ERADICAZIONE DEI MUFLONI DALL’ISOLA DEL GIGLIO

Dopo l’avvio dell’eradicazione del muflone europeo (Ovis aries musimon o Ovis orientalis musimon – Giusti 1998), discendente dal muflone asiatico, avvenuta nell’Isola d’Elba e programmata dall’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, si sta avviando quella nell’Isola del Giglio, Life LetsGo Giglio, che ha per obiettivo il ripristino dell’ecosistema presente sull’isola. Eradicazioni cofinanziate dalla Commissione Europea con circa 1,6 milioni di euro.

Il progetto trova la ferma protesta dell’Unione Nazionale dei Biologi, di vari scienziati, di parlamentari europei (interrogazioni alla Commissione Europea), centinaia di associazioni e migliaia di cittadini che considerano il muflone parte del paesaggio, del folclore e della storia locale.

Sono state raccolte quasi 20.000 firme contro l’uccisione dei mufloni mentre l’Ente Parco continua a dichiarare che i mufloni hanno fatto estinguere tre specie vegetali nel mondo (non al Giglio) e due allo stato selvatico (La Nazione 21 novembre 2021).

Le azioni, condotte dall’Ente Parco dal 2009 ad oggi nell’Isola del Giglio, hanno portato complessivamente alla perdita di circa 140 esemplari dei quali circa 100 abbattuti e 40 traslocati e destinati ad essere sterilizzati chirurgicamente.

Dall’iniziodelprogetto LifeLetsGoGigliosonostatiabbattuti9mufloniecatturati43trasferitiin centri di recupero fauna selvatica” (Presidente del Parco).

“Ilprogettohacomeobiettivomigliorarelaqualitàeilcaratterenaturaledell’ecosistemapresente sull’isola del Giglio minacciato dalla diffusione delle specie aliene invasive. Le attività si estenderanno nell’arco di 3 anni e mezzo, dal luglio 2019 al 31.12.2023”.

L’ISPRA nelle sue Linee Guida per la gestione degli ungulati ricorda che ”l’abbattimentodel muflone è consentito anche all’interno dei parchi al fine di “ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente Parco” (Legge 6 dicembre 1991 n. 394 art. 11 comma 4).

Nonostante il progetto di eradicazione – con l’uso anche di animali “Judas radiocollarati” (per facilitare l’individuazione degli altri animali) e lacci -, il Parco, a seguito delle numerose proteste, ha stipulato con due associazioni, dietro porte chiuse (anziché rispettare l’art. 26 del Regolamento 1143/2014 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32014R1143 che chiede esplicitamente di provvedere affinché al pubblico siano offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipare alla preparazione dei piani, alla loro modifica o al loro riesame), la sospensione degli abbattimenti ma non la revoca.

Maperché l’eradicazione?

Perché come gli altri in Italia, escluso il muflone della Sardegna considerato parautoctono e quindi protetto, il muflone dell’Isola del Giglio è stato etichettato dall’Ente Parco come alieno, invasivo e quindi specie da eradicare ovvero eliminare totalmente dal territorio dove vive.

Gli individui rimasti verranno traslocati e sterilizzati chirurgicamente o abbattuti. Quelli catturati, secondo il Presidente del Parco, non potranno essere rilasciati in nessuna zona non recintata d’Italia. Animali selvatici sani, prigionieri a vita.

“LepopolazionimediterraneepresentiaCipro,inCorsicaeinSardegna(ediconseguenzatuttele altrederivantidaifondatoriprovenientidaquesteisole)sonostateclassificateOvisariesmusimon (e non più come Ovis gmelin musimon). E’, infatti, probabile che le popolazioni di Corsica e Sardegna si siano originate da pecore (Ovis aries) introdotte dall’uomo nel neolitico e poi rinselvatichite” ISPRA Manuale per il monitoraggio di specie e habitat….

“Sirappresentainoltrecheledirettivedigestione suggeritedaquestoIstitutoperlaspeciedicui

trattasiprevedonoche,aldifuoridell’arealesardo,ilmuflonedebbaesseregestitoinmodotaleda scoraggiarne la diffusione, in particolare nelle aree in cui può entrare in competizione con specie di ungulati autoctoni e rimuovendo tutti i nuclei di recente formazione “ (prot. 39341 1/7/2016 ISPRA e Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013 ISPRA).

Per il biologo Luigi Boitani “larimozionediqualchedecinadimuflonièuninterventochehatuttii crismi della buona conservazione e dovrebbe essere salutata con i rallegramenti…”

Sebbene non esista un censimento scientifico, le opinioni sul numero degli individui presenti sull’Isola del Giglio vagano tra un minimo di 25 a un massimo di 100 individui (Comitato SaveGiglio), tra i 24 e i 96 individui (Diversity), nell’accordo tra il Parco e le Associazioni a fine 2021 se ne dichiarano tra 40 e 80, in altri documenti tra 25 e 40 individui e SAVE Giglio secondo testimonianze aneddotiche suggerisce un numero che va da 25 a 40 individui, mentre sarebbero 30- 40 per Pro Natura FI. Un numero così basso che rende assolutamente inaccettabile l’eradicazione proposta dall’Ente Parco.

Speciealiene,chi sono?

Le specie aliene, esotiche o alloctone sono specie introdotte dall’uomo accidentalmente o intenzionalmente in un luogo al di fuori della loro area di origine. A parte quelle che scompaiono perché non si adattano, altre riescono a insediarsi con successo senza disturbo e altre ancora possono diventare invasive.

Non è detto, infatti, che tutte le specie aliene siano invasive. Lo sono quando rappresentano un grave pericolo per la biodiversità, distruggono gli equilibri ecologici e portano all’estinzione specie autoctone https://www.lifegogiglio.eu/specie-aliene .

Secondo il Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità nel mondo dopo la distruzione degli habitat (selvaggi tagli forestali, costruzioni abusive, trivellazioni, captazioni….. – Comitato Parchi Italia). Stranamente si uccidono le specie aliene (per il piacere di farlo, per le gustose ricette, per i trofei…) ma non si ristrutturano gli habitat riportando i parchi a quei livelli passati che li avevano resi famosi nel mondo.

Da ricordare che il muflone non è tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale indicate dal regolamento di esecuzione UE 2016/1141 della Commissione del 13 luglio 2016.

L’ISPRA nelle sue Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013, dichiara che: “Nell’Italia peninsulare sono due gli ungulati considerati parautoctoni, il muflone e il daino….le popolazioni storicheesistentidovrebberoessereoggettodiunagestionemirataalcongelamentodelloroareale e conseguentemente ad un controllo della loro dinamica. S’impone invece la rimozione dei nuovi

nucleiconscarsosignificatobiologicoespessofruttodiintroduzioniinvolontarieoillegali”.Tra questi i mufloni dell’Isola del Giglio, Elba e Capraia.

Il Regolamento UE n. 1143/2014 al punto 1 recita:” La comparsa di specie esotiche, che siano animali,vegetali,funghiomicrorganismiinnuoviluoghinonèsemprefontedipreoccupazione….. In Europa sono presenti 12.000 specie esotiche delle quali, approssimativamente, il 10-15% è ritenuto invasivo”.

Qual’èl’originedel muflone?

Il muflone origina dalla domesticazione dell’Ovis orientalis avvenuta nel Vicino Oriente già agli inizi del neolitico, VI millennio A.C. (ISPRA Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013)

“Ilmuflonetirrenico(OvisGmelinimusimon)èstatointrodottoinSardegnaeCorsica,doveè protetta dalla legge, durante il Neolitico” (Diversity 2022).

Si fa risalire al rinselvatichimento di un ovino domestico introdotto dall’uomo in età neolitica; il muflone viene dunque considerato una pecora derivante dalla forma selvatica Ovis orientalis musimon ed attualmente le popolazioni mediterranee presenti in Corsica e Sardegna (e di conseguenzatuttequellederivantidafondatoriprovenientidaquesteisole)sonoclassificatecome Ovis aries”.(ISPRA Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013).

In Sardegna, dove il muflone è considerato parautoctono, ha rischiato l’estinzione “a causa del bracconaggio, dell’allevamento ovino allo stato brado e del randagismo canino”(ISPRA Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013). Ma, né il bracconaggio né il randagismo sono stati affrontati in conformità delle leggi relative. L’80% dei cacciatori è bracconiere ma oltre alla diffusa archiviazione del reato, le pene sono minime arrivando a una semplice oblazione. Il randagismo continua la sua strada malefica nella nazione italiana senza che i responsabili applichino e facciano applicare la legge 281/91.

“IlbracconaggioinSardegnastavasubendoun gravecollodibottigliaacausa dell’erosione

dell’habitatedelbracconaggioestensivoerodendounapartedelladiversitàoriginaria,unaparte che, fortunatamente, si è conservata nell’Isola del Giglio” (Diversity)

“LaSardegnaospitail40%dellapopolazionedimuflonepresentesulterritorionazionale male caratteristiche morfologiche non sono dissimili da quelle esibite dalla specie nell’Italia peninsulare” (ISPRA Linee Guida per la Gestione degli Ungulati 91/2013).

A partire dal XVIII secolo il muflone è stato a più riprese introdotto in molte parti del continente europeo (da Pedrotti, Duprè, Preatoni, Toso 2001).

Perchéilmuflonesitrovanell’IsoladelGiglio?

Diverse sono le “verità” sull’introduzione dei mufloni nell’Isola del Giglio.

L’Ente Parco sostiene che i mufloni siano stati introdotti in tempi recenti a scopo venatorio.

Secondo Luigi Boitani: “sonostatiproprioicacciatorichehannoportatoilmufloneinmolte regioni d’Italia e ogni anno ne uccidono parecchi per l’ambito trofeo”.

Dai quaderni dei Georgofili 2009: “Lepopolazionisonostateintrodottedalleamministrazioni locali per scopi venatori negli anni ’70” (Giannini et al. 2005)

In realtà sono la popolazione residua di un progetto di conservazione degli anni ’50 avviato dagli zoologi Alessandro Ghigi (che fondò nel 1933 L’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica oggi ISPRA), Augusto Toschi, Renzo Videsott e dal professore Ugo Baldacci che ha contribuito, con successo, a salvare la specie dall’estinzione in atto per gli individui della Sardegna (furono portati mufloni, a scopo di ripopolamento, in Sardegna ed in Riserve e Parchi di tutta Italia) e della Corsica (Save Giglio). L’Isola del Giglio fu scelta perché simile alla Sardegna ma priva di greggi di pecore ed al riparo da eventuali epidemie.

Il muflone del Giglio da quando fu immesso in quest’isola, è rimasto geneticamente puro dato che qui non sono presenti greggi di pecore che invece abbondano in Sardegna procurando, con l’ibridazione, un inquinamento della purezza genetica.

Danniallabiodiversitàvegetaleeall’agricoltura

Il muflone è un pascolatore puro, con alcuni comportamenti di tipo selettivo; è uno degli ungulati selvatici meno esigenti circa la qualità degli alimenti e contemporaneamente molto legato alla componente erbacea della vegetazione.

I proprietari di piccoli orti, frutteti e vigne si sono riuniti per dichiarare che i raccolti non vengono danneggiati dal muflone contrariamente a quanto affermato dall’Ente Parco e da coloro che sono legati all’amministrazione locale.

Il prof. Franco Tassi del Centro Parchi Internazionale dichiara esplicitamente che “Il muflone, inseritonellamacchiamediterranea,nonèdannosoeilpiccolonucleo,ormaidadecenniintegrato nell’Isola del Giglio, non è invasivo. Non esistono studi attendibili su questo caso, ma tutti i dati raccolti dimostrano, inequivocabilmente, proprio il contrario. Il muflone può avere, in questa situazione, un effetto benefico brucando in modo diffuso e non localizzato eliminando la copertura erbosa che nella stagione arida disseccherebbe e così contribuendo a prevenire e contenere possibili incendi. In casi analoghi, sono stati riscontrati anche notevoli effetti benefici sulla microfauna e sulla flora, grazie al calpestio, alla movimentazione e alla fertilizzazione del terreno”. Vedi anche https://www.giglionews.it/tassi-sos-giglio-al-via-la-strage-di-mufloni

Invece il Presidente del Parco ha dichiarato: “E’ universalmente noto che nelle isole gli ungulati sonodannosiperlabiodiversità,perciònonabbiamobuttatosoldiinunostudiospecificosuidanni arrecati dai mufloni all’isola del giglio…” Quindi l’Ente Parco non ha effettuato studi ma ha presentato informazioni generiche prese dal database online dell’IUCN mentre l’UE predilige il database internazionale CABI che afferma: “….non sono stati riscontrati effetti negativi sull’ambiente nativo in molti paesi (quindi non è da considerarsi invasivo)”. https://www.cabi.org/isc/datasheet/71353

I danni che l’Ente Parco annovera relativamente alle leccete, sono di così scarsa rilevanza che non possono in alcun modo giustificare il provvedimento di eradicazione.

Dall’indagine Effetti delle popolazioni di brucatori sulla vegetazione legnosa….. : “Se si confrontano le due immagini risultate dall’IDW si nota come sia caratteristica dei mufloni instaurare una sorta di equilibrio con le risorse alimentari. Infatti, il danno è sempre molto basso e

uniformemente distribuito come se tendessero a minimizzare il disturbo distribuendolo il più possibile sul territorio. Tendenza opposta la mostrano le capre che invece occupano in modo massiccio piccole aree che vengono sfruttate fino al completo degrado.

“La massima Densità Agro-forestale (limite oltre il quale si verificano danneggiamenti inaccettabili) nel caso del muflone non sembra essere sostanzialmente molto diversa da quella Biotica,probabilmenteacausadellascarsarilevanzadeidanniprovocatiallecoltureagricolee forestaliconseguenteallarusticitàdellaspecie”. Nonché: “Benchèlamaggiorpartedegliautori sia concorde nell’escludere pesanti responsabilità del muflone nel causare danni alle attività agricole, un certo impatto è da ritenersi possibile…..in genere non particolarmente rilevante” STERNA con la supervisione scientifica di ISPRA.

Si rimanda anche alla relazione dei ricercatori del Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Firenze del 2 luglio 2009, inserita nei Quaderni dell’Accademia dei Georgofili. Tale studio stabilisce che “..il muflone è molto selettivo e la sua predilezione per la vegetazione legnosa (Ruscus aculeatus, pungitopo e Ilex aquifolium, agrifoglio), fa di loro uno strumento dal valore incalcolabile per la conservazione di macchie e boschi” . Ancora: “..sull’Isola d’Elba si è potuto descrivere un trend stagionale dei danni che riflette la disponibilità di risorse e si sono evidenziati degli Hot Spots (punti caldi) di danno che per i mufloni si mantengono bassi in tutte le aree di studio. E’ caratteristica dei mufloni instaurare una sorta di equilibrio con le risorse alimentari.

Infattiildannoèsempremoltobassoeuniformementedistribuitocomesetendesseroaminimizzare il disturbo distribuendolo il più possibile sul territorio”. Quindi se il comportamento del muflone vale per l’Isola d’Elba dove sono stati abbattuti circa 500 individui, vale anche per l’Isola del Giglio dove ne restano sparute decine.

Si rimanda anche allo studio sviluppato da STERNA nel 2006, con la supervisione scientifica di Silvano Toso per la Regione Emilia Romagna, nel quale si dichiara che “…la maggior parte degli autorisiaconcordenell’escluderepesantiresponsabilitàdelmuflonenelcausaredannialleattività agricole”..nonchè “..scarsa rilevanza dei danni provocati alle colture agricole e forestali conseguente alla rusticità della specie”. Ancora “…Il muflone è uno degli ungulati selvatici meno esigenti circa la qualità degli alimenti e contemporaneamente molto legato alla componente erbacea della vegetazione durante il periodo estivo mentre nel periodo autunnale si assiste ad un progressivo aumento dell’utilizzo delle dicotiledoni semilegnose e delle loro foglie. “.

Il risarcimento per danni all’agricoltura, in quasi 18 anni, ammonta a 1.200 euro richiesto da un solo agricoltore per un terreno privo di recinzione, lo stesso agricoltore che ha firmato una lettera in cui afferma che vorrebbe vedere i mufloni protetti e mantenuti al Giglio.

Nel periodo 2010-2018 per i mufloni non sono stati liquidati danni all’agricoltura dalla Regione Toscana.

Danniallabiodiversitàanimale

I danni alla biodiversità? Quale biodiversità? Il muflone non è concorrente con i cervidi, non occupa nicchie ecologiche di altri animali, può solo competere con i camosci che però, nell’Arcipelago Toscano non sono di casa. E’ preda di lupi, volpi, cani randagi (stimati in circa

800.000 in Italia e di cui nessuno si preoccupa anche se si ibridano con i lupi danneggiando sì la biodiversità).

Si parla di biodiversità e si dimentica di considerare che la caccia, molto attiva in Toscana, nè protegge nè incrementa la biodiversità, non protegge il territorio, non risana i boschi, al contrario. Il rapporto pubblicato dall’ONU nel maggio 2019 parla di un milione di specie a rischio di estinzione a causa dell’impatto umano, più che in ogni altro periodo della nostra storia. Un’offensiva senza precedenti.

Secondo il recente studio sul DNA dei mufloni (Diversity) non è stato valutato alcun impatto negativo sull’ambiente o su altre specie attraverso studi solidi e documentati per stabilire misure di contenimento del Giglio.

“Ambientatisiinmodoeccellente(ilterritorioinsularetoscanononèdissimiledaquellosardo)e sopravvissuti anche all’attività venatoria, brucano tranquillamente nelle zone più dirupate, sono estremamente timidi e talora apportano qualche limitatissimo danno a vigne e giardini.

Ovviamente,noncostituisconounpericoloperglialtrianimaliemenchemenoperl’uomo.Anzi, sono un’attrattiva per il turismo ambientale in ogni stagione” (Pro Natura FI).

L’indagine appena presentata da Birdlife International stima che le specie animali “in stato di conservazione sfavorevole e minacciate a livello globale” in dieci anni hanno avuto un incremento del 10%. L’Italia in questo ha un primato da maglia nera.

Il Living Planet Report dicembre 2016 del WWF, stima il tasso di declino per gli animali terrestri del 38%, per quelli marini del 36% e per gli animali di acqua dolce dell’81%. Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali dichiara: “E’l’uomolaprincipaleminacciaallabiodiversità.Iltasso di estinzione è stimato in circa una specie all’anno ma l’antropizzazione degli ambienti, la deforestazione e la pratica agricola delle monocolture determinano un tasso annuale diecimila voltesuperiore. Quando una specie scomparel’equilibrio chelega strettamente l’ecosistema, viene alterato“. Possono i pochi mufloni del Giglio fare tutto ciò?

Caccia

Naturalmente, per abbattere i mufloni occorrono i fucili e quindi i cacciatori o simili.

Il muflone ai sensi della legge 157/1992 art. 18 comma 1, con esclusione della popolazione sarda, è una specie cacciabile nel nostro paese.

Sono stati individuati i cacciatori di selezione da invitare sull’isola per passare all’azione. Il loro compenso: le spoglie dei mufloni uccisi. Inoltre sono ancora presenti sull’isola le altane posizionate dai cacciatori per l’uccisione da postazione fissa. L’Ente Parco provvederà anche al pagamento del soggiorno al cacciatore in un appartamento dotato di cucina (La Nazione 21 novembre 2021

Ad ottobre 2022 fino al 15 marzo, ripartiranno gli abbattimenti dei mufloni presenti all’Isola del Gigliotramitecacciaselettivainquantol’isolafiguracomeareanonvocataeproblematica”. (Big Hunter). Questo, non tanto richiamandosi alla legge 157/92 che all’art. 18 comma 1 stabilisce che, ai fini dell’esercizio venatorio è consentito abbattere esemplari di muflone con esclusione della popolazione sarda, ma secondo quanto stabilito a pag. 9 del Progetto Let’sGo Giglio, ovvero:

“…….siritienechelepopolazionisardeconservinoancoraunaparterilevantedell’originale diversitàgeneticaattualmentepersaequestofattoresuggeriscechedebbanoessereoggettodi conservazione a differenza delle altre presenti sul territorio nazionale”.

Quindi si deduce che i mufloni sardi non vengono tutelati perché vivono in Sardegna ma per il loro specifico DNA, proprio quello che ora si sa possiedono quelli del Giglio e non più presente nel ceppo sardo.

Solo in Toscana, durante la stagione venatoria 2021/2022, sono stati uccisi circa 400 mufloni ma “occorrerallegrarsiperchéèuninterventochehatuttiicrismidellabuonaconservazione.”(Luigi Boitani biologo). Per il Presidente del Parco dell’Arcipelago i mufoni abbattuti in Toscana ogni anno sono 200 e, a parte l’eradicazione, sarebbe ben lieto di effettuare la consegna di un certo numero di capi da ubicare al di fuori dell’Isola del Giglio in zona recintata e autorizzata.

La caccia non protegge la biodiversità, distrugge gli ecosistemi disseminando il piombo nell’acqua, nella terra, nel corpo degli animali, quel potente veleno che la Conferenza di Quito, promossa dall’ONU, stabilì che gli stati partecipanti mettessero al bando entro il 2017 (poi prorogato al 2018).

Parautoctonia:ilprimomotivopernoneradicareilmuflone

“LepopolazionisardedimuflonesonoclassificatecomeparautoctonedalDM19gennaio2015e come “naturali” dalla Direttiva Habitat e classificate come Ovis aries musimon (e non più come Ovis gmelini musimon ICZN 2003).” ISPRA Manuali per il monitoraggio di specie e habitat…..

Se quelle sarde sono classificate parautoctone ci domandiamo: perché quelle derivate dalle popolazioni sarde e immesse nell’Isola del Giglio non devono classificarsi come parautoctone?

In quanto parautoctoni i mufloni sardi sono tutelati dalla legge e particolarmente protetti.

DNA:ilsecondomotivopernoneradicareil muflone

Gli scienziati hanno confronto il DNA dei mufloni del Giglio con quello dei mufloni provenienti da Corsica e Sardegna e già dai primi risultati sono emerse le peculiarità di questa popolazione che possiede varianti genetiche non più presenti nella popolazione sorgente che si è rivelata essere quella sarda.

Uno studio scientifico indipendente condotto sulla genetica dei mufloni dell’Isola del Giglio “Islands as Time Capsules for Genetic Conservation: The Case of the Giglio Island Mouflon” pubblicato sulla rivista Diversity https://www.mdpi.com/1424-2818/14/8/609, rivela che i mufloni del Giglio sono molto probabilmente una popolazione relitta altrove estinta e che “hanno la potenzialità di risorsa genetica unica nel range di variabilità della specie che è stata persa nelle popolazioni della Sardegna e della Corsica”…. Questo perché quella parte della popolazione sarda da cui furono prelevati gli individui trasferiti al Giglio non esiste più, quasi estinta nel secondo dopoguerra soprattutto a causa del bracconaggio. Ai fini della conservazione è quindi importantissimoproteggereilnucleogeneticogigliese,ormaiassentenelsuoambienteoriginario. In futuro si potrebbe infatti utilizzare come bacino di prelievo per ricostituire la variabilità genetica originaria delle popolazioni sarda e corsa.” (Marco Masseti della Commissione per la sopravvivenza delle specie di IUCN).

“Come una capsula del tempo l’isola del Giglio potrebbe aver conservato una parte del DNA ancestraledelmuflonesardo.” Inoltre: “Imuflonidell’IsoladelGigliosonomoltoprobabilmente parte di una popolazione relitta altrove estinta” Diversity

Lo studio pubblicato da Diversity ha come risultato che “ilmuflonedelGiglioospitaunavariabilità genetica di probabile origine sarda, ma non rappresentata nell’attuale diversità dei mufloni sardi. Pur non presentando le caratteristiche tipiche di una specie aliena invasiva, il muflone del Giglio è sottoposto a eradicazione tramite abbattimento o cattura e sterilizzazione chirurgica. Le prove molecolari che riportiamo evidenziano come tali azioni stiano causando la perdita irrimediabile di varianti genetiche ancestrali del genere Ovis.” https://www.mdpi.com/1424-2818/14/8/609

Gli scienziati concludono che i mufloni del Giglio hanno un’alta priorità di conservazione e non devono essere eradicati ma, piuttosto, salvaguardati in quanto elemento unico di biodiversità. E’ quindi prioritario cessare immediatamente gli abbattimenti, la traslocazione e la sterilizzazione chirurgica imposti dall’Ente Parco.

Quindi quanto dichiarato dall’ISPRA ovvero che le popolazioni sarde devono essere risparmiate dall’eradicazione in quanto conservano una parte rilevante dell’originale diversità genetica attualmente persa o impoverita nei parenti selvatici asiatici e nelle altre popolazioni presenti sul territorio, avvalora la genetica relitta riscontrata nel muflone gigliese che ha un’alta priorità di conservazione in quanto rappresenta una risorsa inestimabile e insostituibile.

Assurdo è anche il raffronto con i mufloni del Parco Nazionale dei Vulcani nell’Unità Kahuku delle Isola Hawaii (USA) in quanto dal punto di vista dell’ambiente e dell’ecosistema sono incompatibili. Nelle Hawaii i mufloni sono stati trasferiti recentemente e hanno proliferato causando danni a piante endemiche in pericolo. Questi studi effettuati in luoghi lontani e totalmente diversi dal Giglio non possono essere considerati prove per etichettare il muflone del Giglio come “invasivo”.

Di conseguenza poiché si tutelano i mufloni sardi per il loro specifico DNA perché non tutelare quelli del Giglio che hanno un DNA ancora più vicino a quello originale?

Propostediconvivenza

A prescindere dalla richiesta della maggior parte dei gigliesi, scienziati e associazioni, di leggi e affermazioni in contrasto fra loro, al fine di trattenere i mufloni nell’isola dove sono nati e vivono, sono state proposte alcune modalità di convivenza che all’estero sono state attuate con successo:

  • creare una riserva naturale protetta, un parco faunistico, con percorso di avvistamento
  • creare un piccolo museo, di circa 50 mq, che sarebbe il primo dell’isola, attrattivo per i turisti in ogni stagione, con un costo di realizzazione e allestimento di circa 150.000 euro; il museo potrebbe essere corredato da un piccolo negozio con libri, souvenir, magliette……
  • promozione dell’ecoturismo con finalità educative e scuole di etologia all’aperto
  • formare i giovani locali come guide, interpreti, assistenti dei visitatori

Il Museo dei Mufloni diventerebbe un luogo di educazione e ricreazione attraverso la ricerca e l’esposizione con la capacità di generare un benefico cambiamento sociale, culturale ed intellettuale della popolazione e dei visitatori.

Il costo d eradicazione dei mufloni dal Giglio è di 380.000 euro, quello per realizzare una riserva con museo ammonterebbe, secondo il bilancio Lt’sGo Giglio, allo stesso costo dell’eliminazione di 14 mufloni.

Per una propria sensibilità il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus richiese il trasferimento dei mufloni dell’Isola d’Elba, primi ad essere eradicati ovvero uccisi, in Sardegna dove la popolazione presente è limitata e assiduamente minacciata dal bracconaggio e quindi a rischio di estinzione https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/06/04/mufloni-dellisola-delba-e-ora-di-ritornare-

a-casa/. Il Gruppo riteneva che la reintroduzione dei mufloni in Sardegna potesse venire incontro alle varie esigenze e, soprattutto, alla salvaguardia di una delle più caratteristiche e rilevanti specie selvatiche del Mediterraneo. L’ISPRA ha però negato l’autorizzazione con prot. 39341/T-A23-T- A38 del 1 luglio 2016 https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2016/08/27/mufloni-dellisola- delba-a-morte/. Il Gruppo d’Intervento Giuridico chiamava l’intervento di trasferimento “un vero e proprio ritorno a casa”.

Secondo Franco Tassi del Centro Parchi Internazionale, i mufloni sono individui di aspetto notevole, con caratteristiche eco-etologiche di veri animali selvatici, adatti alla vita in un’isola mediterranea. La popolazione si è affezionata e desidera mantenerli creando per loro nel promontorio del Franco una vasta riserva e un centro visite dove richiamerebbero molto turismo culturale, naturalistico e fotografico anche nella bassa stagione, creando occupazione e benefici.

Dalla Germania è arrivato un allarme che è anche un appello: “SeilParcomassacreràimufloni noi lanceremo una campagna per invitare il turismo europeo a disertare la Toscana già tristemente

famosa perle barbareuccisioni dei lupi”.

Norme

Premesso che il muflone non è tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale indicate dal regolamento di esecuzione UE 2016/1141 della Commissione del 13 luglio 2016 e che il decreto 19 gennaio 2015 del Ministero dell’Ambiente stabilisce nella premessa e all’art. 1 che “vanno considerate parautoctone quelle specie animali o vegetali che, pur non essendo originarie del territorio italiano, vi sianogiunte per intevento diretto intenzionale o involontario dell’uomo e quindi naturalizzate in un periodo storico antico anteriormente al 1500 DC ). “. Nell’elenco, tra i

mammiferi parautoctoni è indicato Ovis aries gmelin (ovvero Ovis orientalis musimon), area di parautoctonia la Sardegna.

RegolamentoUEn.1143/2014

  • Al punto 1) della sua introduzione recita: “La comparsa di specie esotiche, che siano animali, vegetali, funghi o microrganismi, in nuovi luoghi, non è sempre fonte di preocupazione.Tuttavialespecieesotiche,seraggiungonounnumeroconsiderevole, possono diventare invasive ” al Giglio i mufloni non sono un numero considerevole.
  • Al punto 25) recita: “E’opportunoprendereinconsiderazionemetodinon letali

l’ammazzamento è letale.

  • Al punto 29) recita: “Ladirettiva2003/35/CEdelParlamentoedelConsigliohaistituitoun quadro per la consultazione pubblica nelle decisioni relative all’ambiente. All’atto di definire come intervenire sul fronte delle specie esotiche invasive, una partecipazione efficacedel pubblico dovrebbe,da un lato, consentirechevengano espressi punti di vista e preoccupazioni che possono utilmente influire sulle decisioni e, dall’altro, consentire ai responsabili di tener conto di tali rilievi. ” confronto che non è avvenuto anzi, i gigliesi,

con la raccolta di circa 20.000 firme https://savegiglio.org/ vogliono che i mufloni restino sull’isola.

  • All’art. 3 comma 2 definisce specie esotica invasiva: “unaspecieesoticapercuisièrilevato chel’introduzioneoladiffusioneminaccialabiodiversitàeiserviziecosistemicicollegati,o ha effetti negativi su di essi”.
  • All’art 3 comma 3 definisce “specieesoticainvasivadirilevanzaunionaleunaspecie esotica invasiva i cui effetti negativi sono considerati tali da richiedere un intervento concertato a livello di Unione…

• All’art. 3 comma 4 definisce “specie esotica invasiva di rilevanza nazionale una specie esoticainvasiva,diversadaunaspecieesoticainvasivadirilevanzaunionale,dellaquale uno Stato membro in base a prove scientifiche considera significativi per il proprio territorio o per una sua parte , gli effetti negativi del rilascio e della diffusione………” Art. 3 comma 5 “«biodiversità»: la variabilità degli organismi viventi, di qualunque origine,inclusigliecosistemiterrestri,marinieglialtriecosistemiacquaticieicomplessi ecologici dei quali fanno parte; comprende la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi”. Art. 3 comma 13 definisce eradicazione: “l’eliminazionecompletaepermanentedella popolazione di una specie esotica invasiva tramite mezzi letali o non letali“. (Stesso concetto vale per il contenimento, il controllo demografico e la gestione) Art. 4 comma 3c “inbasealleprovescientifichedisponibili,produrrannoprobabilmenteun effetto negativo significativo sulla biodiversità o sui servizi ecosistemici collegati e potrebbero inoltre generare conseguenze negative sulla salute umana o l’economia”. Produrranno, potrebbero: futuro, condizionale. Articolo 12 Specie esotiche invasive di rilevanza nazionale.

Comma 1. “CiascunoStatomembropuòistituireunelenconazionaledellespecieesotiche invasive di rilevanza nazionale. A tali specie esotiche invasive gli Stati membri possono applicare, se del caso e nel loro territorio, misure come quelle previste dagli articoli 7, 8, da 13 a 17, 19 e 20….”

  • Art. 18 Deroghe all’obbligo di eradicazione rapida – In particolare:

Comma 1b) “daun’analisicosti/beneficibasatasuidatiadisposizioneemergecon ragionevole certezza che i costi saranno, nel lungo periodo, estremamente alti e sproporzionati rispetto ai benefici dell’eradicazione”;

Comma 1c) “nonsonodisponibilimetodidieradicazioneoppuresonodisponibilima producono effetti negativi molto gravi sulla salute umana, sull’ambiente o su altre

specie …”.La dispersione del piombo nell’ambiente – vedi conferenza di Quito nella quale gli stati si sono impegnati a eliminare il piombo a livello globale dall’ambiente entro il 2017.

  • Art. 26 Partecipazione del pubblico

GliStatimembri,nell’elaborareipianid’azioneinconformitàdell’articolo13delpresente regolamento e le misure di gestione predisposte in conformità dell’articolo 19 dello stesso, provvedono affinché al pubblico siano offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipare alla loro preparazione, alla loro modifica o al loro riesame mediante le modalità già stabilite dagli Stati membri a norma dell’articolo 2, paragrafo 3, secondo comma, della direttiva 2003/3”. Partecipazione non richiesta.

Decreto19gennaio2015delMinistero dell’Ambiente

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/02/07/15A00691/sg

  • L’art. 2.2 recita: “Lo statusdi parautoctonia non esclude la possibilità di attuare interventi di controllo o eradicazione locale di tali specie e popolazioni, in particolareinambientiinsularidovetaliinterventipossonodeterminarerisultati positivi per la conservazione della diversità biologica originaria. Gli eventuali interventi di controllo delle specie parautoctone andranno condotti ai sensi dell’art. 19 della legge 157/92″. Ovvero con metodi ecologici.

Leggesullacaccia157/92

• L’art. 2 comma 2bis recita “Nelcasodellespeciealloctone,conesclusionedelle specie da individuare con decreto del Ministero del’Ambiente e….la gestione di cui all’art. 1 comma 3 è finalizzata all’eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni.” L’art. 19 comma 2 “ Leregioniperlamiglioregestionedelpatrimonio

zootecnico, per……provvedono al controllo elle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticatodinormamediantel’utilizzodimetodiecologicisupareredell’ISPRA.”

Conclusioni

Vedere un muflone al Giglio è un evento molto raro e….fortunato.

Il muflone è un animale che fa parte della Natura dell’Arcipelago Toscano, del suo paesaggio, ne rappresenta l’anima più arcaica. E’ una creatura incredibilmente espressiva, bella, maestosa, pacifica, che suscita ammirazione e rispetto, anche nei più piccoli. Va in tutti i modi difeso e protetto da questa spietata eradicazione a base di piombo del tutto inammissibile in un Parco Nazionale, sia dal punto di vista ecologico, sia sul piano etico. Vogliamo vedere un Parco Nazionale portatore di vita e non di sangue e di morte

Secondo le parole di studiosi e scienziati, mentalmente liberi e in piena coscienza: “L’azionedi un ParcoNazionalechepretendediattuarelaconservazionedellaNaturaacolpidipiomboeveleni, va assolutamente contrastata”.

Domandefinalidall’isoladi Utopia

Quand’è che considereremo il Pianeta Terra, nostra madre, nostra culla, nostra casa? Quand’è che rifiuteremo l’arrogante idea di essere i padroni del Pianeta e della vita altrui? Quand’è che ascolteremo la sofferenza degli esseri ultimi fra gli ultimi?

Quand’è che daremo voce e azione alle parole degli umani più evoluti, empatici, geniali? Quand’è che accetteremo di essere anelli della stessa catena della vita?

Quand’è che l’effettofarfallaentrerà a far parte della nostra consapevolezza? Quand’è che non faremo pagare gli altri per i nostri peccati?

Firenze, 20 settembre 2022

Mariangela Corrieri Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze info@gabbievuote.itwww.gabbievuote.it Tel.3667275515 – 3394934414 Donaciil5×1000Cod.Fisc.94235440487ciaiuteraiadifenderegli animali.
Membro del CAART Coordinamento Associazioni Animaliste Regione Toscana
Membro FIADAA Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente
“Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto” Leonardo Da Vinci