LA MACCHINA DEL TEMPO

(liberamente tratto dal film, The Time Machine, 1960)

Pubblico di seguito la SESTA PARTE del racconto a cui seguiranno le altre

“Lanciando un ultimo sguardo verso l’alto e prima di sparire nel buio della discesa, il viaggiatore del tempo, avvedutosi che il suo accompagnatore, lo stava osservando con curiosità, gridò, quasi formulando un ordine: << Vieni anche tu! >> Quest’ultimo rispose in modo automatico a tale invito, quasi gli fosse stata data in prestito una nuova coscienza e si calò nel foro a sua volta. Edmund faceva da apripista e, in breve, arrivò a toccare il fondo. Acceso un fiammifero scrutò intorno e vide che, per terra, era sistemato un grosso bastone di legno. Lo sollevò e, togliendosi la giacca che indossava, fabbricò una specie di torcia che, tuttavia, non accese subito. Il luogo raggiunto non era completamente immerso nell’oscurità. Poco tempo dopo, una volta che gli occhi si abituarono al buio, gli fu possibile vedere i particolari dell’ambiente in cui si trovava. Nel frattempo, era sceso in basso anche il suo accompagnatore e i due si riunirono. Si avventurarono insieme nei meandri della caverna sotterranea e, all’improvviso, il viaggiatore del tempo ebbe una macabra risposta alle sue domande sulla sorte degli abitanti del nuovo mondo, rapiti dai Morloch. In un antro nascosto, da cui proveniva un odore nauseabondo, giacevano a terra scheletri e resti umani. Quella doveva essere una specie di dispensa perché gli esseri orripilanti e coperti di peli che avevano preso Sheila e la sua macchina del tempo, evidentemente, erano cannibali. D’ogni tanto, portavano sottoterra alcuni degli abitanti pacifici, giovani e di bell’aspetto che vivevano in superficie per provvedere al loro fabbisogno alimentare. Ecco, quindi, il risultato finale della guerra atomica sulla Terra, menzionata dalla voce dell’anello: un mondo terribile in cui i Morloch, una razza spregevole frutto di mutazioni genetiche indotte dalle radiazioni nucleari, allevavano gli umani come fossero bestiame da macello. Edmund prese per un braccio il suo accompagnatore e lo scosse con forza, dicendogli: << Guarda, dunque, che fine fanno i tuoi compagni che vengono portati sottoterra! Sono macellati e sfamano quei mostri orribili. Non provi disgusto? Non è terribile questa realtà? Dobbiamo fare qualcosa! >> Stava continuando a dire in questo modo, quando, all’improvviso, si udì rimbombare tra le rocce della caverna un verso terrificante. In un attimo, i due si ritrovarono circondati dagli esseri coperti di pelo che avanzavano con determinazione. Edmund stringeva tra le mani la loro unica speranza di salvezza. Estrasse dalla tasca un fiammifero, lo accese e diede fuoco alla sommità della torcia.”

CONTINUA

(Tutti i diritti riservati all’autore Maurizio Coscia)

L’autore Maurizio Coscia ha realizzato in self publishing l’opera,