La maggior parte del gas russo consegnato all’Italia passa attraverso l’Ucraina, attraverso il gasdotto TAG (Trans Austria Gas Pipeline) che arriva a Tarvisio, nel nord del Paese, al confine con l’Austria.

L’offerta di gas russo in Italia si era ormai ridotto al 10% del totale

Stop alle forniture: dal Tarvisio arriva zero gas russo in Italia. Eni: niente gas almeno fino al 4

“Gazprom ci ha detto di non poter confermare la consegna dei volumi richiesti per oggi adducendo l’impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria”, ha detto Eni. Secondo Gazprom sarebbe sorto problema normativo con il regolatore austriaco

Alfonso Iuliano

https://www.rainews.it/articoli/2022/10/oggi-zero-gas-russo-in-italia-attraverso-il-tarvisio-4f1f8683-c75e-4f66-9fe3-71974a083c5c.html

La Russia ha chiuso completamente i rubinetti del gas all’Italia. L’interruzione delle forniture è ufficialmente dovuta ad un sopraggiunto problema normativo con l’Austria, ma vista la situazione internazionale è diffuso il sospetto che si tratti di una iniziativa di Mosca volta ad acuire la crisi di prezzi e di forniture energetiche che coinvolge il nostro Paese e l’Europa, dopo l’annuncio di nuove sanzioni e per i tentativi di mettere un tetto al prezzo del gas.

Che cosa sta succedendo

Gazprom ha sospeso completamente le consegne di gas dalla giornata di sabato a Eni, adducendo “l’impossibilità di trasportare gas attraverso l’Austria”, ha annunciato il colosso italiano degli idrocarburi in un comunicato. “Gazprom ci ha detto di non poter confermare la consegna dei volumi richiesti per oggi (sabato, ndr) adducendo l’impossibilità di trasportare il gas attraverso l’Austria”, ha detto Eni. Questo sabato, “di conseguenza, i flussi di gas russo destinati all’Eni attraverso l’entry point di Tarvisio saranno nulli”, ha aggiunto. 

Eni: situazione rimane immutata fino a martedì 4 ottobre

Successivamente, il gruppo italiano ha precisato che non avrebbe ricevuto nessuna delle importazioni richieste anche per il 2 ottobre e che la situazione sarebbe rimasta la stessa fino a lunedì. “Ci risulta però che l’Austria stia continuando a ricevere gas al punto di consegna al confine Slovacchia/Austria”.

Aggiornamento del 2 ottobre: Non è ancora chiaro quando e se le forniture di gas dal Tarvisio verranno ripristinate. Eni ha fatto sapere che non riceverà le quantità di gas richiesto dal fornitore russo Gazprom anche per lunedì 3 ottobre e che ci si aspetta che la situazione non cambi anche martedì 4. Sul suo sito web Eni si riserva di comunicare eventuali riprese della fornitura. 

Non ci sarebbero dunque problemi tecnici sull’interruzione di fornitura perché il gas arriva fino all’Austria ma non può essere inviato in Italia a causa di un aggiornamento della normativa austriaca sulla quale Gazprom non ha ancora apposto la propria firma. Dalle dichiarazioni che si sono finora registrate Gazprom sembra addebitare le responsabilità all’Austria che dal canto suo, adombra quanto meno un ritardo nella firma di Gazprom in quanto il cambiamento di normativa sarebbe una routine ad inizio di anno termico.

Gazprom: “Il trasporto di gas è stato sospeso a causa del rifiuto dell’operatore austriaco di confermare le autorizzazioni al trasporto, una decisione legata a modifiche normative”.

La maggior parte del gas russo consegnato all’Italia passa attraverso l’Ucraina, attraverso il gasdotto TAG (Trans Austria Gas Pipeline) che arriva a Tarvisio, nel nord del Paese, al confine con l’Austria. Secondo un portavoce di Eni citato dall’AGI, “Gazprom, stando alle sue comunicazioni, non sarebbe in grado di ottemperare agli obblighi necessari per ottenere il servizio di dispacciamento di gas in Austria dove dovrebbe consegnarlo”. “Stiamo lavorando per verificare con Gazprom se è possibile riattivare i flussi verso l’Italia”, ha detto. Nel corso della giornata, Gazprom ha rilasciato un comunicato in cui spiega che “il trasporto di gas russo (…) attraverso l’Austria è stato sospeso a causa del rifiuto dell’operatore austriaco di confermare le autorizzazioni al trasporto”. Una decisione legata a “modifiche normative”. “Gazprom sta lavorando per risolvere il problema con i suoi acquirenti italiani”, ha poi affermato. 

A Vienna, il regolatore del settore E-Control ha affermato che queste nuove regole, entrate in vigore il 1° ottobre, erano “conosciute da mesi da tutti gli attori del mercato”. Si aspetta che “tutti rispettino e prendano le misure necessarie per adempiere ai propri obblighi”. I problemi riguardano i “dettagli contrattuali” nell’account che gestisce il transito in Italia, ha scritto E-Control su Twitter. 

Vienna: Gazprom non ha firmato i contratti necessari

L’agenzia Reuters riporta che secondo il governo austriaco Gazprom non ha ancora firmato i contratti necessari. “All’inizio di ogni anno termico entrano in vigore vari cambiamenti tecnici nel modello di mercato”, ha affermato il ministero dell’Energia in una nota. “Per questo sono necessarie modifiche contrattuali. Questi contratti non sono ancora stati firmati da Gazprom. Attualmente si sta lavorando a pieno ritmo a una soluzione a livello tecnico”.

Le esportazioni russe di gas verso l’Europa sono in costante calo dall’inizio delle sanzioni contro la Russia: sulla scia dell’invasione russa dell’Ucraina, Eni ha annunciato a inizio marzo che avrebbe venduto la sua partecipazione del 50% nel gasdotto Blue Stream, che controlla in egual modo con il gigante russo Gazprom.

In Italia l’offerta di gas russo rispetto a quella complessiva era ormai da qualche tempo inferiore al 10%. La sospensione delle forniture a Tarvisio, dove arriva il gasdotto Trans Austria Gas Pipeline (Tag), non cambia quindi la situazione in modo significativo e non si può dire arrivi senza preavvisi (vedi falle nel NordStream 1 e 2) , ma certo aumenta le preoccupazioni riguardo la nostra capacità di arrivare alla fine dell’inverno con sufficiente gas per le nostre aziende e per il residenziale.  Lo stop rende comunque sempre più impellente l’implementazione del piano portato avanti da Eni di potenziamento e diversificazione delle forniture di gas per sostituire gli oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno importati da Mosca fino allo scorso anno.