odi che lo faranno entrare nella storia, fra le quali “To Psyche”, “On Melancholy”, “To a Nightingale” e “To Autumn”. Vive un lungo e fecondo periodo creativo, coronato dal fidanzamento, questa volta ufficiale, con Fanny Brawne. Nel febbraio 1820 si manifesta il primo serio attacco del male che, ventiseienne, l’avrebbe portato alla morte: la tubercolosi.Tra i due nacque una intensa passione, resa ancora più vivida e disperata dalle condizioni difficili in cui dovette svolgersi. Nonostante tutti i problemi che si abbatterono su Keats, fino all’ultimo, entrambi sperarono di potersi sposare. Sembra tuttavia che il loro rapporto non sia stato mai consumato e che lo struggimento per l’impossibilità di vivere pienamente il suo amore per Fanny sia stato tra le cause principali che deteriorarono la salute di Keats.  Gli attacchi sono gravi e prolungati, tanto che in estate il medico gli ordina di trasferirsi in Italia, sicuro che un clima più mite l’avrebbe aiutato. Morì di tubercolosi il 23 febbraio 1821, nel suo alloggio in piazza di Spagna, a soli venticinque anni; venne sepolto tre giorni dopo nel cimitero acattolico di Roma, presso la piramide di Caio Cestio. La sua poesia fu profondamente influenzata dagli eventi tragici che caratterizzarono la sua vita, quali la morte dei genitori e di suo fratello Tom, egli stesso era malato. Il poeta sentiva la morte incombere su di lui e trovò consolazione nella poesia e nell’arte, infatti, affermò di non poter “esistere senza la poesia” che considerava come “qualcosa di assoluto”, l’unico modo per sconfiggere la morte e vivere eternamente. Secondo Keats, la poesia nasce dal profondo dell’anima, supera la fugacità della vita e diventa immortale.

NAPOLI

Senza di te, testo poetico che esprime una devastante sensazione di dissoluzione, un senso di tristezza e di vuoto provocati dall’allontamento della donna amata, capace di stregare il poeta, di rapire la sua anima con una malia contro la quale la ragione nulla può.

“Senza di te”

Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l’anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.

*Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo paragonò ad un angelo, venuto per breve tempo a cantare la bellezza sulla terra. E come dargli torto leggendo l’intensità romantica di questi versi. È una toccante dichiarazione d’amore che davvero toglie il fiato perché non posso respirare senza di te…